17 novembre 2017

NUOVA OSTIA, VIA FORNI: LA EX SEDE DEL PD

Esiste da sempre attenzione per le case Armellini (indicate come Nuova Ostia). L'ultimo scandalo è scoppiato nel 2014 a seguito anche di esposti inviati da parte di LabUr negli anni precedenti. Oggi si 'scopre' Nuova Ostia come una sacca di degrado sociale ed edilizio all'interno del Municipio X, sottolineandone l'attività criminale esistente. Tale binomio ha scatenato da parte del PD l'attacco mediatico alle nuove forze politiche che si sono interessate del problema sociale (M5S e Casapound) e la definizione da parte della Procura di Roma di 'contesto mafioso' dell'area (con conseguente individuazione dei clan e commissariamento per mafia dell'intero Municipio X). Una delle principali attività criminali viene attribuita al racket per l'assegnazione delle esistenti case popolari. Nessuno si sofferma su recenti fatti che hanno sconvolto l'assetto dell'area nel 2014 vale a dire lo scandalo legato all'evasione fiscale di Angiola Armellini, proprietaria di migliaia di unità abitative a Nuova Ostia concesse in affitto al Comune di Roma per l'edilizia residenziale pubblica.
In particolare nessuno ricorda come a via Forni (resa famosa per la chiusura in questi giorni della palestra e l'arresto di Roberto Spada, già preceduta da un'altra palestra chiusa il 15 maggio 2015 in via Forni) esistesse da sempre la sede del PD (prima DS e, ma in altri locali, PCI e PDS) a poche decine di metri dalla palestra di Roberto Spada e soprattutto sul lato opposto della strada, davanti allo sportello della Romeo Gestioni vale a dire la società incaricata della gestione delle case Armellini con un super mandato voluto da parte di Walter Veltroni. La sede del PD è stata chiusa il 19 maggio del 2015 per occupazione abusiva.
Ricordiamo che a fine novembre del 2011 Giovanni Galleoni (baficchio) e Francesco Antonini (sorcanera):furono uccisi in un agguato in via Forni a poca distanza dalla ex sede del PD, così come tante altre indagini della Procura indicano via Forni come sede di locali 'adibiti a sala delle torture' (operazione Sub Urbe). Insomma, il PD non poteva non sapere cosa stesse accadendo a Nuova Ostia ma nulla ha detto, scritto o denunciato fino alla chiusura della sua sede. Tralasciando le indagini giudiziarie in corso, voglio dunque rendere pubblica una memoria consegnata in Procura a seguito dell'apertura di un procedimento penale su mio esposto, relativa regolarità amministrativa dell'ex sede del PD in via Forni

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Venerdì 11 febbraio 2016
SEDE DEL PARTITO DEMOCRATICO A NUOVA OSTIA (ROMA), VIA ANTONIO FORNI 16

M E M O R I A

UBICAZIONE
La sede si trova in via Antonio Forni 16, all’interno di una unità immobiliare facente parte del quartiere costruito da Renato Armellini sul finire degli anni ’60 (Nuova Ostia). Attualmente rientra nell’elenco dei beni ad uso non residenziale condotti dal Comune di Roma in affitto passivo. Più precisamente, i locali risultano così classificati (fonte: Dipartimento Patrimonio – Sviluppo e Valorizzazione del Comune di Roma. Rilevazione al 15 settembre 2014)

COMUNE                  Roma
MATRICOLA IBU 23853
MATRICOLA UIB 1229103
TIPO UIB                  Locale Commerciale
INDIRIZZO                  Via Antonio Forni
CIVICO                 12/16A
SCALA                  /
PIANO                  PT
INTERNO                   /
MUNICIPIO                 10

Lotto P (in rosso tratteggiato: gli edifici ristrutturati con il PRU)
STORIA DEL CIRCOLO
Il circolo di nuova Ostia nasce nel 1998. Nel 2007 apre, al suo interno, uno sportello per la casa per “aiutare le persone per tutto quello che riguarda i rapporti con la Romeo e con l’ ATER” (1). In realtà già agli inizi degli anni ’70 i locali erano stati dati al vecchio PCI, al tempo in cui (sotto il sindaco Clelio Darida, DC) il Comune di Roma aveva comprato un terzo degli appartamenti costruiti da Armellini e preso in affitto i restanti due terzi (compresi i locali commerciali). Se i locali all’inizio erano destinati “ad attività socio culturali per il quartiere”, anche se in mano al PCI, diventano invece un vero e proprio circolo di partito (DS) nel 1998, quando si comincia a lavorare per la realizzazione del porto di Ostia (inaugurato nel 2001) e si da il via al Programma di Riqualificazione Urbana (PRU) di Ostia Ponente (2002). Il segretario del circolo, a quei tempi, era Angelo Di Somma, fratello di Massimo Di Somma (DS), presidente dell’allora XIII Circoscrizione. Sabrina Giacobbi, che è entrata nei DS nel 1996, è stata ininterrottamente segretaria del circolo dal 2006 fino alla chiusura nel 2015. E’ lei che ha dichiarato di non aver mai pagato un affitto né al Comune, né alle società della famiglia Armellini che si sono avvicendate nella proprietà dello stabile: “Non paghiamo niente – conferma Sabrina Giacobbi, segretaria del circolo dei democratici di Ostia Nuova – Ma non abbiamo nulla da rimproverarci” (2) Da notare che Sabrina Giacobbi ha tuttora l’edicola in via del Sommergibile, a poche centinaia di metri dal circolo del PD, quell’edicola oggetto di un dubbio attentato incendiario avvenuto il 14 giugno 2015, appena un mese dopo la chiusura del circolo di via Forni (19 maggio 2015).

CONTRATTO DI AFFITTO CON IL COMUNE DI ROMA
Le società della famiglia Armellini sono sempre state proprietarie di un vasto compendio immobiliare a Nuova Ostia, che comprende i lotti B, D, F, G, H, N e P (sopra, in figura) e che il Comune di Roma conduce in locazione da sempre. Tra queste, la Pelopia Spa, già sotto indagini per evasione fiscale nel 1989.  L’ultimo contratto di locazione risale al 1° ottobre 2001, con scadenza 31 dicembre 2012 a favore della Moreno Estate srl. L’importo annuo per 1.042 appartamenti (5.672 mq) è stato di 4.242.605,49 euro (dal 31 dicembre 2012 al 15 settembre 2014, riconosciuto come indennità di occupazione per mancato rinnovo). Questo, fino allo scandalo che ha coinvolto ad inizio del 2014 la figlia di Renato Armellini, Angela. Alla data odierna, il sito del Comune di Roma non ha apportato modifiche ai dati sopra indicati (3).
Esiste tuttavia un contenzioso tra la Moreno Estate srl e il Comune di Roma che coinvolge anche la parte commerciale, oltre quella residenziale. Il Tribunale di Roma ha, con riferimento a contenzioso pendente concernente il mancato rilascio degli immobili una volta scaduto l’originario contratto, condannato il Comune, con ordinanza del 28 giungo 2012, al rilascio del compendio concedendo termine all’amministrazione fino al 10 maggio 2013 e con sentenza n. 24481/2013 ha dichiarato l’intervenuta cessazione degli effetti del contratto. Tuttavia, il Comune di Roma con nota in data 2 maggio 2013 ha comunicato alla Moreno Estate srl la propria proposta per la stipula di un nuovo contratto di locazione dei suddetti immobili, proposta formulata in base a perizia di stima elaborata dal consulente tecnico di parte di Roma Capitale e accolta dalla Moreno Estate srl. Non è mai seguita la effettiva stipula del contratto né il rilascio degli immobili, con lamentela da parte della Moreno Estate srl di non vedersi riconoscere un canone coerente con i valori di mercato.
Successive scaramucce di giustizia amministrativa sul finire del 2014 hanno finito per insabbiare la questione, lasciando comunque del tutto inalterato il pagamento da parte del Comune di Roma della indennità di occupazione (4).

Da quanto sopra si evince che il compendio immobiliare (compresi i locali di via Forni 12/16A) è stato sempre oggetto di fitto passivo da parte del Comune di Roma nei confronti delle società figuranti per la famiglia Armellini e che il Comune di Roma non ha mai ricevuto il pagamento dell’affitto, per ben 45 anni, dal PCI, poi trasformatosi in DS, PDS e oggi PD. A conferma di quanto sostenuto si mostra un documento comprovante addirittura un tacito accordo tra PD e Moreno Estate srl (essendo segretaria Sabrina Giacobbi), in contrasto con il riconoscimento del bene in affitto passivo al Comune di Roma (la data, di febbraio 2009, è infatti all’interno del contratto di locazione 1° ottobre 2001, 31 dicembre 2012).
Da notare che nei locali del circolo di via Forni si sono tenute, oltre feste ed eventi (alcuni anche a pagamento) anche le primarie del PD del 2013 (relative agli elettori delle sezioni da 1840 a 1850 del X Municipio). Oggi il circolo è chiuso.

IL RUOLO DEL SENATORE (PD) STEFANO ESPOSITO
Il Senatore (PD) Stefano Esposito è stato nominato Commissario del PD di Ostia in data 22 febbraio 2015 (5)  dopo i fatti di Mafia Capitale. Non appena insediatosi, è stato dal sottoscritto informato della questione del circolo PD di via Forni. Infatti l’articolo comparso su Il Fatto Quotidiano (6) correlato dal video girato dal giornalista Nello Trocchia evidenziava nella sua interezza quanto già da tempo LabUr (www.labur.eu) denunciava sullo scandalo delle case Armellini a Nuova Ostia, coinvolgendo anche la sede del PD di via Forni.
Il Senatore (PD) Stefano Esposito non è mai intervenuto a riguardo, se non in data 20 maggio (sul Corriere della Sera), dichiarando (7): “Verificata la situazione ho chiamato la signora Armellini per farmi fare una proposta commerciale entro 48 ore, inclusi gli arretrati”. Questo non è mai avvenuto ed è singolare l’intromissione di un Senatore all’interno di un contenzioso amministrativo come sopra ben enunciato (le due sentenze del Tribunale nonché il ricorso della Moreno Estate srl al TAR del Lazio).
E’ la stessa giornalista del Corriere della Sera che nell’articolo sottolinea tale anomalia, scrivendo: “Solo pochi giorni fa sono stati cacciati a Ostia altro tipo di «abusivi»: il Campidoglio ha infatti sequestrato la palestra degli Spada, a pochi metri dalla sede idem contestata”.
Infine, sempre nello stesso articolo, imbarazzanti le dichiarazioni di Sabrina Giacobbi: “Tutti sapevano (nel Pd) ma nessuno, nemmeno dopo lo scandalo Armellini, ha mosso un dito? «Sono d’accordo con Esposito, noi per anni abbiamo segnalato la situazione al Comune e ai vertici del partito», sottolinea Sabrina Giacobbe, segretaria del circolo sotto accusa che, in realtà, di attività negli ultimi due anni ne ha vista poca”.



(1)  issuu.com/pdromatredici/docs/pd_romatredici_magazine_marzo (pag.3)
(2)  http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/14/ostia-a-fuoco-ledicola-del-segretario-del-circolo-pd-e-stato-un-attentato/1776408/
(3)  http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/canoniERPsett2014.pdf
(4)  https://www.giustizia­amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public/documents/document/mdax/otg4/~edisp/p23565x4tlj5lxxbkt67cf6dpu.html
(5)  http://ostia.romatoday.it/ostia/stefano-esposito-supervisore-pd-x-municipio.html
(6)  https://www.youtube.com/watch?v=XByj-VesFdU
(7)  http://pdroma.it/stefano-esposito-a-ostia-il-pd-dovra-pagare-laffitto/

10 novembre 2017

ELEZIONI DI OSTIA. SMENTITE LE INSINUAZIONI DELLA STAMPA

Le immagini violente dell'aggressione di Roberto Spada al giornalista Daniele Piervincenzi hanno origine dalla domanda incalzante: Casapound ha ricevuto i voti degli Spada diventando questi determinanti per il suo successo? Bastava fare un semplice accesso ai dati del Comune di Roma e confrontarli con quelli del Municipio per evidenziare che si stava insinuando un falso teorema. Noi lo abbiamo fatto e le considerazioni sul risultato ottenuto sono evidenti: M5S e Centro Destra sono i più votati a Nuova Ostia come in tutto il Municipio e Casapound (per l'innegabile azione svolta nel quartiere) ha guadagnato il terzo posto invece che del quarto raggiunto nel Municipio. Dove è il controllo del voto che i giornalisti hanno inventato? Ricordiamo che la presenza della mafia si distingue proprio dal controllo del voto dovuto alla pervasività della criminalità organizzata nel tessuto sociale. Se non c'è a Nuova Ostia, in via Guido Vincon, siamo certi che esiste nell'intero Municipio X commissariato per 24 mesi?

6 novembre 2017

OSTIA, ELEZIONI 2017: QUALI SCENARI AL BALLOTTAGGIO?

Secondo lo Statuto del Comune di Roma (1), "il Consiglio del Municipio è composto dal Presidente del Municipio e da ventiquattro Consiglieri".
I Consiglieri vengono eletti sulla base di un sistema proporzionale, corretto con soglia di sbarramemto e premio di maggioranza (2). La formula adottata è quella dei divisori d’Hondt (3), dal nome del matematico belga Victor d’Hondt.che l’ha ideata. Accedono alla ripartizione dei posti da Consigliere solo quelle liste che hanno raccolto almeno il 3% dei voti (sbarramento). Alla lista o coalizione che avrà ottenuto la vittoria (anche al ballottaggio) vengono assegnati il 60% dei posti (premio di maggioranza), mentre tutte le altre liste (che abbiano superato lo sbarramento del 3%) si divideranno il rimanente 40% dei posti.
Dunque in ogni municipio del Comune di Roma chi vince avrà 15 consiglieri (la percentuale del 60% viene determinata mediante arrotondamento per eccesso), tutti gli altri (l'opposizione) 9. A questi 24 Consiglieri, viene 'aggiunto' un altro Consigliere in rappresentanza degli stranieri, senza diritto di voto ma con diritto di parola sugli argomenti iscritti all'ordine del giorno.
Fatte queste premesse (che semplificano un argomento complesso, spesso oggetto di scontri presso il TAR ed il Consiglio di Stato), è chiaro che si aprono due scenari per il ballottaggio del 19 novembre 2017 ad Ostia tra il M5S e la coalizione del Centrodestra (che chiameremo CDX).

Se al ballottaggio vince il M5S, avrà 15 consiglieri. Gli altri 9 andranno: 5 al CDX, 2 al PD, 1 al Laboratorio Civico e 1 a Casapound.
(nel CDX, i Consiglieri saranno: 2 di Fratelli d'Italia, 2 di Forza Italia e 1 di Noi con Salvini)
Se al ballottaggio vince il CDX, avrà 15 consiglieri. Gli altri 9 andranno: 5 al M5S, 2 al PD, 1 al Laboratorio Civico, 1 a Casapound
(nel CDX, i Consiglieri saranno: 6 di Fratelli d'Italia, 6 di Forza Italia e 3 di Noi con Salvini)

E' chiaro che già da queste attribuzioni si intravedono gli 'apparentamenti' delle varie liste nella fase del ballottaggio. A tremare è soprattutto il M5S che ha sempre dichiarato  di non gradire alcuna coalizione..


(1) Approvato con deliberazione dell’Assemblea Capitolina n.8 del 7 marzo 2013. pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 29 marzo 2013 (Serie Generale – Parte Prima) ed entrato in vigore il 30 marzo 2013.
(2) Articolo 73 Testo unico degli enti locali (TUEL)(D.lgs. 18 agosto 2000, n.267)
(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_D%27Hondt

N.B. - i calcoli per l'attribuzione dei posti sono basati sui dati resi disponibili dal Comune di Roma al seguente indirizzo: http://www.elezioni.comune.roma.it/elezioni/2017/comunali/A112017/index.htm

30 settembre 2017

IL PD DI OSTIA PEGGIO DELL'UOMO MASCHERATO: IL CASO GASBARRA

Flavio Vocaturo
Per archiviare Mafia Capitale (5 anni per corruzione a Tassone) il PD porta ad Ostia un condannato e un porta borse di Enrico Gasbarra. Ricordiamo che fu proprio Gasbarra a volere (e difendere) Tassone ad Ostia, come nel caso della disastrosa iniziativa della pedonalizzazione del lungomare (costata a Tassone un altro rinvio a giudizio). Il condannato è Athos De Luca, proposto come presidente,  condannato a giugno 2017 a 8 mesi per danneggiamento (fatti del luglio 2012 quando era consigliere comunale). Il cartellone segato era, secondo gli inquirenti, «regolarmente autorizzato con concessione amministrativa 2088 del 1987».Ma De Luca se ne è fregato. Se ne è fregata pure l'area PD vicina a Gasbarra di riproporre in lista, tra i candidati consiglieri, Flavio Vocaturo nome sconosciuto ai più. Presidente dell'Associazione Culturale "Le Aquile" prese 5.000 euro da Salvatore Buzzi per sostenere Gasbarra alle europee, come si legge negli atti di Mafia Capitale. "Tassone è nostro, è solo nostro, non c'è maggioranza e opposizione, è mio'' diceva Buzzi. Buzzi e i suoi parlano infatti anche dell'europarlamentare del PD Enrico Gasbarra: «Noi devi capì, noi il nostro mondo è Gasbarra» diceva Buzzi e ricordava l'importanza di far votare Gasbarra, candidato alle europee. Continuava Claudio Caldarelli: «Noi nell'ambito de ste cose...nell'ambito di questa monnezza, i voti già semo arrivati a 43 mila euro, eh, Tassone 30, 10 Alemanno 40..Europee adesso?» E Buzzi replica: «e questi i 3 e 5 (3500 euro, ndr)..questo se chiama D'Ausilio.. perché noi pagamo tutti come vedi». Dalla segreteria di Gasbarra è arrivata una secca smentita: «Gasbarra non conosce né Buzzi né Carminati e non ha mai preso un euro». A sua volta Gasbarra è stato smentito dal difensore di Tassone, Antonio Palma. Un documento esibito durante il processo dimostra come il 13 maggio del 2014 Buzzi fa un bonifico all’associazione culturale Le Aquile. Si archivia così Mafia Capitale signor De Luca?

14 agosto 2017

UCCISA L'ORSA KJ2: FACEVA TROPPI 'DANNI'

KJ2 era figlia di Kirka e Joze. Kirka era una femmina di tre anni catturata nel 1999 nelle riserve di caccia della Slovenia meridionale (Riserva di Medved-Kocevje) e liberata nel Parco Naturale Adamello Brenta (PNAB) il 30 maggio dello stesso anno. Era il secondo orso, dopo il maschio Masun, ad avviare il progetto Life Ursus, promosso dal PNAB e condotto in stretta collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (oggi ISPRA). Il nome di Kirka fu preso dal vicino fiume presso cui fu catturata. Joze, un maschio di 140 kg, fu il quarto orso a ripopolare il PNAB il 22 maggio del 2000.
KJ2 è nata in Trentino i primi di marzo del 2002 e solo il 24 marzo fu avvistata con la madre Kirka e la sorella KJ1 a spasso. Il suo nome riprendeva le iniziali dei genitori. Tra cucciolate e danni (?) fatti all'attività dell'uomo, con conseguenti pagamenti risarcitori, KJ2 ha trovato un'assurda morte il 12 agosto del 2017. È costata soldi per monitorarla e pagarne i danni, ha contribuito al turismo del PNAB ma quando ha superato la soglia delle spese 'sostenibili' è stata abbattuta. Non c'è alcuna scusa, non c'è alcuna sicurezza umana: costava troppo per i danni. Un animale selvatico è libero. Ora KJ2 lo è per sempre.



Due aggressioni: una nel 2015, l'altra lo scorso 22 luglio. In entrambi i casi aveva morso, non uccidendo e scappando, forse perchè infastidita. Giustiziata nell’area del Bondone, la montagna che sovrasta la città di Trento. In Italia non c'è la pena di morte neppure per chi commette le stragi o per un pluriomicida. Un'orsa non può invece permettersi di fare l'animale selvatico. Bisogna garantire l'incolumità dei turisti curiosi che portano i soldi in Trentino per vedere le orse come KJ2.

3 agosto 2017

MALAGÒ IN ANTIMAFIA: ANESTESIA, STADIO DEL LA ROMA E LE RISATE DELLA BINDI

Nel filmato, un bel siparietto tra Rosy Bindi, Giovanni Malagò e Sbrodolo in arte Stefano Esposito. Tema le Olimpiadi mancate di Roma.

Il poco istituzionale teatrino si è svolto il 2 agosto 2017 alle ore 14 durante la Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi che aveva convocato Giovanni Malagò (presidente del Coni) per discutere sulle infiltrazioni criminali (anche mafiose) dentro le società di calcio (tipo Juventus e Latina). Invece si è parlato di sicurezza in maniera imbarazzante concentrando in pratica il problema sulla proprietà degli stadi e schierandosi apertamente a favore del nuovo Stadio della Roma. 1 ora e 24 minuti di spreco di denaro pubblico con Malagò che si dichiara costretto a leggere una relazione, per non dimenticarne il contenuto, in quanto sotto anestesia avendo subito un piccolo intervento (???) in mattinata. Vista l'inutilità della relazione ci domandiamo: l'ha scritta prima dell'intervento sotto sostanze allucinogene o dopo sotto sostanze anestetizzanti? Non è stato sottoposto all'antidoping ma si è sistemato i capelli fluenti almeno 504 volte, 6 volte al minuto. Cronometrati. Meno male che la Raggi non ha voluto le Olimpiadi perchè con Malagò le risate se le sarebbe fatte il mondo e non la Bindi.

25 luglio 2017

A OSTIA E A ROMA RIMANE SOLO L'ANTIMAFIA DEL PD

Per il Tribunale, dalle indagini fino ad oggi svolte, la mafia a Roma non c'è. Per il PD, che si sostituisce ai giudici e che si autodefinisce "l'antimafia", invece si. Questa forma di arrogante interpretazione di legalità espressa dal PD trova soprattutto applicazione ad Ostia dove il presidente del X Municipio, Andrea Tassone è stato condannato in primo grado a 5 anni di reclusione nel processo di 'Mafia Capitale'. Dire che ad Ostia e a Roma c'è la mafia significa dunque per il PD lavarsi le mani dalla propria responsabilità politica di governo, dare la colpa a un nemico esterno (la mafia) e dimenticare di aver alimentato (con una sfrenata corruzione interna al partito) la criminalità organizzata.
In questo contesto si inserisce la vicenda del magistrato Guglielmo Muntoni, presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma e che ha in mano, come giudice delegato, tutti quei sequestri di Ostia avvenuti, secondo il PD, per reati di mafia ma che derivano invece da reati di bancarotta fraudolenta come il porto di Ostia ed alcuni stabilimenti balneari e ristoranti annessi (solo lo stabilimento Village, in mano ai Fasciani, fa eccezione). Di Guglielmo Muntoni ne abbiamo già parlato nel silenzio generale Infatti proprio in questi giorni la Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura  ha avviato un procedimento nei suoi confronti . La prima udienza si è svolta il 22 giugno 2017 ed il 25 luglio si è deciso di rinviare il procedimento al  17 novembre 2017 "al fine di assicurare una decisione contestuale tra il presente procedimento e quelli pendenti a carico della dottoressa Saguto e del dottor Virga".Guglielmo Muntoni, è accusato di aver usato il suo ruolo per far ottenere di fronte "all'insistenza" della collega Silvana Saguto (presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo), finita poi sotto inchiesta a Caltanissetta, incarichi professionali al marito, l'ingegnere Lorenzo Caramma. Uno scandalo che ha origine già nel 2015: "magistrati antimafia che rubano i soldi della mafia". Sull'innocenza di Muntoni ha sollevato i suoi dubbi Mario Fresa, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, "Muntoni non stava su Marte, i giornali li leggeva. La sua amica Saguto era al centro di uno scandalo senza pari già venuto alla luce due anni fa. Noi siamo magistrati e sappiamo prendere le distanze da un amico in difficoltà. Il rapporto tra la Saguto e Muntoni è ben noto da numerose intercettazioni:, un rapporto finalizzato a condotte illecite".
Il presidente della Sezione Disciplinare del CSM è Giovanni Legnini, da sempre nel PD, con incarichi nel Governo Renzi e Letta. Legnini e il collegio da lui presieduto non ha ritenuto necessario sospendere dall'attività Muntoni. Questo avviene in un momento delicato per Ostia, cioè quello che precede la scelta del Governo di mandare o no in autunno il Municipio X al voto dopo la fine del commissariamento per mafia. Muntoni dunque, accusato di fare affari sui beni della mafia pur rappresentando lo Stato, viene mantenuto ad amministrare ad Ostia i beni sequestrati alla mafia (come sostiene il PD). Nel frattempo Muntoni, che si professa innocente, va in giro a parlare di mafia, incurante della delicata questione che lo riguarda. Insomma mentre Muntoni deve ancora chiarire se con l'antimafia dei sequestri ha fatto gli affari o no, si accompagna con altri due personaggi (ben noti ad Ostia) come la giornalista di Repubblica, Federica Angeli, che inneggiava Tassone e che ancora  lo difende dopo la condanna, e il magistrato Alfonso Sabella che nulla ha visto delle malefatte di Tassone e che è stato di fatto lui (non Tassone) commissariato per mafia. Sabella addirittura ha tardato, dopo la fallimentare esperienza con Marino come Assessore alla Legalità, a rientrare in magistratura cercando invece di ottenere un nuovo incarico politico con il PD, prima con Giachetti, durante la candidatura a sindaco di Roma,  poi con Renzi al Governo una volta sconfitto Giachetti.
Una situazione che di legale ha veramente poco.


L'evento in locandina, iniziato con mezz'ora di ritardo, ha visto la partecipazione di non più di 30 persone.

18 giugno 2017

OSTIA. CHI È IL GIUDICE GUGLIELMO MUNTONI

Si chiama Guglielmo Muntoni e ricopre dal 9 ottobre 2013 la carica di Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale Ordinario di Roma (Terza Sezione Penale, dove in pratica si gestiscono i beni sequestrati).
Dal Salaria Sport Village all'attuale Porto Turistico di Ostia, fino allo stabilimento Village, Muntoni si è interessato dei maggiori casi a Roma e della nomina degli Amministratori Giudiziari dei beni sequestrati.

Nel 2015 però Muntoni è stato coinvolto nello scandalo di Palermo legato a Silvana Saguto,  "l'ex presidente del Tribunale delle misure di prevenzione di Palermo, indagata per corruzione e abuso d'ufficio dalla procura di Caltanissetta con il suo amministratore giudiziario preferito, Gaetano Cappellano Seminara, che gestiva patrimoni confiscati alla mafia per milioni di euro".
Il nome di Muntoni spunta più volte nelle intercettazioni della Guardia di Finanza.
"Promette alla Saguto di trovare una «sistemazione» al marito, Lorenzo Caramma, che si era dovuto dimettere da alcuni incarichi dopo le polemiche sulla gestione della moglie. Muntoni assicura alla Saguto che troverà lavoro al marito a Roma, affidandogli incarichi su beni confiscati a "Mafia capitale" (le società del Cara di Mineo) e all'imprenditore messinese Mollica : «I miei sono precettati a cercare qualcosa che vada bene per un ingegnere bravo di Palermo» e le chiede: «Tuo marito sarebbe disposto a trasferirsi qui per un po'?». Tanto che la giudice, contenta, confida a un collega che «Muntoni ha dato un incarico a Cappellano apposta per far lavorare mio marito »".

Eugenio Albamonte, attuale presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM), ha firmato l'11 giugno l'espulsione della Saguto dall'ANM come già deliberato dal collegio dei probiviri. Per la Saguto la Procura nissena ha richiesto inoltre il rinvio a giudizio ed il 22 giugno ci sarà l'udienza preliminare davanti al GUP: corruzione, concussione, truffa aggravata e riciclaggio i reati scaturiti dalle indagini.
Il caso Muntoni (non indagato) si è invece risolto con l'archiviazione davanti al Consiglio Superiore della Magistratura perchè, secondo l'istruttoria svolta a Palazzo dei Marescialli (a Roma), Muntoni "si limitò a dare un consiglio su richiesta dei suoi colleghi a cui spettava la scelta". Ecco perchè Muntoni non è stato mai trasferito da Roma.

Se dunque l'attacco ai beni della criminalità è l'arma migliore in mano alla Giustizia, oggi come oggi Muntoni è l'uomo più forte ad Ostia. Dall'Hakuna Matata al Plinius, dal Village ad Aneme e Core, fino al Porto, Muntoni ha in mano mezza economia del litorale romano.

5 giugno 2017

STEFANO ESPOSITO 'TAPPO' ABUSIVO

Si chiama Sbrodolo ma al Senato è stato eletto con il nome d'arte di Stefano Esposito nelle file del PD. La moglie si chiama Rachele Venco  e ne abbiamo già parlato in un'altra occasione. Questa foto è del 2016 quando Sbrodolo a Ostia inveiva contro i venditori abusivi. Non tutti: quelli che gli vendono bottigliette di vetro per strada vanno bene. Anche pagarli senza scontrino. In fondo in fondo Sbrodolo non è poi così 'legale'...

4 giugno 2017

MATTARELLA E BOLDRINI NON APPLAUDONO LA FOLGORE CHE CI COSTA 17 MILIONI IN LIBIA

Sergio Mattarella (presidente della Repubblica) e Laura Boldrini (presidente della Camera dei Deputati) ignorano i paracadutisti della Brigata Folgore durante la parata del 2 giugno ma li usano in Libia per una missione umanitaria. L'articolo 9 del decreto 193/2016 autorizza fino al 31 dicembre 2016 per un importo di euro 17.388.000 il finanziamento della partecipazione di personale militare all'operazione di supporto sanitario in Libia (Operazione Ippocrate).

L'Operazione Ippocrate, avviata a metà settembre 2016), risponde alle richieste rivolte al nostro Paese dal governo di al-Sarraj, in coerenza con la risoluzione delle Nazioni Unite n. 2259 del 2015 e con la linea, peraltro sempre tenuta dall'Italia, di sostegno al governo libico legittimo e di impegno umanitario, che si è già concretizzato con l'invio di farmaci e supporti sanitari.
Nel dettaglio, si tratta dello schieramento, presso l'aeroporto di Misurata, di una struttura ospedaliera da campo completa di personale medico e infermieristico, comprensiva della necessaria protezione e supporto logistico, per un totale di circa trecento unità (65 medici e infermieri, 135 unità per la funzione di supporto logistico generale e 100 unità come force protection, questi tutti della Brigata Folgore).

A questo punto dietro il comportamento di Mattarella e della Boldrini si nasconde il sospetto di un danno erariale. Se la Folgore non viene riconosciuta dalle massime cariche dello Stato, perché viene impiegata all'estero in delicate e prestigiose ma costose missioni umanitarie? La Folgore, per Mattarella e Boldrini, ha commesso azioni delittuose tali da far negare ai suoi uomini il saluto istituzionale? Se così fosse i 17 milioni di euro spesi in Libia come li stiamo spendendo?

Le cose sono due. O gli uomini della Folgore, per proprie azioni delittuose, stanno provocando un danno all'immagine dello Stato, o Mattarella e la Boldrini (lo Stato) hanno provocato con il loro irresponsabile comportamento una grave perdita di prestigio della Folgore. In entrambi i casi chi ci rimette, in ambito internazionale, è sempre l'Italia (che non è lo Stato e tantomeno il suo Governo).

31 maggio 2017

FEDERICA ANGELI: SANGUE E SOLDI NEL COMUNE DI BARGA (LU) PER IL PREMIO BENEDETTI

Federica Angeli, giornalista di Repubblica, non poteva partecipare al Premio Arrigo Benedetti nella sezione Junior di cui invece è risultata vincitrice (come da lei stessa in questi giorni più volte ripetuto). A controllare doveva essere il Comune di Barga (LU) che non solo ha approvato il Regolamento di gara ma che ha anche impegnato soldi pubblici del proprio bilancio per pagare la giornalista: "Federica Angeli € 1350,00 (Importo lordo € 1.800,00- ritenuta d’acconto Euro 450,00)". Ricordiamo che nella giuria siede il sindaco di Barga, Marco Bonini, mentre nel Comitato organizzatore del premio troviamo il senatore Andrea Marcucci, (PD, renziano, ex PLI con il ministro De Lorenzo). C'è però un altro scandalo, ben più grave.

Il regolamento del premio è stato approvato dal Comune di Barga il 20 aprile 2017 e la giuria ha comunicato il 16 maggio i nomi dei 2 vincitori (Ferruccio De Bortoli e Federica Angeli). Tale 'classifica' è stata annunciata anche il 24 maggio dalla stessa Angeli: "Ho vinto il premio Arrigo Benedetti come miglior giovane cronista italiana" (ergo, sezione Junior). Il 26 maggio il sottoscritto ha fatto luce sulla questione e in data 29 maggio lo ha pubblicato anche La Gazzetta del Serchio.
A questo punto è intervenuto il Comune di Barga che il 30 maggio ha emesso una determinazione dirigenziale in cui si legge: "...  il bando prevede per i vincitori un premio di euro 1.800,00 lorde per il vincitore della sezione giornalisti professionisti", "...  informava di aver deciso di assegnare il Premio Arrigo Benedetti 2017 alla giornalista Federica Angeli".

Dunque il Comune fa scomparire la distinzione tra i due premi (Senior e Junior) come invece recita il regolamento approvato: "Il premio prevede una categoria Senior e una Junior. Nella prima sono compresi giornalisti con una carriera avanzata, firme conosciute e apprezzate ... nella seconda, i giovani all'inizio della carriera. Al vincitore della categoria Senior spetterà una targa, mentre il vincitore della categoria Junior riceverà un premio di euro 1.800,00 (lordi)". A questo punto le cose sono due:

- Federica Angeli non può essere vincitrice della categoria Senior perché riceve il premio in euro
- Federica Angeli non può essere vincitrice della categoria Junior perché non è di certo una 'giovane' all'inizio della carriera.

Il premio, in tutte le precedenti edizioni, ha sempre rispettato le due categorie, ma quest'anno no: vince in pratica solo la Angeli e a De Bortoli si concede una parte della vetrina. Che il personaggio Angeli sia 'ben visto' dall'ala renziana del PD è noto a tutti. Ecco quindi il tassello mancante in questo rocambolesco premio: il senatore Andrea Marcucci, nato a Barga, cittadina da sempre considerata un feudo di famiglia per la presenza dell'azienda farmaceutica nel settore del sangue. Andrea Marcucci è figlio di Guelfo Marcucci morto a dicembre 2015 un mese dopo la prima udienza tenutasi a Napoli dell’unico processo penale scaturito dallo scandalo del sangue infetto di ben 20 anni fa. Guelfo Marcucci era il potente imprenditore farmaceutico che assieme a Duilio Poggiolini, l’ex direttore del servizio farmaceutico del ministero della Salute (uno dei principali imputati di Tangentopoli) avrebbe dovuto rispondere di omicidio colposo plurimo: "600 morti accertate per aver utilizzato in quegli anni plasmaderivati non controllati". Un processo ancora in corso.
Per capire il potere dei Marcucci basta ricordarne la proprietà della tenuta del Ciocco di Castelvecchio Pascoli. Una storia che parte da lontano e che ha compreso anche il network televisivo “Elefante” nonché “Videomusic”, il canale dedicato alla musica e ai giovani, poi venduto a Cecchi Gori.

Ricapitolando. A Barga, in nome del PD di Renzi, si fa vincere la Angeli, si aggiustano le carte, si inneggia alla legalità, si fa sfilare De Bortoli e sono tutti contenti. Ora vediamo che cosa diranno gli organi preposti al controllo della spesa pubblica. Non tutti votano PD e tantomeno hanno in simpatia Renzi.

26 maggio 2017

FEDERICA ANGELI E IL GIOVANE PREMIO "ARRIGO BENEDETTI" A BARGA (LU)

Un caro amico di Lucca mi segnala un piccolo scandalo di provincia. Riguarda la pluridecorata giornalista Federica Angeli, già al centro di dubbie vicende ad Ostia, tra cui l'ex stabilimento balneare dei Fasciani e 'la miglior amministrazione mai vista' di Andrea Tassone (PD). La vicenda si svolge a Barga, piccolo paesino della Media Valle del Serchio, che conta poco più di 10.000 anime. Il mio amico mi riferisce che Federica Angeli è risultata vincitrice nella categoria Junior del "Premio giornalistico Arrigo Benedetti Città di Barga" non rispettando però i requisiti del bando stesso che prevedeva da regolamento, per questa categoria, solo la partecipazione di "giovani all'inizio della carriera". Per età anagrafica (nata il 20 ottobre 1975) ed esperienza (giornalista professionista dal 18 luglio 2006) Federica Angeli non poteva partecipare a quel premio, assegnato comunque dalla Giuria in base al suo unico e 'insindacabile giudizio'. Il premio Senior è andato al giornalista Ferruccio De Bortoli (classe 1953), a cui è spettata solo una targa, mentre alla Angeli le sono stati dati anche 1.800 euro (lordi) che magari a un giovane (veramente Junior) avrebbero fatto comodo. Insomma un vero scandalo di provincia soprattutto per il fatto che la Angeli tutto questo non lo ha detto ma ha esultato per il premio come una bambina al Luna Park (stile Junior, appunto: depistaggio?). Anzi si è anche vantata di essere stata premiata come la 'miglior giovane cronista italiana'. Imbarazzante o grottesco? Al lettore la facile scelta. La premiazione avverrà il 31 maggio alle ore 11 presso  il Teatro dei Differenti di Barga e sia De Bortoli che la Angeli dovranno partecipare altrimenti verrà annullato il loro premio. Confidiamo che la Angeli faccia un gesto di onestà e rinunci al premio evidenziando l'errore della Giuria (sicuramente in buonafede: anche se lei non dimostra meno di 42 anni, forse a Barga non sanno che scrive su Repubblica dal 1998). Un gesto di onestà soprattutto nei confronti della memoria di Arrigo Benedetti, partigiano e tra i fondatori del Partito Radicale, che il 31 maggio vorrebbe evitare di rigirarsi nella tomba. Benedetti, fondatore dell'Europeo e dell'Espresso, raccontava la sua Italia contemporanea in modo libero, indipendente e veritiero. Alla Angeli non possiamo chiedere di essere libera e indipendente, ha già fatto le sue scelte, ma almeno una volta dimostri di essere veritiera. Non per altro, ma dal racconto dei bambini di Rignano Flaminio al finto arresto del gestore dell'Hakuna matata, qualche dubbio la gente lo nutre.

P.S: - il mio amico di Lucca pensa invece che la Angeli, da vera fuoriclasse, si prenderà senza problemi il premio e i soldi, un po' come Maradona quando segnò di mano agli inglesi davanti alle telecamere dei Mondiale del 1986. Insomma, dalla Mano di Dio alla Penna della Angeli: per la pagnotta si fa di tutto. A me fa un po' schifo, ma è solo un'opinione libera, indipendente e veritiera.

28 marzo 2017

OSTIA, MAFIA CAPITALE: DAVANTI A BUZZI CROLLA LA DIFESA DI TASSONE (PD)

Screditare la principale 'fonte' dell"informativa dei Carabinieri del ROS che ha portato all'arresto di Andrea Tassone (PD) nell'inchiesta 'Mafia Capitale'. Salvatore Buzzi va bene come accusatore solo se non parla del PD. Questa la linea seguita dall'avvocato difensore di Tassone, Antonio Ugo Palma, aiutato dalle esternazioni sui media e i social network di Matteo Orfini (presidente uscente del PD), Stefano Esposito (senatore PD, ex commissario del PD di Ostia) e da Repubblica tramite la sua giornalista di giudiziaria, Federica Angeli. Almeno fino al controesame di Buzzi andato in onda il 27 marzo 2017, qui riportato. Mafia Capitale è un processo di mafia e Buzzi sta sempre più ricoprendo il ruolo del pentito, più o meno creduto dalla Procura. Certo è che Buzzi conferma con certosina precisione i capi di accusa della Procura rivolti a Tassone. Smontare Buzzi significa smontare la Procura e i Carabinieri. Imbarazzante l'uso da parte di Palma come 'testimoni' di tre personaggi coinvolti nell'era Tassone: Alfonso Sabella (la cui breve esperienza a Ostia è stata commissariata per mafia), Andrea Storri (coordinatore PD di Ostia, coordinatore della campagna elettorale di Tassone, assessore al bilancio nella giunta Tassone) e Claudio Saccotelli (direttore del municipio di Ostia con Tassone e oggi coinvolto in procedimenti penali). Il ridicolo lo ha però raggiunto Federica Angeli che addirittura ha definto Tassone "la miglior amministrazione mai vista" mettendoci "la mano sul fuoco". Avvocato Palma, chiami anche lei come testimone.



24 marzo 2017

OSTIA, MAFIA CAPITALE: LE BUGIE DI TASSONE (PD) SU BUZZI

Era il 3 dicembre 2014 e Andrea Tassone (PD, ex presidente del Municipio X) affermava da Bologna due falsità:

"Intendo sottolineare che non risulto né tra i 37 arrestati né tra i cento indagati dell’inchiesta ‘Mondo di mezzo’ condotta ieri dai carabinieri del Ros su disposizione della Procura di Roma"

"Riguardo a questo Buzzi, no, non so chi sia. La ’29 giugno’ ha svolto dei lavori nel municipio X ma è una cooperativa grande, che ha svolto interventi in tutto il comune di Roma. Il procuratore Pignatone è a conoscenza di tutto: io, ripeto, non ho niente da temere"

Il 4 giugno 2015 a Tassone sono stati dati gli arresti domiciliari, come misura cautelare, anche se il Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ne aveva firmato l'arresto in carcere il 18 marzo 2015, lo stesso giorno in cui Tassone si è 'salvato' dimettendosi durante una imbarazzante conferenza stampa tenuta con Matteo Orfini e Stefano Esposito al Nazareno.
Tassone dal 6 dicembre 2013 aveva già contatti con Buzzi con cui si era visto molte volte, come dimostra p.es. la foto del 15 maggio 2014 qui allegata o quella presso il  ristorante Il Pescatore presso il Borghetto dei Pescatori (Ostia) in data 10 maggio 2014.
Insomma, bugie belle e buone: bugia i rapporti di Tassone con Pignatone ma soprattutto bugia il fatto che Tassone al 3 dicembre 2014 non conoscesse Buzzi.

A conferma di tutto ciò l'audio estrapolato dalla registrazione integrale dell'udienza di giovedì 16 marzo 2017 di Salvatore Buzzi che ha confermato per filo e per segno l'informativa dei Carabinieri del ROS presa in considerazione dalla Procura di Roma per l'arresto di Tassone. 30 minuti imbarazzanti e di infamia amministrativa.

Eppure c'è stata ad Ostia una giornalista, Federica Angeli di Repubblica, che ha difeso fino in fondo l'operato di Tassone, da lei definito "la miglior amministrazione mai vista".
Federica Angeli, premiata da Tassone l'8 marzo 2014, lo ha p.es. definito il 19 giugno 2014 "grande, forte, pulito... sempre a fianco di chi si batte per il bene di un quartiere per troppo tempo abituato a favoritismi e mafiosità" oppure il 19 dicembre 2014 quando, con evidente intento di depistare le indagini, sosteneva "Su Andrea Tassone metto io la mano sul fuoco. E' di un'onestà intellettuale imbarazzante. Se ci fossero stati gravi indizi di colpevolezza contro Tassone, Pignatone lo avrebbe indagato. Non l'ha fatto. Perché Tassone è uno che la mafia la combatte davvero. E siccome io le carte le ho lette e la giudiziaria la faccio da venti anni so di cosa parlo. Andrea Tassone è pulito".
E invece a Tassone lo hanno arrestato e ora su di lui 'canta' pure Buzzi che sempre la Angeli cerca di screditare non capendo che quanto dice Buzzi è quanto riportato nelle carte della Procura.
Domanda: ma la Angeli, le carte. saprà veramente 'leggerle' visto che dopo l'arresto di Tassone, in data 24 marzo 2015, ritrattò miseramente tutto (1)?


(1) il post su facebook è stato rimosso da Federica Angeli ma ne rimane evidenza in questo articolo: http://ostia.romatoday.it/ostia-x-municipio-elezioni-2016.html

12 febbraio 2017

FEDERICO CAPURSO GIORNALISTA DELL'ANNO

Venerdì 3 febbraio 2017 ore 15:45-18:45 sala Consiglio del Municipio VIII (via Benedetto Croce 50). Non si parla nè dello Stadio della Roma nè della sindaca Virginia Raggi ma di "autorecupero degli immobili abbandonati". Un evento promosso dal portavoce M5S dell'VIII Municipio, Massimiliano Morosini. C'è anche Paolo Berdini.
Il giorno 8 febbraio il giornalista Federico Capurso dice in tv: "Non conoscevo Berdini, era la prima volta. L'ho atteso fuori dall'evento. Sapeva da subito che ero un giornalista perchè mi sono presentato come richiede il Codice Deontologico" ( http://www.dailymotion.com/video/x5b0f7m). Si riferisce alle frasi di Berdini sulla Raggi ma non conferma subito di avere una registrazione. La registrazione esce fuori il giorno stesso dopo la smentita di Berdini e un'altra ancora il giorno 11. Sei minuti di registrazione nascosta nella quale (sempre secondo Capurso) Berdini sarebbe stato a conoscenza della professione di Capurso sin dai primi minuti. Addirittura avrebbe autorizzato (dopo un minuto) Capurso a scrivere che la Raggi e Romeo sono  amanti. Ma in forma anonima.
Capurso invece (5 giorni dopo la registrazione nascosta) tira fuori tutto rivelando la fonte e contravvenendo al Codice Deontologico, art.9 lett. e). Accade lo stesso giorno in cui Romeo viene ascoltato in Procura. Strana coincidenza ma di elevato sincronismo. Inoltre all'interrogatorio di Romeo è presente il capo della Squadra Mobile di Roma così come l'interrogatorio della Raggi si è tenuto presso la Direzione Anti Crimine il cui direttore è quel Vittorio Rizzi (nipote di Parisi) molto vicino al Governo Renzi.
Tornando alla prima registrazione, Capurso afferma di essere un 'precario' giornalista solo dopo 3 minuti di registrazione montata ad arte in cui si parla (nell'ordine) di: indagine dell'Espresso, relazione amorosa Raggi/Romeo, il parere di Berdini sulla Raggi e l'inchiesta giudiziaria. Berdini afferma di non aver mai concesso l'intervista. Sarebbe dunque opportuno render pubblica la registrazione integrale e soprattutto spiegare come è avvenuta cioè sapere chi l'ha registrata. Infatti risulta disturbata ed incomprensibile in alcuni tratti, cosa strana per chi registra a così vicina distanza.
La domanda è: il registratore lo aveva Capurso o è una intercettazione ambientale di qualcuno nei pressi?
Capurso è giornalista pubblicista da fine marzo 2016, praticamente uno sconosciuto tanto da non risultare ancora nell'ultima lista dell'ordine dei giornalisti nazionale. Eppure deve avere un grande carisma per esser stato privilegiato da Berdini, che non rilascia interviste da sempre, rispetto a più blasonati colleghi. Tipo Mattia Feltri.

4 febbraio 2017

SGARBO ISTITUZIONALE ALLA RAGGI. I 770.564 ROMANI CHIEDONO RISPETTO ALLA STAMPA, ALLA POLIZIA E ALLA PROCURA.

Caso Sindaca di Roma, dalla Polizia alla polizza. Proviamo a fare un po' di chiarezza su una schifezza epocale messa in scena da tutti i poteri forti di Roma.

Tutto inizia con il caso Raineri, il magistrato voluto dalla Sindaca di Roma come capo gabinetto e poi rimosso dall'incarico su parere dell'ANAC. A inizio settembre 2016, appena dopo le successive dimissioni della Raineri, viene presentato in Procura un primo esposto da Fratelli d'Italia, nel quale la Procura intravede, senza indagati, il reato di abuso d'ufficio e falso ideologico nelle nomine dei collaboratori della Sindaca di Roma. Negli stessi giorni, è proprio la Raineri a presentare un secondo memoriale in Procura con accuse pesanti:
- "... da subito, mi sono scontrata con la sindaca sulla procedura di nomina di Romeo, da me ritenuta assolutamente illegittima."
- "... Marra mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi 4 figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata, e di avere rinunciato alla scorta personale nonostante anch’egli a rischio di incolumità... ufficiali della Gdf mi segnalarono l’inopportunità di trattenere Marra come vice nel Gabinetto..."

Il 14 dicembre arriva la Squadra Mobile in Campidoglio nella veste di Polizia Giudiziaria per acquisire una serie di documenti finalizzati soprattutto a chiarire la nomina di Romeo. Il 16 dicembre Marra viene arrestato per corruzione, una misura cautelare applicata per evitare che potesse reiterare il reato. Le indagini sono condotte dal pm Francesco Dall'Olio e dall'aggiunto Paolo Ielo che nei tre mesi intercorsi hanno ascoltato molte persone. La stampa in tre mesi ha accusato e 'condannato' la Sindaca di Roma in più occasioni mediante una macchina del fango guidata da Repubblica, molto vicina agli ambienti di Magistratura Democratica della Procura. Tutto accade dopo la bocciatura della candidatura alle Olimpiadi (21/09/2016), dopo l'esito del referendum (04/12/2016) e dopo il più volte pre-annuncaito no allo Stadio della Roma. In questo periodo i giornali e le tv accedono a documenti tenuti segreti dalla Procura, forniscono la data di un inesistente avviso di garanzia alla Sindaca di Roma, ingannano la fede pubblica con false informazioni sul codice di procedura penale.

Da parte  della Procura vengono condotte le indagini nei confronti di Romeo, che non è indagato, accedendo in maniera discutibile ai suoi dati patrimoniali e violando in maniera sistematica la privacy di altre persone a lui vicine, al limite di quanto consentito dal codice di procedura penale. La Procura ha infatti individuato, sulla base degli esposti, solo un'ipotesi di reato e aperto un fascicolo contro ignoti in cerca  dei 'colpevoli'. In pratica ha però iniziato a prendere informazioni su Romeo che, se avesse chiesto al Casellario Giudiziale il proprio certificato ex art.335 cpp, non avrebbe trovato nulla a suo carico. Tutto quanto questo è prassi ma è illegittimo e già più volte si è espressa la Cassazione rilevando una negazione del diritto di difesa nei casi in cui la Procura finge di non sapere su chi deve indagare.
Complice di tutto ciò la Squadra Mobile di Roma, cioè l'organo che per conto della Polizia di Stato svolge i compiti di Polizia Giudiziaria. La Procura non ha delegato per le indagini i Carabinieri o la Guardia di Finanza (come è stato per Mafia Capitale) ma la Polizia di Stato, che risponde al Ministro degli Interni, di solito impegnata in ambito 'criminale' e non amministrativo. Una Polizia di Stato che più correttamente in questo periodo si dovrebbe chiamare Polizia di Governo, un Governo PD ancora guidato dal vendicativo Renzi, la cui leadership è stata demolita dal M5S col doppio colpo Roma-Referendum.

Il 24 gennaio 2017 è la Sindaca di Roma a dichiare di aver ricevuto un 'invito a comparire' (art.375 cpp). Tale invito viene rivolto non solo nei casi in cui il pm voglia procedere ad interrogatorio della persona sottoposta ad indagine, ma anche quando vuole confrontarsi su dei fatti di solito descritti nell'invito. La Sindaca di Roma non ha mai ricevuto un 'avviso di garanzia' (art.369 cpp), come hanno sostenuto i giornali.
Il 2 febbraio nella sede dello SCO (Servizio Centrale Operativo) sulla via Tuscolana, davanti agli ex studi di Cinecittà, si è tenuto l'incontro della Sindaca di Roma con i pm. In quella sede la Sindaca di Roma è venuta a conoscenza della presenza delle ormai famose polizze contratte da Romeo in cui lei risulta come beneficiaria in caso di morte di Romeo. In realtà l'Espresso in esclusiva, a firma di Emiliano Fittipaldi, aveva già pubblicato un articolo con la grave affermazione/insinuazione che la polizza fosse il ringraziamento di Romeo alla Sindaca di Roma per averlo promosso tripicandogli lo stipendio. Sarà la stessa Procura (il 3 febbraio) a ribadire che non c'è alcuna ipotesi di reato collegata alle polizze così come non c'è alcun dubbio sulla provenienza lecita dei soldi con cui sono state contratte le polizze da Romeo. Dunque, un bluff mediatico.
La Procura infine ha confermato le ipotesi di reato di abuso d'ufficio e falso ideologico, atti dovuti davanti a un esposto presentato dal magistrato Raineri.

Paolo Ielo e Francesco Dall'Olio, i due PM, sono stati scelti dal capo procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, per le indagini che riguardano i reati contro la Pubblica Amministrazione. Non erano però presenti quel 26 dicembre 2016 quando il Ministro dello Sport, Luca Lotti (PD, braccio destro di Renzi), ha voluto chiarire la sua posizione all'interno dello scandalo Consip in cui risulta indagato (il più grande appalto d’Europa: 2,7 miliardi di euro). A ricevere Lotti, con grande 'garbo istituzionale' e in località tenuta segreta ai giornalisti meno che a Repubblica, è stato il PM Mario Palazzi, coordinatore romano di Magistratura Democratica, cioè l'associazione dei magistrati definiti le "Toghe Rosse". Paolo Ielo è pm anche in Mafia Capitale e proviene da Milano dove ha seguito i processi di Mani Pulite. Analoga grande esperienza ce l'ha il pm Francesco Dall'Olio. Dunque non è chiara l'intromissione di Palazzi nel caso di Lotti.

Infine, un dettaglio tecnico sulle polizze. La Sindaca di Roma, come qualsiasi beneficiario, non ha alcun vantaggio immediato da tali polizze e ogni fantasia a riguardo lascia il tempo che trova, come la versione piena di inesattezze rilasciata da un ex grillino usato come 'pentito' sulle pagine di Repubblica. Tali polizze (emesse da Intesa San Paolo - Vita) sono prodotti di investimento con capitale garantito, non sequestrabile, non pignorabile, fuori dall'asse ereditario, per le quali non è previsto alcun coinvolgimento del beneficiario all'atto della stipula. Dunque fare il processo alle intenzioni e cioè che alla scadenza di una di queste (nel 2019, valore: 3.000 euro) la Sindaca di Roma sarebbe stata 'premiata' da Romeo è una schifezza mai vista in pieno contrasto con il codice deontologico dei giornalisti (nessun intervento da parte dell'ordine nazionale guidato da Enzo Iacopino il cui mandato scaduto da un anno è stato prorogato ben due volte).

Restano aperte alcune domande.
Perchè si è violata la privacy della Sindaca di Roma nelle indagini su Romeo che, tra le altre cose, non prevedono alcun reato per quelle polizze? Perché l'audizione della Sindaca di Roma è stata condotta nella sede dello SCO, "il servizio della Direzione centrale anticrimine che coordina l'attività investigativa sulla criminalità organizzata" e non normalmente in Procura? Perché l'Espresso sapeva delle polizze prima della Sindaca di Roma? Ma soprattutto perchè il pool della Procura per i reati contro la pubblica amministrazione non ha riservato alla Sindaca di Roma lo stesso 'garbo istituzionale' riservato al Ministro Lotti? I giornalisti non erano stati informati dell'interrogatorio di Lotti mentre hanno atteso l Sindaca di Roma per ore sulla Tuscolana, pronti alla gogna mediatica, tanto che un giornalista di Repubblica ha scritto: "Di fronte la Direzione Centrale Anticrimine, con un sorriso da fatina, evita risposte".

La Sindaca di Roma è stato eletta da 770.564 romani che meritano rispetto e trasparenza da stampa, Polizia e Procura. Se ci sono indagini da fare si eseguano come previsto dalle leggi e non ad uso e consumo dei poteri forti di Roma.

2 febbraio 2017

LA MAFIA SOTTO IL NASO DEL SENATORE STEFANO ESPOSITO. IL CASO DELLA MOGLIE, RACHELE VENCO.

Il senatore del PD Stefano Esposito predica bene ma razzola male. Ha gridato alla mafia degli altri ma non ha visto la 'ndrangheta a contatto con la società Set Up Live S.r.l. in cui fino al 2011 ha lavorato la moglie, Rachele Venco, in qualità di responsabile dell'ufficio stampa.

I FATTI
Di recente, il 24 marzo 2016, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) ha respinto il ricorso numero di registro generale 1914 del 2015 proposto dalla società Set Up Live S.r.l. contro il Ministero dell'Interno Prefettura di Milano nei confronti della Autorita' Nazionale Anticorruzione. In pratica i magistrati hanno confermato l’informativa antimafia interdittiva emessa in data 31 luglio 2015. Non è stato possibile togliere alla Set Up Live S.r.l. il milionario appalto per l'EXPO' di Milano (non si sarebbero finiti in tempo i lavori riaffidandoli) ma la società è stata commissariata perchè in odore di 'ndrangheta.
La Set Up Live S.r.l. è da oltre 30 anni la società torinese numero uno nella vendita di biglietti e allestimenti per eventi e concerti.
L’interdizione si riferisce ai rapporti avuti nel 2011 con alcuni indagati dell’inchiesta torinese "San Michele" sulla ’ndrangheta, successiva alla "Minotauro", e in particolare a quelli di Lorenzo La Rosa, socio di minoranza di Set Up Live S.r.l., con Luigino Greco e Giacomo Lo Surdo, coinvolti nell’inchiesta e abituati a chiedere a La Rosa biglietti per vari concerti. Biglietti che, secondo le carte di "San Michele", sarebbero stati destinati anche a sostenere, con la loro vendita, le famiglie di ’ndranghetisti finiti in carcere.
Quanto l’azienda torinese sia stata in rapporti con la ‘ndrangheta in Piemonte lo si capisce meglio dall’amministratore delegato di Set Up Live S.r.l., Giulio Muttoni. E’ lui ad incontrare gli emissari del clan Greco negli uffici della società. “Caro. Confermati cassa accrediti. Un abbraccio e un bacio”, si legge in un sms di Muttoni, al quale Luigino Greco ricambia con lo stesso affetto: “Ti sono riconoscente… grazie di cuore. Il tuo amico”.
Nessuno ha mai denunciato nulla, una sorta di "contiguità soggiacente".

LA SENTENZA
Il 21 dicembre 2016 questa è stata la sentenza del processo 'San Michele' per il soggetto più coinvolto con la Set Up live s.r.l.:
- Greco Luigi CONDANNA:ritenuto responsabile reati capo 1 (associazione di tipo mafiosa, ‘ndrangheta), esclusa aggravante 416bis comma 4, capo 10, escluse aggravanti art.644 comma V n.3 cp (…) riconosciute le attenuanti generiche nonché per il capo 10 attenuante 62 n.6, attenuanti equivalenti alla recidiva (…) pena anni 9 e mesi 4 di reclusione

Senatore Stefano Esposito, complimenti.

28 gennaio 2017

OSTIA, MATTARELLA E LA MAFIA VISTA DA BOLZONI

Bernardo Mattarella e il figlio Sergio
Nel 2000 ha dato in pratica del mafioso a Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica. Di recente ha paragonato Ostia a Brancaccio, famigerato quartiere di Palermo. Scrive su Repubblica e si autodefinisce "esperto di mafia" forse perchè è il compagno di Gabriella Stramaccioni, responsabile di Libera. Si chiama Attilio Bolzoni e dovrebbe spiegare ai suoi lettori che quando scrive non ha sempre fonti attendibili.
Il caso di Bernardo Mattarella è inquietante. Il 25 ottobre del 2000, su Repubblica venne pubblicato un articolo di Bolzoni dal titolo poco mafioso “Caccia al boss innamorato” in cui si legge: “Era il 1957, il mese ottobre. Sbarcò a Roma con quel Giuseppe Bonanno meglio conosciuto come Joe Bananas, ricevuto all' aeroporto di Roma con tutti gli onori dal ministro Bernardo Mattarella che era anche lui di Castellammare”. Notizia scopiazzata dal libro “A Man of Honor" scritto dal boss di cosa nostra americana Joseph Bonanno (Mondadori, 1985) che così raccontò del presunto incontro avvenuto a Ciampino: «Tra coloro che ci accolsero c’era anche un ministro del governo italiano. L’ho riconosciuto immediatamente. Era Bernardo Mattarella, ed eravamo cresciuti insieme a Castellammare. Nel 1957 credo fosse ministro degli Affari Esteri». In realtà in quel periodo Bernardo Mattarella era ministro delle Poste e Telecomunicazioni e comunque di tale incontro non ci sono prove. Attilio Bolzoni non verrà denunciato da Sergio Mattarella per diffamazione come invece è accaduto ad Alfio Caruso per aver citato lo stesso episodio nel libro "Da cosa nasce cosa" (Longanesi, 2000). Il motivo è semplice: Bolzoni è l'esperto di mafia e non sbaglia mai.
Attilio Bolzoni però nello stesso articolo, pur citando il clan dei Buccellato di Castellamare del Golfo, non si interroga se la moglie di Bernardo Mattarella, Maria Buccellato, poteva essere la sorella di Antonino Buccellato, boss locale. Eppure poteva essere un corretto approfondimento, visto l'incontro di Ciampino e il fatto che, pochi mesi dopo, il dieci ottobre del 1957, si tenne all’Hotel delle Palme di Palermo il più grande summit tra le famiglie italiane di cosa nostra e quelle insediate oltre Oceano. Strano che l'esperto di mafia neppure abbia fatto cenno alle accuse rivolte a Bernardo Mattarella nel 1992 dall'ex ministro Claudio Martelli: "Bernardo Mattarella secondo gli atti della Commissione antimafia e secondo Pio La Torre (1976), fu il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal fascismo, dalla monarchia e dal separatismo, verso la Dc". Addirittura si legge, "in un’intervista pubblicata da Repubblica il 10 agosto 1982, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, non uno qualsiasi, anche lui morto sotto i colpi della mafia, collegò l’uccisione di Piersanti Mattarella, il presidente della Regione assassinato alle vicende paterne". Ma per Attilio Bolzoni, esperto di mafia e vicino alle vicende della famiglia Mattarella, l'uccisione di Piersanti (fratello del Presidente della Repubblica) segue una pista nera, legata a Giusva Fioravanti, riconosciuto da Irma Chiazzese, moglie di Piersanti. In fondo Piersanti Mattarella era l'uomo di Aldo Moro in Sicilia.
In tutte queste indagini giornalistiche di Bolzoni, che vedono il padre del Presidente della Repubblica vicino ai mafiosi e il fratello ucciso dalla mafia nera, è intervenuto di recente il Tribunale di Palermo dicendo che Sergio Mattarella non dovrà rispondere sull'ipotesi che lo zio fosse un boss. Intanto un altro pentito come il boss Di Carlo (marzo 2016) lancia nuove accuse di mafia contro Bernardo Mattarella. E che fa Bolzoni? Gira in lungo e in largo per Ostia per trovare somiglianze con Brancaccio in preda alla sindrome dell'esperto di mafia. Di Mattarella non si interessa più, di Ostia si perchè serve al PD.

16 gennaio 2017

OSTIA, MAFIA: BUFALE MEDIATICHE E DEPISTAGGI GIUDIZIARI DI REPUBBLICA

Proprio mentre va in onda ad Ostia lo scontro tra il PD locale e la Commissione Straordinaria, si assiste da parte di Repubblica a un goffo tentativo di giustificare la proroga del commissariamento per altri sei mesi. L'articolo è del 14 gennaio 2017 e riporta, spacciandoli per 'attuali' (1), dati dei 'beni confiscati nel Lazio', in realtà già noti e sviscerati dal 29 febbraio 2016 (2). I dati che vengono utilizzati da Repubblica comprendono però anche beni solo sequestrati come misura di prevenzione, dunque non ancora confiscati in maniera definitiva. Sarebbe come dare già del condannato a un imputato. Sono inoltre riportati da Repubblica totali complessivi a partire dall'avvio della legislazione in materia nel 1982 e non contestualizzati cronologicamente. Insomma, una gran confusione e una informazione falsa e tendenziosa in piena violazione del codice deontologico.

L'articolo neppure specifica che i "1270 beni immobili confiscati nel Lazio" (in gran parte solo sequestrati) non corrispondono a entità reali. Infatti per 'bene immobile confiscato' si intende la singola particella catastale e non l’intero bene (terreno, appartamento, etc.), che quasi sempre è costituito da più particelle. La notizia è anche falsa perchè attribuisce al Lazio e soprattutto a Roma un primato negativo e cioè quello di aver raggiunto, per beni confiscati, livelli criminali come le regioni tradizionali (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia). In realtà Piemonte e Lombardia hanno valori uguali se non superiori al Lazio, anche a fronte dei recenti procedimenti penali non conteggiati all'interno dei totali complessivi di un anno fa. Anche nel caso delle 'aziende confiscate nel Lazio' Repubblica fa un'enorme confusione. Ricordiamo che per ogni procedimento penale si parte da un sequestro, come misura di prevenzione, e si termina con una confisca definitiva che può arrivare anche dopo 10 anni. In questo spazio temporale, le banche dati conteggiano anche le aziende indicate come "uscite dalla gestione" che sono le aziende che, pur essendo state confiscate dalla magistratura, non è stato possibile destinare secondo le previsioni dell'art. 48 comma 8 del Codice Antimafia (affitto, vendita liquidazione). Tipicamente si tratta di aziende chiuse in autonomia per iniziativa del magistrato delegato o fallite nel corso dell'iter giudiziario. In pratica aziende fantasma che non esistono più.

Allora per fare chiarezza sulla questione, comunque allarmante per Roma ed il Lazio e non solo per Ostia, non basta scopiazzare senza capire ma si deve ricorrere agli unici dati attendibili che sono quelli dell' ANBSC (Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata) e quelli del SIPPI (Sistema Informativo Prefetture e Procure dell'Italia Meridionale). L'unico dato certo, non aggregato, sono le procedure di gestione in mano all'ANBSC aggiornate in tempo reale (3), vale a dire lo stato di avanzamento dei procedimenti penali e delle misure di prevenzione in corso in tema di confische. Allegando questo dato con quello degli enti sciolti per mafia dal 30 settembre 1991 al 3 novembre 2016 (4), si traggono spunti interessanti riportati in tabella.
In pratica non è il Lazio ma la Lombardia ed il Piemonte a destare preoccupazione, la prima per la grossa penetrazione nel tessuto economico della criminalità organizzata (indicatore: elevato numero di procedure di gestione), la seconda per il preoccupante segnale di infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione (p.es. i casi di Rivarolo Canavese e di Leini) e la presenza sempre più massiccia della 'ndrangheta, infilatasi nei grandi appalti della TAV.

Repubblica? Figlia di quel De Benedetti balzato alle cronache per 600 milioni di scoperto con il Monte Paschi di Siena fa solo giochi politici fatti senza alcuna deontologia ai danni dell'informazione. Purtroppo non è una novità. A Roma e nel Lazio c'è la mafia dei politici ma questa, per Repubblica, è un'altra questione da non trattare visto che interessa prevalentemente il PD



(1) "E' una fotografia allarmante quella che l'Osservatorio sulla legalità della regione offre sul numero di beni confiscati alle mafie a Roma e nel Lazio. Numeri che, fino a qualche anno fa si potevano immaginare solo al sud. E invece siamo nel centro Italia, dove il fenomeno mafioso per troppo tempo è stato ignorato e sottovalutato".
(2) http://www.governo.it/sites/governoNEW.it/files/PianoAzioneBeniConfiscati_20160310.pdf
http://www.regione.lazio.it/binary/rl_main/tbl_documenti/OSL_RPT_Mafie_nel_Lazio_07_07_2016_.pdf
(3) http://www.openregio.it/statistiche/visualizza/procedure/
(4) http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2016/09/Riepilogo-per-regione.pdf
http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2016/09/Elenco-1991-2-novembre-2016.pdf

12 gennaio 2017

OSTIA, LE 'PAZZE' SPESE ELETTORALI DI ANDREA TASSONE NEL 2013

L'imbroglio delle spese elettorali di Andrea Tassone (PD, ex presidente del X Municipio, finito agli arresti per Mafia Capitale) è uno scandalo che coinvolge tutto il PD di Ostia, compreso il successivo commissario PD, Stefano Esposito..
La normativa in materia è complessa ma chiara ed indica tassativamente cosa si può fare e cosa non si può fare. La legge del 6 luglio 2012 n. 96, all’art. 11, comma 3, facendo riferimento alla legge 515/93 art. 12, specifica che “il periodo della campagna elettorale si intende compreso fra la data di convocazione dei Comizi elettorali e il giorno precedente lo svolgimento della votazione". Eppure a Tassone risultano essere pervenuti, tra gli altri, almeno 7.600 euro di contributi elettorali dopo le elezioni, addirittura dopo il turno di ballottaggio.
Le votazioni si sono tenute il 26-27 maggio del 2013 ed il successivo ballottaggio nei giorni 9-10 giugno. Dai documenti, risulta che Tassone ha ricevuto (dei 59.650 euro) 23 mila euro dopo il 27 maggio e altri 7.600 euro dopo il 10 giugno. Dunque Tassone ha fatto una campagna elettorale (6 aprile - 27 maggio) con appena 29.050 euro. Poi, p.es., il 7 giugno il Gruppo Parnasi si sveglia e paga a Tassone 20 mila euro, così come poi (con importi minori) faranno anche altri.
Le società del Gruppo Parnasi sono 4: Parsec I srl, FinParco srl, Samar e Parsec 6 srl. Ricordiamo che una società può erogare finanziamenti ad un candidato a condizione che:

a) assuma preventivamente la relativa delibera di erogazione del finanziamento da parte degli organi competenti della Società erogante;
b) il finanziamento sia iscritto in bilancio;
c) sia data comunicazione del finanziamento entro il termine di tre mesi dalla ricezione del contributo al Presidente della Camera dei Deputati, anche mediante raccomandata A/R qualora il finanziamento sia pari o ecceda l’importo di € 5.000,00 (come nel caso in questione).

Tutto regolare? Perché ben 4 versamenti da 4 società, tutte il 7 giugno, a ridosso del ballottaggio?
Ma ciò che crea più imbarazzo sono i 'nominativi' che hanno pagato dopo il 10 giugno 2013:

Europa Edilizia srl lunedì 10 giugno 2013 (2.500,00)
Circolo PD Acilia martedì 11 giugno 2013 (2.500,00)
Ciotoli Giuseppe mercoledì 19 giugno 2013 (2.000,00)
Droghei Giuliano giovedì 4 luglio 2013 (600,00)

Giuseppe Ciotoli è il proprietario del Bar Sisto in Piazza Anco Marzio, un punto di riferimento per Tassone (in quota ad Enrico Gasbarra, PD), almeno fino allo scontro sulla pedonalizzazione del lungomare. Giuliano Droghei è il padre di Emanuela Droghei, assessore alle Politiche Sociali sotto Tassone, moglie di Francesco D'Ausilio, capogruppo PD Capitolino rinviato anche lui a giudizio per Mafia Capitale. Da notare che Giuliano Droghei è stato anche mandatario per la campagna elettorale di D'Ausilio. Il Circolo PD di Acilia fa riferimento a Giuliano Droghei (PD) e ad Andrea Storri (PD), quest'ultimo Assessore al Bilancio sotto Tassone e in precedenza coordinatore del Comitato Elettorale per Tassone Presidente, nonchè rappresentante per la Lista Civica Marino presso il seggio centrale di via dell'Arcadia (pur essendo in quota al PD) assieme a Paolo Solvi (arrestato e condannato per Mafia Capitale). Insomma un bell'intreccio soprattutto se consideriamo che la società Europa Edilizia srl è la proprietaria dei casali di via Salorno (Infernetto) ristrutturati per diventare un Centro Socio Assistenziale per i malati di Alzheimer ma di fatto trasformatosi i un centro di accoglienza per gli immigrati minorenni, balzato alla cronaca anche per la passerella elettorale fatta da Cecilie Kyenge (PD) e voluta da Emanuela Droghei e Tassone stesso. Tra le altre cose, un'altra società finanziatrice di Tassone appartiene al costruttore Pulcini, quello delle Terrazze del Presidente sulla via di Acilia.

Due sono le figure essenziali di tutte le spese per la campagna elettorale di Tassone: Francesco Viglioglia e Andrea Storri. Il primo ha ricoperto il ruolo di mandatario per Tassone e quello di tesoriere del Comitato elettorale di Tassone ed è poi diventato segretario 'particolare' di Tassone (il direttore del Municipio X, Claudio Saccotelli, a cui si domandò  per iscritto a che titolo Viglioglia avesse un ufficio dentro il Municipio, rispose che era 'un amico' di Tassone e che capitava lì 'per caso'). Viglioglia, nel resoconto delle spese elettorali, non fa riferimento a un conto corrente intestato a Tassone ma a un conto corrente intestato al Comitato. Se già questa cosa è illegale (il conto corrente doveva essere nominativo ed intestato a Tassone e non render conto delle spese del Comitato come i caffè o la cancelleria utilizzata dai ragazzi volontari) risulta ancor più strano che tra le voci di spesa non compaiano i cosiddetti servizi, nello specifico i costi per l'affitto della sede del Comitato in piazza Tor San Michele 20, di proprietà di Dario e Danilo Lorenzetti, titolari della famosa agenzia funebre di Ostia.
Seguendo poi la cronologia degli eventi che hanno portato Tassone ad essere eletto presidente del Municipio X, emerge un'altra anomalia:

28-mar-13 Il PD del XIII Municipio sceglie Tassone per le primarie del centrosinistra per la presidenza del Municipio X
05-apr-13 Al Teatro Nino Manfredi di Ostia, Tassone presenta il proprio programma
06-apr-13 Tassone vince le primarie del centrosinistra per la presidenza del Municipio X
23-apr-13 Inaugurazione della sede del Comitato Elettorale per "Andrea Tassone Presidente"
26-apr-13 Cena di finanziamento presso il Porto di Ostia (Yachting Club)

Dove sono finiti i soldi della cena di finanziamento? (continua)