30 settembre 2017

IL PD DI OSTIA PEGGIO DELL'UOMO MASCHERATO: IL CASO GASBARRA

Flavio Vocaturo
Per archiviare Mafia Capitale (5 anni per corruzione a Tassone) il PD porta ad Ostia un condannato e un porta borse di Enrico Gasbarra. Ricordiamo che fu proprio Gasbarra a volere (e difendere) Tassone ad Ostia, come nel caso della disastrosa iniziativa della pedonalizzazione del lungomare (costata a Tassone un altro rinvio a giudizio). Il condannato è Athos De Luca, proposto come presidente,  condannato a giugno 2017 a 8 mesi per danneggiamento (fatti del luglio 2012 quando era consigliere comunale). Il cartellone segato era, secondo gli inquirenti, «regolarmente autorizzato con concessione amministrativa 2088 del 1987».Ma De Luca se ne è fregato. Se ne è fregata pure l'area PD vicina a Gasbarra di riproporre in lista, tra i candidati consiglieri, Flavio Vocaturo nome sconosciuto ai più. Presidente dell'Associazione Culturale "Le Aquile" prese 5.000 euro da Salvatore Buzzi per sostenere Gasbarra alle europee, come si legge negli atti di Mafia Capitale. "Tassone è nostro, è solo nostro, non c'è maggioranza e opposizione, è mio'' diceva Buzzi. Buzzi e i suoi parlano infatti anche dell'europarlamentare del PD Enrico Gasbarra: «Noi devi capì, noi il nostro mondo è Gasbarra» diceva Buzzi e ricordava l'importanza di far votare Gasbarra, candidato alle europee. Continuava Claudio Caldarelli: «Noi nell'ambito de ste cose...nell'ambito di questa monnezza, i voti già semo arrivati a 43 mila euro, eh, Tassone 30, 10 Alemanno 40..Europee adesso?» E Buzzi replica: «e questi i 3 e 5 (3500 euro, ndr)..questo se chiama D'Ausilio.. perché noi pagamo tutti come vedi». Dalla segreteria di Gasbarra è arrivata una secca smentita: «Gasbarra non conosce né Buzzi né Carminati e non ha mai preso un euro». A sua volta Gasbarra è stato smentito dal difensore di Tassone, Antonio Palma. Un documento esibito durante il processo dimostra come il 13 maggio del 2014 Buzzi fa un bonifico all’associazione culturale Le Aquile. Si archivia così Mafia Capitale signor De Luca?

14 agosto 2017

UCCISA L'ORSA KJ2: FACEVA TROPPI 'DANNI'

KJ2 era figlia di Kirka e Joze. Kirka era una femmina di tre anni catturata nel 1999 nelle riserve di caccia della Slovenia meridionale (Riserva di Medved-Kocevje) e liberata nel Parco Naturale Adamello Brenta (PNAB) il 30 maggio dello stesso anno. Era il secondo orso, dopo il maschio Masun, ad avviare il progetto Life Ursus, promosso dal PNAB e condotto in stretta collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (oggi ISPRA). Il nome di Kirka fu preso dal vicino fiume presso cui fu catturata. Joze, un maschio di 140 kg, fu il quarto orso a ripopolare il PNAB il 22 maggio del 2000.
KJ2 è nata in Trentino i primi di marzo del 2002 e solo il 24 marzo fu avvistata con la madre Kirka e la sorella KJ1 a spasso. Il suo nome riprendeva le iniziali dei genitori. Tra cucciolate e danni (?) fatti all'attività dell'uomo, con conseguenti pagamenti risarcitori, KJ2 ha trovato un'assurda morte il 12 agosto del 2017. È costata soldi per monitorarla e pagarne i danni, ha contribuito al turismo del PNAB ma quando ha superato la soglia delle spese 'sostenibili' è stata abbattuta. Non c'è alcuna scusa, non c'è alcuna sicurezza umana: costava troppo per i danni. Un animale selvatico è libero. Ora KJ2 lo è per sempre.



Due aggressioni: una nel 2015, l'altra lo scorso 22 luglio. In entrambi i casi aveva morso, non uccidendo e scappando, forse perchè infastidita. Giustiziata nell’area del Bondone, la montagna che sovrasta la città di Trento. In Italia non c'è la pena di morte neppure per chi commette le stragi o per un pluriomicida. Un'orsa non può invece permettersi di fare l'animale selvatico. Bisogna garantire l'incolumità dei turisti curiosi che portano i soldi in Trentino per vedere le orse come KJ2.

3 agosto 2017

MALAGÒ IN ANTIMAFIA: ANESTESIA, STADIO DEL LA ROMA E LE RISATE DELLA BINDI

Nel filmato, un bel siparietto tra Rosy Bindi, Giovanni Malagò e Sbrodolo in arte Stefano Esposito. Tema le Olimpiadi mancate di Roma.

video
Il poco istituzionale teatrino si è svolto il 2 agosto 2017 alle ore 14 durante la Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi che aveva convocato Giovanni Malagò (presidente del Coni) per discutere sulle infiltrazioni criminali (anche mafiose) dentro le società di calcio (tipo Juventus e Latina). Invece si è parlato di sicurezza in maniera imbarazzante concentrando in pratica il problema sulla proprietà degli stadi e schierandosi apertamente a favore del nuovo Stadio della Roma. 1 ora e 24 minuti di spreco di denaro pubblico con Malagò che si dichiara costretto a leggere una relazione, per non dimenticarne il contenuto, in quanto sotto anestesia avendo subito un piccolo intervento (???) in mattinata. Vista l'inutilità della relazione ci domandiamo: l'ha scritta prima dell'intervento sotto sostanze allucinogene o dopo sotto sostanze anestetizzanti? Non è stato sottoposto all'antidoping ma si è sistemato i capelli fluenti almeno 504 volte, 6 volte al minuto. Cronometrati. Meno male che la Raggi non ha voluto le Olimpiadi perchè con Malagò le risate se le sarebbe fatte il mondo e non la Bindi.

25 luglio 2017

A OSTIA E A ROMA RIMANE SOLO L'ANTIMAFIA DEL PD

Per il Tribunale, dalle indagini fino ad oggi svolte, la mafia a Roma non c'è. Per il PD, che si sostituisce ai giudici e che si autodefinisce "l'antimafia", invece si. Questa forma di arrogante interpretazione di legalità espressa dal PD trova soprattutto applicazione ad Ostia dove il presidente del X Municipio, Andrea Tassone è stato condannato in primo grado a 5 anni di reclusione nel processo di 'Mafia Capitale'. Dire che ad Ostia e a Roma c'è la mafia significa dunque per il PD lavarsi le mani dalla propria responsabilità politica di governo, dare la colpa a un nemico esterno (la mafia) e dimenticare di aver alimentato (con una sfrenata corruzione interna al partito) la criminalità organizzata.
In questo contesto si inserisce la vicenda del magistrato Guglielmo Muntoni, presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma e che ha in mano, come giudice delegato, tutti quei sequestri di Ostia avvenuti, secondo il PD, per reati di mafia ma che derivano invece da reati di bancarotta fraudolenta come il porto di Ostia ed alcuni stabilimenti balneari e ristoranti annessi (solo lo stabilimento Village, in mano ai Fasciani, fa eccezione). Di Guglielmo Muntoni ne abbiamo già parlato nel silenzio generale Infatti proprio in questi giorni la Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura  ha avviato un procedimento nei suoi confronti . La prima udienza si è svolta il 22 giugno 2017 ed il 25 luglio si è deciso di rinviare il procedimento al  17 novembre 2017 "al fine di assicurare una decisione contestuale tra il presente procedimento e quelli pendenti a carico della dottoressa Saguto e del dottor Virga".Guglielmo Muntoni, è accusato di aver usato il suo ruolo per far ottenere di fronte "all'insistenza" della collega Silvana Saguto (presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo), finita poi sotto inchiesta a Caltanissetta, incarichi professionali al marito, l'ingegnere Lorenzo Caramma. Uno scandalo che ha origine già nel 2015: "magistrati antimafia che rubano i soldi della mafia". Sull'innocenza di Muntoni ha sollevato i suoi dubbi Mario Fresa, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, "Muntoni non stava su Marte, i giornali li leggeva. La sua amica Saguto era al centro di uno scandalo senza pari già venuto alla luce due anni fa. Noi siamo magistrati e sappiamo prendere le distanze da un amico in difficoltà. Il rapporto tra la Saguto e Muntoni è ben noto da numerose intercettazioni:, un rapporto finalizzato a condotte illecite".
Il presidente della Sezione Disciplinare del CSM è Giovanni Legnini, da sempre nel PD, con incarichi nel Governo Renzi e Letta. Legnini e il collegio da lui presieduto non ha ritenuto necessario sospendere dall'attività Muntoni. Questo avviene in un momento delicato per Ostia, cioè quello che precede la scelta del Governo di mandare o no in autunno il Municipio X al voto dopo la fine del commissariamento per mafia. Muntoni dunque, accusato di fare affari sui beni della mafia pur rappresentando lo Stato, viene mantenuto ad amministrare ad Ostia i beni sequestrati alla mafia (come sostiene il PD). Nel frattempo Muntoni, che si professa innocente, va in giro a parlare di mafia, incurante della delicata questione che lo riguarda. Insomma mentre Muntoni deve ancora chiarire se con l'antimafia dei sequestri ha fatto gli affari o no, si accompagna con altri due personaggi (ben noti ad Ostia) come la giornalista di Repubblica, Federica Angeli, che inneggiava Tassone e che ancora  lo difende dopo la condanna, e il magistrato Alfonso Sabella che nulla ha visto delle malefatte di Tassone e che è stato di fatto lui (non Tassone) commissariato per mafia. Sabella addirittura ha tardato, dopo la fallimentare esperienza con Marino come Assessore alla Legalità, a rientrare in magistratura cercando invece di ottenere un nuovo incarico politico con il PD, prima con Giachetti, durante la candidatura a sindaco di Roma,  poi con Renzi al Governo una volta sconfitto Giachetti.
Una situazione che di legale ha veramente poco.


L'evento in locandina, iniziato con mezz'ora di ritardo, ha visto la partecipazione di non più di 30 persone.

18 giugno 2017

OSTIA. CHI È IL GIUDICE GUGLIELMO MUNTONI

Si chiama Guglielmo Muntoni e ricopre dal 9 ottobre 2013 la carica di Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale Ordinario di Roma (Terza Sezione Penale, dove in pratica si gestiscono i beni sequestrati).
Dal Salaria Sport Village all'attuale Porto Turistico di Ostia, fino allo stabilimento Village, Muntoni si è interessato dei maggiori casi a Roma e della nomina degli Amministratori Giudiziari dei beni sequestrati.

Nel 2015 però Muntoni è stato coinvolto nello scandalo di Palermo legato a Silvana Saguto,  "l'ex presidente del Tribunale delle misure di prevenzione di Palermo, indagata per corruzione e abuso d'ufficio dalla procura di Caltanissetta con il suo amministratore giudiziario preferito, Gaetano Cappellano Seminara, che gestiva patrimoni confiscati alla mafia per milioni di euro".
Il nome di Muntoni spunta più volte nelle intercettazioni della Guardia di Finanza.
"Promette alla Saguto di trovare una «sistemazione» al marito, Lorenzo Caramma, che si era dovuto dimettere da alcuni incarichi dopo le polemiche sulla gestione della moglie. Muntoni assicura alla Saguto che troverà lavoro al marito a Roma, affidandogli incarichi su beni confiscati a "Mafia capitale" (le società del Cara di Mineo) e all'imprenditore messinese Mollica : «I miei sono precettati a cercare qualcosa che vada bene per un ingegnere bravo di Palermo» e le chiede: «Tuo marito sarebbe disposto a trasferirsi qui per un po'?». Tanto che la giudice, contenta, confida a un collega che «Muntoni ha dato un incarico a Cappellano apposta per far lavorare mio marito »".

Eugenio Albamonte, attuale presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM), ha firmato l'11 giugno l'espulsione della Saguto dall'ANM come già deliberato dal collegio dei probiviri. Per la Saguto la Procura nissena ha richiesto inoltre il rinvio a giudizio ed il 22 giugno ci sarà l'udienza preliminare davanti al GUP: corruzione, concussione, truffa aggravata e riciclaggio i reati scaturiti dalle indagini.
Il caso Muntoni (non indagato) si è invece risolto con l'archiviazione davanti al Consiglio Superiore della Magistratura perchè, secondo l'istruttoria svolta a Palazzo dei Marescialli (a Roma), Muntoni "si limitò a dare un consiglio su richiesta dei suoi colleghi a cui spettava la scelta". Ecco perchè Muntoni non è stato mai trasferito da Roma.

Se dunque l'attacco ai beni della criminalità è l'arma migliore in mano alla Giustizia, oggi come oggi Muntoni è l'uomo più forte ad Ostia. Dall'Hakuna Matata al Plinius, dal Village ad Aneme e Core, fino al Porto, Muntoni ha in mano mezza economia del litorale romano.

5 giugno 2017

STEFANO ESPOSITO 'TAPPO' ABUSIVO

Si chiama Sbrodolo ma al Senato è stato eletto con il nome d'arte di Stefano Esposito nelle file del PD. La moglie si chiama Rachele Venco  e ne abbiamo già parlato in un'altra occasione. Questa foto è del 2016 quando Sbrodolo a Ostia inveiva contro i venditori abusivi. Non tutti: quelli che gli vendono bottigliette di vetro per strada vanno bene. Anche pagarli senza scontrino. In fondo in fondo Sbrodolo non è poi così 'legale'...

4 giugno 2017

MATTARELLA E BOLDRINI NON APPLAUDONO LA FOLGORE CHE CI COSTA 17 MILIONI IN LIBIA

Sergio Mattarella (presidente della Repubblica) e Laura Boldrini (presidente della Camera dei Deputati) ignorano i paracadutisti della Brigata Folgore durante la parata del 2 giugno ma li usano in Libia per una missione umanitaria. L'articolo 9 del decreto 193/2016 autorizza fino al 31 dicembre 2016 per un importo di euro 17.388.000 il finanziamento della partecipazione di personale militare all'operazione di supporto sanitario in Libia (Operazione Ippocrate).

L'Operazione Ippocrate, avviata a metà settembre 2016), risponde alle richieste rivolte al nostro Paese dal governo di al-Sarraj, in coerenza con la risoluzione delle Nazioni Unite n. 2259 del 2015 e con la linea, peraltro sempre tenuta dall'Italia, di sostegno al governo libico legittimo e di impegno umanitario, che si è già concretizzato con l'invio di farmaci e supporti sanitari.
Nel dettaglio, si tratta dello schieramento, presso l'aeroporto di Misurata, di una struttura ospedaliera da campo completa di personale medico e infermieristico, comprensiva della necessaria protezione e supporto logistico, per un totale di circa trecento unità (65 medici e infermieri, 135 unità per la funzione di supporto logistico generale e 100 unità come force protection, questi tutti della Brigata Folgore).

A questo punto dietro il comportamento di Mattarella e della Boldrini si nasconde il sospetto di un danno erariale. Se la Folgore non viene riconosciuta dalle massime cariche dello Stato, perché viene impiegata all'estero in delicate e prestigiose ma costose missioni umanitarie? La Folgore, per Mattarella e Boldrini, ha commesso azioni delittuose tali da far negare ai suoi uomini il saluto istituzionale? Se così fosse i 17 milioni di euro spesi in Libia come li stiamo spendendo?

Le cose sono due. O gli uomini della Folgore, per proprie azioni delittuose, stanno provocando un danno all'immagine dello Stato, o Mattarella e la Boldrini (lo Stato) hanno provocato con il loro irresponsabile comportamento una grave perdita di prestigio della Folgore. In entrambi i casi chi ci rimette, in ambito internazionale, è sempre l'Italia (che non è lo Stato e tantomeno il suo Governo).