28 marzo 2017

OSTIA, MAFIA CAPITALE: DAVANTI A BUZZI CROLLA LA DIFESA DI TASSONE (PD)

Screditare la principale 'fonte' dell"informativa dei Carabinieri del ROS che ha portato all'arresto di Andrea Tassone (PD) nell'inchiesta 'Mafia Capitale'. Salvatore Buzzi va bene come accusatore solo se non parla del PD. Questa la linea seguita dall'avvocato difensore di Tassone, Antonio Ugo Palma, aiutato dalle esternazioni sui media e i social network di Matteo Orfini (presidente uscente del PD), Stefano Esposito (senatore PD, ex commissario del PD di Ostia) e da Repubblica tramite la sua giornalista di giudiziaria, Federica Angeli. Almeno fino al controesame di Buzzi andato in onda il 27 marzo 2017, qui riportato. Mafia Capitale è un processo di mafia e Buzzi sta sempre più ricoprendo il ruolo del pentito, più o meno creduto dalla Procura. Certo è che Buzzi conferma con certosina precisione i capi di accusa della Procura rivolti a Tassone. Smontare Buzzi significa smontare la Procura e i Carabinieri. Imbarazzante l'uso da parte di Palma come 'testimoni' di tre personaggi coinvolti nell'era Tassone: Alfonso Sabella (la cui breve esperienza a Ostia è stata commissariata per mafia), Andrea Storri (coordinatore PD di Ostia, coordinatore della campagna elettorale di Tassone, assessore al bilancio nella giunta Tassone) e Claudio Saccotelli (direttore del municipio di Ostia con Tassone e oggi coinvolto in procedimenti penali). Il ridicolo lo ha però raggiunto Federica Angeli che addirittura ha definto Tassone "la miglior amministrazione mai vista" mettendoci "la mano sul fuoco". Avvocato Palma, chiami anche lei come testimone.



24 marzo 2017

OSTIA, MAFIA CAPITALE: LE BUGIE DI TASSONE (PD) SU BUZZI

Era il 3 dicembre 2014 e Andrea Tassone (PD, ex presidente del Municipio X) affermava da Bologna due falsità:

"Intendo sottolineare che non risulto né tra i 37 arrestati né tra i cento indagati dell’inchiesta ‘Mondo di mezzo’ condotta ieri dai carabinieri del Ros su disposizione della Procura di Roma"

"Riguardo a questo Buzzi, no, non so chi sia. La ’29 giugno’ ha svolto dei lavori nel municipio X ma è una cooperativa grande, che ha svolto interventi in tutto il comune di Roma. Il procuratore Pignatone è a conoscenza di tutto: io, ripeto, non ho niente da temere"

Il 4 giugno 2015 a Tassone sono stati dati gli arresti domiciliari, come misura cautelare, anche se il Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ne aveva firmato l'arresto in carcere il 18 marzo 2015, lo stesso giorno in cui Tassone si è 'salvato' dimettendosi durante una imbarazzante conferenza stampa tenuta con Matteo Orfini e Stefano Esposito al Nazareno.
Tassone dal 6 dicembre 2013 aveva già contatti con Buzzi con cui si era visto molte volte, come dimostra p.es. la foto del 15 maggio 2014 qui allegata o quella presso il  ristorante Il Pescatore presso il Borghetto dei Pescatori (Ostia) in data 10 maggio 2014.
Insomma, bugie belle e buone: bugia i rapporti di Tassone con Pignatone ma soprattutto bugia il fatto che Tassone al 3 dicembre 2014 non conoscesse Buzzi.

A conferma di tutto ciò l'audio estrapolato dalla registrazione integrale dell'udienza di giovedì 16 marzo 2017 di Salvatore Buzzi che ha confermato per filo e per segno l'informativa dei Carabinieri del ROS presa in considerazione dalla Procura di Roma per l'arresto di Tassone. 30 minuti imbarazzanti e di infamia amministrativa.

Eppure c'è stata ad Ostia una giornalista, Federica Angeli di Repubblica, che ha difeso fino in fondo l'operato di Tassone, da lei definito "la miglior amministrazione mai vista".
Federica Angeli, premiata da Tassone l'8 marzo 2014, lo ha p.es. definito il 19 giugno 2014 "grande, forte, pulito... sempre a fianco di chi si batte per il bene di un quartiere per troppo tempo abituato a favoritismi e mafiosità" oppure il 19 dicembre 2014 quando, con evidente intento di depistare le indagini, sosteneva "Su Andrea Tassone metto io la mano sul fuoco. E' di un'onestà intellettuale imbarazzante. Se ci fossero stati gravi indizi di colpevolezza contro Tassone, Pignatone lo avrebbe indagato. Non l'ha fatto. Perché Tassone è uno che la mafia la combatte davvero. E siccome io le carte le ho lette e la giudiziaria la faccio da venti anni so di cosa parlo. Andrea Tassone è pulito".
E invece a Tassone lo hanno arrestato e ora su di lui 'canta' pure Buzzi che sempre la Angeli cerca di screditare non capendo che quanto dice Buzzi è quanto riportato nelle carte della Procura.
Domanda: ma la Angeli, le carte. saprà veramente 'leggerle' visto che dopo l'arresto di Tassone, in data 24 marzo 2015, ritrattò miseramente tutto (1)?


(1) il post su facebook è stato rimosso da Federica Angeli ma ne rimane evidenza in questo articolo: http://ostia.romatoday.it/ostia-x-municipio-elezioni-2016.html

12 febbraio 2017

FEDERICO CAPURSO GIORNALISTA DELL'ANNO

Venerdì 3 febbraio 2017 ore 15:45-18:45 sala Consiglio del Municipio VIII (via Benedetto Croce 50). Non si parla nè dello Stadio della Roma nè della sindaca Virginia Raggi ma di "autorecupero degli immobili abbandonati". Un evento promosso dal portavoce M5S dell'VIII Municipio, Massimiliano Morosini. C'è anche Paolo Berdini.
Il giorno 8 febbraio il giornalista Federico Capurso dice in tv: "Non conoscevo Berdini, era la prima volta. L'ho atteso fuori dall'evento. Sapeva da subito che ero un giornalista perchè mi sono presentato come richiede il Codice Deontologico" ( http://www.dailymotion.com/video/x5b0f7m). Si riferisce alle frasi di Berdini sulla Raggi ma non conferma subito di avere una registrazione. La registrazione esce fuori il giorno stesso dopo la smentita di Berdini e un'altra ancora il giorno 11. Sei minuti di registrazione nascosta nella quale (sempre secondo Capurso) Berdini sarebbe stato a conoscenza della professione di Capurso sin dai primi minuti. Addirittura avrebbe autorizzato (dopo un minuto) Capurso a scrivere che la Raggi e Romeo sono  amanti. Ma in forma anonima.
Capurso invece (5 giorni dopo la registrazione nascosta) tira fuori tutto rivelando la fonte e contravvenendo al Codice Deontologico, art.9 lett. e). Accade lo stesso giorno in cui Romeo viene ascoltato in Procura. Strana coincidenza ma di elevato sincronismo. Inoltre all'interrogatorio di Romeo è presente il capo della Squadra Mobile di Roma così come l'interrogatorio della Raggi si è tenuto presso la Direzione Anti Crimine il cui direttore è quel Vittorio Rizzi (nipote di Parisi) molto vicino al Governo Renzi.
Tornando alla prima registrazione, Capurso afferma di essere un 'precario' giornalista solo dopo 3 minuti di registrazione montata ad arte in cui si parla (nell'ordine) di: indagine dell'Espresso, relazione amorosa Raggi/Romeo, il parere di Berdini sulla Raggi e l'inchiesta giudiziaria. Berdini afferma di non aver mai concesso l'intervista. Sarebbe dunque opportuno render pubblica la registrazione integrale e soprattutto spiegare come è avvenuta cioè sapere chi l'ha registrata. Infatti risulta disturbata ed incomprensibile in alcuni tratti, cosa strana per chi registra a così vicina distanza.
La domanda è: il registratore lo aveva Capurso o è una intercettazione ambientale di qualcuno nei pressi?
Capurso è giornalista pubblicista da fine marzo 2016, praticamente uno sconosciuto tanto da non risultare ancora nell'ultima lista dell'ordine dei giornalisti nazionale. Eppure deve avere un grande carisma per esser stato privilegiato da Berdini, che non rilascia interviste da sempre, rispetto a più blasonati colleghi. Tipo Mattia Feltri.

4 febbraio 2017

SGARBO ISTITUZIONALE ALLA RAGGI. I 770.564 ROMANI CHIEDONO RISPETTO ALLA STAMPA, ALLA POLIZIA E ALLA PROCURA.

Caso Sindaca di Roma, dalla Polizia alla polizza. Proviamo a fare un po' di chiarezza su una schifezza epocale messa in scena da tutti i poteri forti di Roma.

Tutto inizia con il caso Raineri, il magistrato voluto dalla Sindaca di Roma come capo gabinetto e poi rimosso dall'incarico su parere dell'ANAC. A inizio settembre 2016, appena dopo le successive dimissioni della Raineri, viene presentato in Procura un primo esposto da Fratelli d'Italia, nel quale la Procura intravede, senza indagati, il reato di abuso d'ufficio e falso ideologico nelle nomine dei collaboratori della Sindaca di Roma. Negli stessi giorni, è proprio la Raineri a presentare un secondo memoriale in Procura con accuse pesanti:
- "... da subito, mi sono scontrata con la sindaca sulla procedura di nomina di Romeo, da me ritenuta assolutamente illegittima."
- "... Marra mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi 4 figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata, e di avere rinunciato alla scorta personale nonostante anch’egli a rischio di incolumità... ufficiali della Gdf mi segnalarono l’inopportunità di trattenere Marra come vice nel Gabinetto..."

Il 14 dicembre arriva la Squadra Mobile in Campidoglio nella veste di Polizia Giudiziaria per acquisire una serie di documenti finalizzati soprattutto a chiarire la nomina di Romeo. Il 16 dicembre Marra viene arrestato per corruzione, una misura cautelare applicata per evitare che potesse reiterare il reato. Le indagini sono condotte dal pm Francesco Dall'Olio e dall'aggiunto Paolo Ielo che nei tre mesi intercorsi hanno ascoltato molte persone. La stampa in tre mesi ha accusato e 'condannato' la Sindaca di Roma in più occasioni mediante una macchina del fango guidata da Repubblica, molto vicina agli ambienti di Magistratura Democratica della Procura. Tutto accade dopo la bocciatura della candidatura alle Olimpiadi (21/09/2016), dopo l'esito del referendum (04/12/2016) e dopo il più volte pre-annuncaito no allo Stadio della Roma. In questo periodo i giornali e le tv accedono a documenti tenuti segreti dalla Procura, forniscono la data di un inesistente avviso di garanzia alla Sindaca di Roma, ingannano la fede pubblica con false informazioni sul codice di procedura penale.

Da parte  della Procura vengono condotte le indagini nei confronti di Romeo, che non è indagato, accedendo in maniera discutibile ai suoi dati patrimoniali e violando in maniera sistematica la privacy di altre persone a lui vicine, al limite di quanto consentito dal codice di procedura penale. La Procura ha infatti individuato, sulla base degli esposti, solo un'ipotesi di reato e aperto un fascicolo contro ignoti in cerca  dei 'colpevoli'. In pratica ha però iniziato a prendere informazioni su Romeo che, se avesse chiesto al Casellario Giudiziale il proprio certificato ex art.335 cpp, non avrebbe trovato nulla a suo carico. Tutto quanto questo è prassi ma è illegittimo e già più volte si è espressa la Cassazione rilevando una negazione del diritto di difesa nei casi in cui la Procura finge di non sapere su chi deve indagare.
Complice di tutto ciò la Squadra Mobile di Roma, cioè l'organo che per conto della Polizia di Stato svolge i compiti di Polizia Giudiziaria. La Procura non ha delegato per le indagini i Carabinieri o la Guardia di Finanza (come è stato per Mafia Capitale) ma la Polizia di Stato, che risponde al Ministro degli Interni, di solito impegnata in ambito 'criminale' e non amministrativo. Una Polizia di Stato che più correttamente in questo periodo si dovrebbe chiamare Polizia di Governo, un Governo PD ancora guidato dal vendicativo Renzi, la cui leadership è stata demolita dal M5S col doppio colpo Roma-Referendum.

Il 24 gennaio 2017 è la Sindaca di Roma a dichiare di aver ricevuto un 'invito a comparire' (art.375 cpp). Tale invito viene rivolto non solo nei casi in cui il pm voglia procedere ad interrogatorio della persona sottoposta ad indagine, ma anche quando vuole confrontarsi su dei fatti di solito descritti nell'invito. La Sindaca di Roma non ha mai ricevuto un 'avviso di garanzia' (art.369 cpp), come hanno sostenuto i giornali.
Il 2 febbraio nella sede dello SCO (Servizio Centrale Operativo) sulla via Tuscolana, davanti agli ex studi di Cinecittà, si è tenuto l'incontro della Sindaca di Roma con i pm. In quella sede la Sindaca di Roma è venuta a conoscenza della presenza delle ormai famose polizze contratte da Romeo in cui lei risulta come beneficiaria in caso di morte di Romeo. In realtà l'Espresso in esclusiva, a firma di Emiliano Fittipaldi, aveva già pubblicato un articolo con la grave affermazione/insinuazione che la polizza fosse il ringraziamento di Romeo alla Sindaca di Roma per averlo promosso tripicandogli lo stipendio. Sarà la stessa Procura (il 3 febbraio) a ribadire che non c'è alcuna ipotesi di reato collegata alle polizze così come non c'è alcun dubbio sulla provenienza lecita dei soldi con cui sono state contratte le polizze da Romeo. Dunque, un bluff mediatico.
La Procura infine ha confermato le ipotesi di reato di abuso d'ufficio e falso ideologico, atti dovuti davanti a un esposto presentato dal magistrato Raineri.

Paolo Ielo e Francesco Dall'Olio, i due PM, sono stati scelti dal capo procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, per le indagini che riguardano i reati contro la Pubblica Amministrazione. Non erano però presenti quel 26 dicembre 2016 quando il Ministro dello Sport, Luca Lotti (PD, braccio destro di Renzi), ha voluto chiarire la sua posizione all'interno dello scandalo Consip in cui risulta indagato (il più grande appalto d’Europa: 2,7 miliardi di euro). A ricevere Lotti, con grande 'garbo istituzionale' e in località tenuta segreta ai giornalisti meno che a Repubblica, è stato il PM Mario Palazzi, coordinatore romano di Magistratura Democratica, cioè l'associazione dei magistrati definiti le "Toghe Rosse". Paolo Ielo è pm anche in Mafia Capitale e proviene da Milano dove ha seguito i processi di Mani Pulite. Analoga grande esperienza ce l'ha il pm Francesco Dall'Olio. Dunque non è chiara l'intromissione di Palazzi nel caso di Lotti.

Infine, un dettaglio tecnico sulle polizze. La Sindaca di Roma, come qualsiasi beneficiario, non ha alcun vantaggio immediato da tali polizze e ogni fantasia a riguardo lascia il tempo che trova, come la versione piena di inesattezze rilasciata da un ex grillino usato come 'pentito' sulle pagine di Repubblica. Tali polizze (emesse da Intesa San Paolo - Vita) sono prodotti di investimento con capitale garantito, non sequestrabile, non pignorabile, fuori dall'asse ereditario, per le quali non è previsto alcun coinvolgimento del beneficiario all'atto della stipula. Dunque fare il processo alle intenzioni e cioè che alla scadenza di una di queste (nel 2019, valore: 3.000 euro) la Sindaca di Roma sarebbe stata 'premiata' da Romeo è una schifezza mai vista in pieno contrasto con il codice deontologico dei giornalisti (nessun intervento da parte dell'ordine nazionale guidato da Enzo Iacopino il cui mandato scaduto da un anno è stato prorogato ben due volte).

Restano aperte alcune domande.
Perchè si è violata la privacy della Sindaca di Roma nelle indagini su Romeo che, tra le altre cose, non prevedono alcun reato per quelle polizze? Perché l'audizione della Sindaca di Roma è stata condotta nella sede dello SCO, "il servizio della Direzione centrale anticrimine che coordina l'attività investigativa sulla criminalità organizzata" e non normalmente in Procura? Perché l'Espresso sapeva delle polizze prima della Sindaca di Roma? Ma soprattutto perchè il pool della Procura per i reati contro la pubblica amministrazione non ha riservato alla Sindaca di Roma lo stesso 'garbo istituzionale' riservato al Ministro Lotti? I giornalisti non erano stati informati dell'interrogatorio di Lotti mentre hanno atteso l Sindaca di Roma per ore sulla Tuscolana, pronti alla gogna mediatica, tanto che un giornalista di Repubblica ha scritto: "Di fronte la Direzione Centrale Anticrimine, con un sorriso da fatina, evita risposte".

La Sindaca di Roma è stato eletta da 770.564 romani che meritano rispetto e trasparenza da stampa, Polizia e Procura. Se ci sono indagini da fare si eseguano come previsto dalle leggi e non ad uso e consumo dei poteri forti di Roma.

2 febbraio 2017

LA MAFIA SOTTO IL NASO DEL SENATORE STEFANO ESPOSITO. IL CASO DELLA MOGLIE, RACHELE VENCO.

Il senatore del PD Stefano Esposito predica bene ma razzola male. Ha gridato alla mafia degli altri ma non ha visto la 'ndrangheta a contatto con la società Set Up Live S.r.l. in cui fino al 2011 ha lavorato la moglie, Rachele Venco, in qualità di responsabile dell'ufficio stampa.

I FATTI
Di recente, il 24 marzo 2016, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) ha respinto il ricorso numero di registro generale 1914 del 2015 proposto dalla società Set Up Live S.r.l. contro il Ministero dell'Interno Prefettura di Milano nei confronti della Autorita' Nazionale Anticorruzione. In pratica i magistrati hanno confermato l’informativa antimafia interdittiva emessa in data 31 luglio 2015. Non è stato possibile togliere alla Set Up Live S.r.l. il milionario appalto per l'EXPO' di Milano (non si sarebbero finiti in tempo i lavori riaffidandoli) ma la società è stata commissariata perchè in odore di 'ndrangheta.
La Set Up Live S.r.l. è da oltre 30 anni la società torinese numero uno nella vendita di biglietti e allestimenti per eventi e concerti.
L’interdizione si riferisce ai rapporti avuti nel 2011 con alcuni indagati dell’inchiesta torinese "San Michele" sulla ’ndrangheta, successiva alla "Minotauro", e in particolare a quelli di Lorenzo La Rosa, socio di minoranza di Set Up Live S.r.l., con Luigino Greco e Giacomo Lo Surdo, coinvolti nell’inchiesta e abituati a chiedere a La Rosa biglietti per vari concerti. Biglietti che, secondo le carte di "San Michele", sarebbero stati destinati anche a sostenere, con la loro vendita, le famiglie di ’ndranghetisti finiti in carcere.
Quanto l’azienda torinese sia stata in rapporti con la ‘ndrangheta in Piemonte lo si capisce meglio dall’amministratore delegato di Set Up Live S.r.l., Giulio Muttoni. E’ lui ad incontrare gli emissari del clan Greco negli uffici della società. “Caro. Confermati cassa accrediti. Un abbraccio e un bacio”, si legge in un sms di Muttoni, al quale Luigino Greco ricambia con lo stesso affetto: “Ti sono riconoscente… grazie di cuore. Il tuo amico”.
Nessuno ha mai denunciato nulla, una sorta di "contiguità soggiacente".

LA SENTENZA
Il 21 dicembre 2016 questa è stata la sentenza del processo 'San Michele' per il soggetto più coinvolto con la Set Up live s.r.l.:
- Greco Luigi CONDANNA:ritenuto responsabile reati capo 1 (associazione di tipo mafiosa, ‘ndrangheta), esclusa aggravante 416bis comma 4, capo 10, escluse aggravanti art.644 comma V n.3 cp (…) riconosciute le attenuanti generiche nonché per il capo 10 attenuante 62 n.6, attenuanti equivalenti alla recidiva (…) pena anni 9 e mesi 4 di reclusione

Senatore Stefano Esposito, complimenti.

28 gennaio 2017

OSTIA, MATTARELLA E LA MAFIA VISTA DA BOLZONI

Bernardo Mattarella e il figlio Sergio
Nel 2000 ha dato in pratica del mafioso a Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica. Di recente ha paragonato Ostia a Brancaccio, famigerato quartiere di Palermo. Scrive su Repubblica e si autodefinisce "esperto di mafia" forse perchè è il compagno di Gabriella Stramaccioni, responsabile di Libera. Si chiama Attilio Bolzoni e dovrebbe spiegare ai suoi lettori che quando scrive non ha sempre fonti attendibili.
Il caso di Bernardo Mattarella è inquietante. Il 25 ottobre del 2000, su Repubblica venne pubblicato un articolo di Bolzoni dal titolo poco mafioso “Caccia al boss innamorato” in cui si legge: “Era il 1957, il mese ottobre. Sbarcò a Roma con quel Giuseppe Bonanno meglio conosciuto come Joe Bananas, ricevuto all' aeroporto di Roma con tutti gli onori dal ministro Bernardo Mattarella che era anche lui di Castellammare”. Notizia scopiazzata dal libro “A Man of Honor" scritto dal boss di cosa nostra americana Joseph Bonanno (Mondadori, 1985) che così raccontò del presunto incontro avvenuto a Ciampino: «Tra coloro che ci accolsero c’era anche un ministro del governo italiano. L’ho riconosciuto immediatamente. Era Bernardo Mattarella, ed eravamo cresciuti insieme a Castellammare. Nel 1957 credo fosse ministro degli Affari Esteri». In realtà in quel periodo Bernardo Mattarella era ministro delle Poste e Telecomunicazioni e comunque di tale incontro non ci sono prove. Attilio Bolzoni non verrà denunciato da Sergio Mattarella per diffamazione come invece è accaduto ad Alfio Caruso per aver citato lo stesso episodio nel libro "Da cosa nasce cosa" (Longanesi, 2000). Il motivo è semplice: Bolzoni è l'esperto di mafia e non sbaglia mai.
Attilio Bolzoni però nello stesso articolo, pur citando il clan dei Buccellato di Castellamare del Golfo, non si interroga se la moglie di Bernardo Mattarella, Maria Buccellato, poteva essere la sorella di Antonino Buccellato, boss locale. Eppure poteva essere un corretto approfondimento, visto l'incontro di Ciampino e il fatto che, pochi mesi dopo, il dieci ottobre del 1957, si tenne all’Hotel delle Palme di Palermo il più grande summit tra le famiglie italiane di cosa nostra e quelle insediate oltre Oceano. Strano che l'esperto di mafia neppure abbia fatto cenno alle accuse rivolte a Bernardo Mattarella nel 1992 dall'ex ministro Claudio Martelli: "Bernardo Mattarella secondo gli atti della Commissione antimafia e secondo Pio La Torre (1976), fu il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal fascismo, dalla monarchia e dal separatismo, verso la Dc". Addirittura si legge, "in un’intervista pubblicata da Repubblica il 10 agosto 1982, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, non uno qualsiasi, anche lui morto sotto i colpi della mafia, collegò l’uccisione di Piersanti Mattarella, il presidente della Regione assassinato alle vicende paterne". Ma per Attilio Bolzoni, esperto di mafia e vicino alle vicende della famiglia Mattarella, l'uccisione di Piersanti (fratello del Presidente della Repubblica) segue una pista nera, legata a Giusva Fioravanti, riconosciuto da Irma Chiazzese, moglie di Piersanti. In fondo Piersanti Mattarella era l'uomo di Aldo Moro in Sicilia.
In tutte queste indagini giornalistiche di Bolzoni, che vedono il padre del Presidente della Repubblica vicino ai mafiosi e il fratello ucciso dalla mafia nera, è intervenuto di recente il Tribunale di Palermo dicendo che Sergio Mattarella non dovrà rispondere sull'ipotesi che lo zio fosse un boss. Intanto un altro pentito come il boss Di Carlo (marzo 2016) lancia nuove accuse di mafia contro Bernardo Mattarella. E che fa Bolzoni? Gira in lungo e in largo per Ostia per trovare somiglianze con Brancaccio in preda alla sindrome dell'esperto di mafia. Di Mattarella non si interessa più, di Ostia si perchè serve al PD.

16 gennaio 2017

OSTIA, MAFIA: BUFALE MEDIATICHE E DEPISTAGGI GIUDIZIARI DI REPUBBLICA

Proprio mentre va in onda ad Ostia lo scontro tra il PD locale e la Commissione Straordinaria, si assiste da parte di Repubblica a un goffo tentativo di giustificare la proroga del commissariamento per altri sei mesi. L'articolo è del 14 gennaio 2017 e riporta, spacciandoli per 'attuali' (1), dati dei 'beni confiscati nel Lazio', in realtà già noti e sviscerati dal 29 febbraio 2016 (2). I dati che vengono utilizzati da Repubblica comprendono però anche beni solo sequestrati come misura di prevenzione, dunque non ancora confiscati in maniera definitiva. Sarebbe come dare già del condannato a un imputato. Sono inoltre riportati da Repubblica totali complessivi a partire dall'avvio della legislazione in materia nel 1982 e non contestualizzati cronologicamente. Insomma, una gran confusione e una informazione falsa e tendenziosa in piena violazione del codice deontologico.

L'articolo neppure specifica che i "1270 beni immobili confiscati nel Lazio" (in gran parte solo sequestrati) non corrispondono a entità reali. Infatti per 'bene immobile confiscato' si intende la singola particella catastale e non l’intero bene (terreno, appartamento, etc.), che quasi sempre è costituito da più particelle. La notizia è anche falsa perchè attribuisce al Lazio e soprattutto a Roma un primato negativo e cioè quello di aver raggiunto, per beni confiscati, livelli criminali come le regioni tradizionali (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia). In realtà Piemonte e Lombardia hanno valori uguali se non superiori al Lazio, anche a fronte dei recenti procedimenti penali non conteggiati all'interno dei totali complessivi di un anno fa. Anche nel caso delle 'aziende confiscate nel Lazio' Repubblica fa un'enorme confusione. Ricordiamo che per ogni procedimento penale si parte da un sequestro, come misura di prevenzione, e si termina con una confisca definitiva che può arrivare anche dopo 10 anni. In questo spazio temporale, le banche dati conteggiano anche le aziende indicate come "uscite dalla gestione" che sono le aziende che, pur essendo state confiscate dalla magistratura, non è stato possibile destinare secondo le previsioni dell'art. 48 comma 8 del Codice Antimafia (affitto, vendita liquidazione). Tipicamente si tratta di aziende chiuse in autonomia per iniziativa del magistrato delegato o fallite nel corso dell'iter giudiziario. In pratica aziende fantasma che non esistono più.

Allora per fare chiarezza sulla questione, comunque allarmante per Roma ed il Lazio e non solo per Ostia, non basta scopiazzare senza capire ma si deve ricorrere agli unici dati attendibili che sono quelli dell' ANBSC (Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata) e quelli del SIPPI (Sistema Informativo Prefetture e Procure dell'Italia Meridionale). L'unico dato certo, non aggregato, sono le procedure di gestione in mano all'ANBSC aggiornate in tempo reale (3), vale a dire lo stato di avanzamento dei procedimenti penali e delle misure di prevenzione in corso in tema di confische. Allegando questo dato con quello degli enti sciolti per mafia dal 30 settembre 1991 al 3 novembre 2016 (4), si traggono spunti interessanti riportati in tabella.
In pratica non è il Lazio ma la Lombardia ed il Piemonte a destare preoccupazione, la prima per la grossa penetrazione nel tessuto economico della criminalità organizzata (indicatore: elevato numero di procedure di gestione), la seconda per il preoccupante segnale di infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione (p.es. i casi di Rivarolo Canavese e di Leini) e la presenza sempre più massiccia della 'ndrangheta, infilatasi nei grandi appalti della TAV.

Repubblica? Figlia di quel De Benedetti balzato alle cronache per 600 milioni di scoperto con il Monte Paschi di Siena fa solo giochi politici fatti senza alcuna deontologia ai danni dell'informazione. Purtroppo non è una novità. A Roma e nel Lazio c'è la mafia dei politici ma questa, per Repubblica, è un'altra questione da non trattare visto che interessa prevalentemente il PD



(1) "E' una fotografia allarmante quella che l'Osservatorio sulla legalità della regione offre sul numero di beni confiscati alle mafie a Roma e nel Lazio. Numeri che, fino a qualche anno fa si potevano immaginare solo al sud. E invece siamo nel centro Italia, dove il fenomeno mafioso per troppo tempo è stato ignorato e sottovalutato".
(2) http://www.governo.it/sites/governoNEW.it/files/PianoAzioneBeniConfiscati_20160310.pdf
http://www.regione.lazio.it/binary/rl_main/tbl_documenti/OSL_RPT_Mafie_nel_Lazio_07_07_2016_.pdf
(3) http://www.openregio.it/statistiche/visualizza/procedure/
(4) http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2016/09/Riepilogo-per-regione.pdf
http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2016/09/Elenco-1991-2-novembre-2016.pdf

12 gennaio 2017

OSTIA, LE 'PAZZE' SPESE ELETTORALI DI ANDREA TASSONE NEL 2013

L'imbroglio delle spese elettorali di Andrea Tassone (PD, ex presidente del X Municipio, finito agli arresti per Mafia Capitale) è uno scandalo che coinvolge tutto il PD di Ostia, compreso il successivo commissario PD, Stefano Esposito..
La normativa in materia è complessa ma chiara ed indica tassativamente cosa si può fare e cosa non si può fare. La legge del 6 luglio 2012 n. 96, all’art. 11, comma 3, facendo riferimento alla legge 515/93 art. 12, specifica che “il periodo della campagna elettorale si intende compreso fra la data di convocazione dei Comizi elettorali e il giorno precedente lo svolgimento della votazione". Eppure a Tassone risultano essere pervenuti, tra gli altri, almeno 7.600 euro di contributi elettorali dopo le elezioni, addirittura dopo il turno di ballottaggio.
Le votazioni si sono tenute il 26-27 maggio del 2013 ed il successivo ballottaggio nei giorni 9-10 giugno. Dai documenti, risulta che Tassone ha ricevuto (dei 59.650 euro) 23 mila euro dopo il 27 maggio e altri 7.600 euro dopo il 10 giugno. Dunque Tassone ha fatto una campagna elettorale (6 aprile - 27 maggio) con appena 29.050 euro. Poi, p.es., il 7 giugno il Gruppo Parnasi si sveglia e paga a Tassone 20 mila euro, così come poi (con importi minori) faranno anche altri.
Le società del Gruppo Parnasi sono 4: Parsec I srl, FinParco srl, Samar e Parsec 6 srl. Ricordiamo che una società può erogare finanziamenti ad un candidato a condizione che:

a) assuma preventivamente la relativa delibera di erogazione del finanziamento da parte degli organi competenti della Società erogante;
b) il finanziamento sia iscritto in bilancio;
c) sia data comunicazione del finanziamento entro il termine di tre mesi dalla ricezione del contributo al Presidente della Camera dei Deputati, anche mediante raccomandata A/R qualora il finanziamento sia pari o ecceda l’importo di € 5.000,00 (come nel caso in questione).

Tutto regolare? Perché ben 4 versamenti da 4 società, tutte il 7 giugno, a ridosso del ballottaggio?
Ma ciò che crea più imbarazzo sono i 'nominativi' che hanno pagato dopo il 10 giugno 2013:

Europa Edilizia srl lunedì 10 giugno 2013 (2.500,00)
Circolo PD Acilia martedì 11 giugno 2013 (2.500,00)
Ciotoli Giuseppe mercoledì 19 giugno 2013 (2.000,00)
Droghei Giuliano giovedì 4 luglio 2013 (600,00)

Giuseppe Ciotoli è il proprietario del Bar Sisto in Piazza Anco Marzio, un punto di riferimento per Tassone (in quota ad Enrico Gasbarra, PD), almeno fino allo scontro sulla pedonalizzazione del lungomare. Giuliano Droghei è il padre di Emanuela Droghei, assessore alle Politiche Sociali sotto Tassone, moglie di Francesco D'Ausilio, capogruppo PD Capitolino rinviato anche lui a giudizio per Mafia Capitale. Da notare che Giuliano Droghei è stato anche mandatario per la campagna elettorale di D'Ausilio. Il Circolo PD di Acilia fa riferimento a Giuliano Droghei (PD) e ad Andrea Storri (PD), quest'ultimo Assessore al Bilancio sotto Tassone e in precedenza coordinatore del Comitato Elettorale per Tassone Presidente, nonchè rappresentante per la Lista Civica Marino presso il seggio centrale di via dell'Arcadia (pur essendo in quota al PD) assieme a Paolo Solvi (arrestato e condannato per Mafia Capitale). Insomma un bell'intreccio soprattutto se consideriamo che la società Europa Edilizia srl è la proprietaria dei casali di via Salorno (Infernetto) ristrutturati per diventare un Centro Socio Assistenziale per i malati di Alzheimer ma di fatto trasformatosi i un centro di accoglienza per gli immigrati minorenni, balzato alla cronaca anche per la passerella elettorale fatta da Cecilie Kyenge (PD) e voluta da Emanuela Droghei e Tassone stesso. Tra le altre cose, un'altra società finanziatrice di Tassone appartiene al costruttore Pulcini, quello delle Terrazze del Presidente sulla via di Acilia.

Due sono le figure essenziali di tutte le spese per la campagna elettorale di Tassone: Francesco Viglioglia e Andrea Storri. Il primo ha ricoperto il ruolo di mandatario per Tassone e quello di tesoriere del Comitato elettorale di Tassone ed è poi diventato segretario 'particolare' di Tassone (il direttore del Municipio X, Claudio Saccotelli, a cui si domandò  per iscritto a che titolo Viglioglia avesse un ufficio dentro il Municipio, rispose che era 'un amico' di Tassone e che capitava lì 'per caso'). Viglioglia, nel resoconto delle spese elettorali, non fa riferimento a un conto corrente intestato a Tassone ma a un conto corrente intestato al Comitato. Se già questa cosa è illegale (il conto corrente doveva essere nominativo ed intestato a Tassone e non render conto delle spese del Comitato come i caffè o la cancelleria utilizzata dai ragazzi volontari) risulta ancor più strano che tra le voci di spesa non compaiano i cosiddetti servizi, nello specifico i costi per l'affitto della sede del Comitato in piazza Tor San Michele 20, di proprietà di Dario e Danilo Lorenzetti, titolari della famosa agenzia funebre di Ostia.
Seguendo poi la cronologia degli eventi che hanno portato Tassone ad essere eletto presidente del Municipio X, emerge un'altra anomalia:

28-mar-13 Il PD del XIII Municipio sceglie Tassone per le primarie del centrosinistra per la presidenza del Municipio X
05-apr-13 Al Teatro Nino Manfredi di Ostia, Tassone presenta il proprio programma
06-apr-13 Tassone vince le primarie del centrosinistra per la presidenza del Municipio X
23-apr-13 Inaugurazione della sede del Comitato Elettorale per "Andrea Tassone Presidente"
26-apr-13 Cena di finanziamento presso il Porto di Ostia (Yachting Club)

Dove sono finiti i soldi della cena di finanziamento? (continua)