Lo dice chiaramente l'articolo 114 del Codice di Procedura Penale (Divieto di pubblicazione di atti e di immagini):
1. È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto [329] o anche solo del loro contenuto.
2. È vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari [405 ss., 554] ovvero fino al termine dell'udienza preliminare [424].
Invece giornalisti furbetti e ambienti 'ciarlieri' della Procura, dall'esposto contro Virginia Raggi fino al caso dell'assessore Paola Romana Muraro, hanno scritto e divulgato di tutto, anche false affermazioni (imbarazzante quella, più volta ripetuta sui social network da Federica Angeli, giornalista di Repubblica, e cioè che la Muraro avrebbe ricevuto un 'avviso di garanzia', cosa mai accaduta). Addirittura nei confronti di un magistrato come Alfonso Sabella, ex Assessore alla Legalità (!) nella giunta Marino, è stato aperto un fascicolo presso la Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura per aver temerariamente dichiarato «Un avviso di garanzia a Virginia Raggi sarebbe un atto dovuto». Insomma, se gli organi garanti per la Stampa e per la Giustizia non intervengono, assisteremo a uno scontro 'politico' di nuova generazione: "Mole & Press", cioè, usa una talpa della Procura e pubblica su un giornale amico. Anche quello che non è vero, anche quello che non si potrebbe, soprattutto quello che conviene al 'regista' di turno.
7 settembre 2016
2 settembre 2016
ROMA, CASO RAINERI: LA DISINFORMAZIONE DI REPUBBLICA
La disinformazione di Repubblica si è di recente dedicata a gravi accuse rivolte al Magistrato Carla Romana Raineri, Capo Gabinetto dimissionario della Sindaca di Roma, Virginia Raggi. Le accuse sono state portate avanti soprattutto da due suoi giornalisti, Lorenzo d'Albergo e Federica Angeli: stipendio troppo alto e nomina senza un bando pubblico. L'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha espresso il suo parere: la nomina del Capo di Gabinetto deve avvenire secondo quanto previsto dall'art.90 del testo Unico degli Enti Locali (TUEL) che, sostanzialmente, si riassume nei due seguenti punti:
- (comma 1) collaboratori assunti con contratto a tempo determinato, i quali, se dipendenti da una pubblica amministrazione, sono collocati in aspettativa senza assegni.
- (comma 2) al personale assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale degli enti locali.
Dunque, più che il caso di Carla Romana Raineri, salta all'occhio quello di Mario Vanni, Capo Gabinetto del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala (sostenuto dal PD). Infatti Sala ha 'selezionato' Mario Vanni in base all'art.110 del d.lgs. 267/2000, con una retribuzione di 120.000 euro l'anno, più una quota variabile legata al risultato di 20.000 euro (valore massimo). Questo sta scritto nella delibera di giunta comunale n.1223 del 29 luglio 2016. Come risulta compatibile con quanto appena stabilito dall'ANAC e cioè che il Capo di Gabinetto deve essere inquadrato mediante l'articolo 90 del TUEL e non il 110? Repubblica e i suoi giornalisti su questo caso osservano un rigoroso silenzio.
L'articolo Art. 110 (Incarichi a contratto) prevede la possibilità di elargire più soldi al personale di fiducia selezionato grazie a un trattamento economico che include una indennità ad personam, commisurata alla specifica qualificazione professionale e culturale, come è stato fatto per Vanni (la somma indicata è 'omnicomprensiva').
Ricapitolando: per l'ANAC non serve un bando pubblico (art.110) ma l'applicazione dell'art.90 però con un trattamento economico adeguato al contratto collettivo nazionale di lavoro del personale degli enti locali (tutto il contrario di quanto si è fatto a Milano).
La Angeli e D'Albergo possono anche non conoscere cosa accade fuori dalle mura Aureliane, però almeno potevano informarsi su cosa ha fatto l'ex Sindaco di Roma, Ignazio Marino (PD), da entrambi da sempre sostenuto. Basta leggere gli atti della nomina di Luigi Fucito, Capo Gabinetto di Marino e soprattutto la delibera di giunta capitolina n.300 del 5 luglio 2013 dove risulta che Fucito è stato nominato senza alcun bando e in applicazione dell'art.110 (doppia irregolarità). Infatti risulta che Luigi Fucito (consigliere parlamentare del senato con una retribuzione di 190.000 euro all'anno) rinunciò 'spontaneamente' il 18 febbraio 2014 al compenso annuo lordo di 73.000 euro come Capo di Gabinetto, e non a quello dell'ente di provenienza (il Senato) come previsto dall'art.90. Dunque Fucito venne nominato con l'art.110, oggi contestato dall'ANAC.
Anche il Commissario Straordinario, Paolo Francesco Tronca, ha scelto il proprio Capo di Gabinetto, Ugo Taucer, senza alcun bando pubblico.
Un'ultima considerazione. Marino e Sala non hanno mai chiesto parere sulle loro scelte né alla propria avvocatura né all'ANAC: informate Repubblica, magari ci scrive il prossimo articolo.
- (comma 1) collaboratori assunti con contratto a tempo determinato, i quali, se dipendenti da una pubblica amministrazione, sono collocati in aspettativa senza assegni.
- (comma 2) al personale assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale degli enti locali.
Dunque, più che il caso di Carla Romana Raineri, salta all'occhio quello di Mario Vanni, Capo Gabinetto del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala (sostenuto dal PD). Infatti Sala ha 'selezionato' Mario Vanni in base all'art.110 del d.lgs. 267/2000, con una retribuzione di 120.000 euro l'anno, più una quota variabile legata al risultato di 20.000 euro (valore massimo). Questo sta scritto nella delibera di giunta comunale n.1223 del 29 luglio 2016. Come risulta compatibile con quanto appena stabilito dall'ANAC e cioè che il Capo di Gabinetto deve essere inquadrato mediante l'articolo 90 del TUEL e non il 110? Repubblica e i suoi giornalisti su questo caso osservano un rigoroso silenzio.
L'articolo Art. 110 (Incarichi a contratto) prevede la possibilità di elargire più soldi al personale di fiducia selezionato grazie a un trattamento economico che include una indennità ad personam, commisurata alla specifica qualificazione professionale e culturale, come è stato fatto per Vanni (la somma indicata è 'omnicomprensiva').
Ricapitolando: per l'ANAC non serve un bando pubblico (art.110) ma l'applicazione dell'art.90 però con un trattamento economico adeguato al contratto collettivo nazionale di lavoro del personale degli enti locali (tutto il contrario di quanto si è fatto a Milano).
La Angeli e D'Albergo possono anche non conoscere cosa accade fuori dalle mura Aureliane, però almeno potevano informarsi su cosa ha fatto l'ex Sindaco di Roma, Ignazio Marino (PD), da entrambi da sempre sostenuto. Basta leggere gli atti della nomina di Luigi Fucito, Capo Gabinetto di Marino e soprattutto la delibera di giunta capitolina n.300 del 5 luglio 2013 dove risulta che Fucito è stato nominato senza alcun bando e in applicazione dell'art.110 (doppia irregolarità). Infatti risulta che Luigi Fucito (consigliere parlamentare del senato con una retribuzione di 190.000 euro all'anno) rinunciò 'spontaneamente' il 18 febbraio 2014 al compenso annuo lordo di 73.000 euro come Capo di Gabinetto, e non a quello dell'ente di provenienza (il Senato) come previsto dall'art.90. Dunque Fucito venne nominato con l'art.110, oggi contestato dall'ANAC.
Anche il Commissario Straordinario, Paolo Francesco Tronca, ha scelto il proprio Capo di Gabinetto, Ugo Taucer, senza alcun bando pubblico.
Un'ultima considerazione. Marino e Sala non hanno mai chiesto parere sulle loro scelte né alla propria avvocatura né all'ANAC: informate Repubblica, magari ci scrive il prossimo articolo.
1 settembre 2016
ROMA. CASO RAINERI E LO SGAMBETTO DI RODOLFO MURRA
Oggi tutti parlano delle dimissioni del Capo di Gabinetto della Sindaca di Roma, Virginia Raggi, dopo il parere espresso sul suo ruolo da parte dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC): "applicazione errata e contraddittoria del Testo Unico Enti Locali (T.U.E.L.) da parte dell'avvocatura capitolina". Tutti accusano la Sindaca ma nessuno parla del Capo dell'Avvocatura Capitolina, Rodolfo Murra. Vediamo allora come sono andate le cose.
E' l'Ordinanza del Sindaco n.45 del 22/07/2016 a nominare la Dott.ssa Carla Romana Raineri Capo di Gabinetto della Sindaca di Roma Capitale. Successivamente, con la Deliberazioni della Giunta Capitolina n.14 del 05/08/2016, viene instaurato il rapporto di lavoro a tempo determinato con il Cons. Carla Romana Raineri, per lo svolgimento dell'incarico di "Capo di Gabinetto" dell'On.le Sindaca, Virginia Raggi.
In quest'ultima deliberazione si è espressa l'Avvocatura Capitolina (parere prot. n. RF/2016/68414), sostenendo, a riguardo del "ruolo ricoperto dal Capo di Gabinetto di un Sindaco di un Comune di rilevanti dimensioni", come fosse evidente che "le funzioni attribuite a tale figura siano del tutto equiparabili a quelle tipiche di un apicale. La norma del T.U.E.L., che sembra maggiormente confacente alla figura del Capo di Gabinetto parrebbe perciò essere quella scritta nell’art.110".
Sulla base di questo parere, ai sensi dell’art.110, comma 2, del D.Lgs. n. 267 del 18 agosto 2000, si è dunque basata la Sindaca Virginia Raggi.
Il Capo dell'Avvocatura Capitolina è l'avvocato Rodolfo Murra, ben noto ad Ostia (commissariata per mafia) per esser stato scelto dall'ex Sindaco Ignazio Marino come Direttore del Municipio X dopo lo scoppio di Mafia Capitale a luglio del 2013 e che nulla ha visto e fatto per arginare le presunte malefatte del Presidente dello stesso municipio, Andrea Tassone (PD), arrestato il 4 giugno 2015 per Mafia Capitale. E' stato Murra a lasciare il suo posto di direttore di municipio a Carlo Sassi e poi a Claudio Saccotelli, quest'ultimo non solo rientrato nelle intercettazioni di Mafia Capitale del 2013 ma già intercettato per l'Operazione Anco Marzio del 2004 con personaggi della malavita locale. Secondo quanto riferisce Corsera "Fra le ipotesi che circolano c’è anche quella di una macchia reputazionale legata al periodo in cui l’avvocato [Murra] era direttore del municipio di Ostia con la giunta di Andrea Tassone - allora osannato da La Repubblica come “la miglior amministrazione mai vista” (nda) - e sul cui operato avrebbe preferito girare la testa”. Poi con Sabella è calato un ferale silenzio su Tassone.
Ora, guarda caso, l'ANAC deve correggere il parere dell'Avvocatura Capitolina, cioè di Rodolfo Murra, dopo il polverone sollevato da Repubblica sulla Raineri a metà agosto. Eppure Rodolfo Murra il 4 marzo del 2016 era stato 'licenziato' dal commissario Francesco Paolo Tronca che voleva «conferire l’incarico di capo dell’avvocatura capitolina mediante una procedura di interpello rivolta agli avvocati dirigenti cassazionisti interni all’amministrazione capitolina» in quanto il suo mandato era scaduto a ottobre 2015. Chiunque avrebbe potuto inviare il proprio curriculum entro le ore 16 dell’11 marzo 2016. Murra però è ancora lì (1), con il dente avvelenato contro il M5S.
“La tesi - riportata dal Corriere della Sera- è dei Cinque Stelle e compare nel dossier depositato all’Antimafia nel 2015. Sostengono i grillini che, benché esperto, Murra avrebbe dato il via libera a iniziative e concessioni anomale volute da Tassone e finite poi nel mirino della Procura per le vicende di Mafia Capitale. Murra fu difeso dall’omonimo assessore alla Legalità, Alfonso Sabella, che sottolineò come avesse revocato la concessione per la gestione dell’«Amanusa» di Ostia per darla poi a Libera, distinguendosi da chi all’epoca faceva l’opposto". Peccato che Libera ha dovuto 'lasciare' quella spiaggia per forti irregolarità riscontrate proprio dall'ANAC. Insomma, Rodolfo Murra appare come una serpe nel grembo della giunta Raggi. Chissà se, come avvenuto quando lasciò il Municipio X per il Campidoglio, ci lascerà un post chiarificatore sul suo blog, come avvenuto in passato.
(1) Rodolfo Murra con Ordinanza del Commissario Straordinario, Francesco Paolo Tronca, n.117 del 26/05/2016, è stato riconfermato a capo dell'AvvocaturaCapitolina per continuità amministrativa ma in via "temporanea, fino al termine della gestione Commissariale", cioè fino alla proclamazione della Sindaca del M5S, Virginia Raggi: cosa fa ancora lì?
E' l'Ordinanza del Sindaco n.45 del 22/07/2016 a nominare la Dott.ssa Carla Romana Raineri Capo di Gabinetto della Sindaca di Roma Capitale. Successivamente, con la Deliberazioni della Giunta Capitolina n.14 del 05/08/2016, viene instaurato il rapporto di lavoro a tempo determinato con il Cons. Carla Romana Raineri, per lo svolgimento dell'incarico di "Capo di Gabinetto" dell'On.le Sindaca, Virginia Raggi.
In quest'ultima deliberazione si è espressa l'Avvocatura Capitolina (parere prot. n. RF/2016/68414), sostenendo, a riguardo del "ruolo ricoperto dal Capo di Gabinetto di un Sindaco di un Comune di rilevanti dimensioni", come fosse evidente che "le funzioni attribuite a tale figura siano del tutto equiparabili a quelle tipiche di un apicale. La norma del T.U.E.L., che sembra maggiormente confacente alla figura del Capo di Gabinetto parrebbe perciò essere quella scritta nell’art.110".
Sulla base di questo parere, ai sensi dell’art.110, comma 2, del D.Lgs. n. 267 del 18 agosto 2000, si è dunque basata la Sindaca Virginia Raggi.
Il Capo dell'Avvocatura Capitolina è l'avvocato Rodolfo Murra, ben noto ad Ostia (commissariata per mafia) per esser stato scelto dall'ex Sindaco Ignazio Marino come Direttore del Municipio X dopo lo scoppio di Mafia Capitale a luglio del 2013 e che nulla ha visto e fatto per arginare le presunte malefatte del Presidente dello stesso municipio, Andrea Tassone (PD), arrestato il 4 giugno 2015 per Mafia Capitale. E' stato Murra a lasciare il suo posto di direttore di municipio a Carlo Sassi e poi a Claudio Saccotelli, quest'ultimo non solo rientrato nelle intercettazioni di Mafia Capitale del 2013 ma già intercettato per l'Operazione Anco Marzio del 2004 con personaggi della malavita locale. Secondo quanto riferisce Corsera "Fra le ipotesi che circolano c’è anche quella di una macchia reputazionale legata al periodo in cui l’avvocato [Murra] era direttore del municipio di Ostia con la giunta di Andrea Tassone - allora osannato da La Repubblica come “la miglior amministrazione mai vista” (nda) - e sul cui operato avrebbe preferito girare la testa”. Poi con Sabella è calato un ferale silenzio su Tassone.
Ora, guarda caso, l'ANAC deve correggere il parere dell'Avvocatura Capitolina, cioè di Rodolfo Murra, dopo il polverone sollevato da Repubblica sulla Raineri a metà agosto. Eppure Rodolfo Murra il 4 marzo del 2016 era stato 'licenziato' dal commissario Francesco Paolo Tronca che voleva «conferire l’incarico di capo dell’avvocatura capitolina mediante una procedura di interpello rivolta agli avvocati dirigenti cassazionisti interni all’amministrazione capitolina» in quanto il suo mandato era scaduto a ottobre 2015. Chiunque avrebbe potuto inviare il proprio curriculum entro le ore 16 dell’11 marzo 2016. Murra però è ancora lì (1), con il dente avvelenato contro il M5S.
“La tesi - riportata dal Corriere della Sera- è dei Cinque Stelle e compare nel dossier depositato all’Antimafia nel 2015. Sostengono i grillini che, benché esperto, Murra avrebbe dato il via libera a iniziative e concessioni anomale volute da Tassone e finite poi nel mirino della Procura per le vicende di Mafia Capitale. Murra fu difeso dall’omonimo assessore alla Legalità, Alfonso Sabella, che sottolineò come avesse revocato la concessione per la gestione dell’«Amanusa» di Ostia per darla poi a Libera, distinguendosi da chi all’epoca faceva l’opposto". Peccato che Libera ha dovuto 'lasciare' quella spiaggia per forti irregolarità riscontrate proprio dall'ANAC. Insomma, Rodolfo Murra appare come una serpe nel grembo della giunta Raggi. Chissà se, come avvenuto quando lasciò il Municipio X per il Campidoglio, ci lascerà un post chiarificatore sul suo blog, come avvenuto in passato.
(1) Rodolfo Murra con Ordinanza del Commissario Straordinario, Francesco Paolo Tronca, n.117 del 26/05/2016, è stato riconfermato a capo dell'AvvocaturaCapitolina per continuità amministrativa ma in via "temporanea, fino al termine della gestione Commissariale", cioè fino alla proclamazione della Sindaca del M5S, Virginia Raggi: cosa fa ancora lì?
26 agosto 2016
ACCISE: STORIA DI TERREMOTI E DI UN GOVERNO CAROGNA
Dichiarato lo stato di emergenza per il tremendo terremoto del Centro Italia, il Consigio dei Ministri stanzierà i primi 50 milioni con Renzi che lancia Casa Italia: “Un piano condiviso di ricostruzione, nessuna new town come accaduto a L'Aquila. Dobbiamo pensare alla ricostruzione, abbiamo un impegno morale con le donne e uomini di quelle comunità. La ricostruzione di quei borghi è priorità del governo e del Paese”. Renzi però aveva anche detto il 23 maggio del 2014 di togliere le accise sulla benzina, cioè, per dirla meglio, le imposte indirette sulla produzione e sui consumi sugli oli minerali (benzina, gasolio e GPL). In pratica per ogni rifornimento al distributore (ma non solo) paghiamo i vecchi terremoti (Belice, Friuli, Irpinia, L'Aquila, Emilia) e tanto altro ancora, così suddiviso (p.es., benzina € 0,72840 di accise per litro, gasolio € 0,61740 di accise per litro) (1)
Ora la novità. Renzi pensa ad una nuova accisa sul terremoto del Centro Italia. Aumenterà la benzina (meglio, gli oli minerali), non si farà nulla se non rubare i soldi (vedi in Sicilia il Belice) mentre in Centro Italia piomberà il freddo inverno (da quelle parti nevica di brutto). Carissimo Matteo (mi viene da trattarlo come il compagno di classe meno intelligente), fai una cosa: lascia stare il prezzo della benzina, leva almeno le accise sulla guerra di Etiopia e il Canale di Suez. Assieme, destinale al Centro Italia: farebbero ben 0,008211 euro, più di quanto si paga per L'Aquila. Prova per una volta a non dimostrarti il solito buffone. Grazie.
(1) DIREZIONE CENTRALE LEGISLAZIONE E PROCEDURE ACCISE E ALTRE IMPOSTE INDIRETTE - Ufficio accise sui prodotti energetici e alcolici e altre imposizioni indirette
00143 ROMA, Via Mario Carucci, 71 – Telefono +39 06 50246556 – Fax +39 06 50245372 - e-mail: dogane.legislazioneaccise.prodottienergetici@agenziadogane.it
ALIQUOTE DI IMPOSTA VIGENTI NEL SETTORE DELLE ACCISE
Aggiornamento al 1° gennaio 2015
- 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936;
- 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
- 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
- 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
- 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
- 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
- 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
- 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
- 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
- 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
- 0,005 euro per l'acquisto di autobus ecologici nel 2005;
- 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
- da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
- 0,04 euro per far fronte all'arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
- 0,0089 euro per far fronte all'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
- 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto "Salva Italia" nel dicembre 2011;
- 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.
Ora la novità. Renzi pensa ad una nuova accisa sul terremoto del Centro Italia. Aumenterà la benzina (meglio, gli oli minerali), non si farà nulla se non rubare i soldi (vedi in Sicilia il Belice) mentre in Centro Italia piomberà il freddo inverno (da quelle parti nevica di brutto). Carissimo Matteo (mi viene da trattarlo come il compagno di classe meno intelligente), fai una cosa: lascia stare il prezzo della benzina, leva almeno le accise sulla guerra di Etiopia e il Canale di Suez. Assieme, destinale al Centro Italia: farebbero ben 0,008211 euro, più di quanto si paga per L'Aquila. Prova per una volta a non dimostrarti il solito buffone. Grazie.
(1) DIREZIONE CENTRALE LEGISLAZIONE E PROCEDURE ACCISE E ALTRE IMPOSTE INDIRETTE - Ufficio accise sui prodotti energetici e alcolici e altre imposizioni indirette
00143 ROMA, Via Mario Carucci, 71 – Telefono +39 06 50246556 – Fax +39 06 50245372 - e-mail: dogane.legislazioneaccise.prodottienergetici@agenziadogane.it
ALIQUOTE DI IMPOSTA VIGENTI NEL SETTORE DELLE ACCISE
Aggiornamento al 1° gennaio 2015
1 agosto 2016
AIUTATEMI A CAPIRE SE AD OSTIA C'E' UN PD MAFIOSO
Mafia Capitale e arrestano Tassone (PD) presidente del Municipio.
Mafia Criminale e i Fasciani con i Triassi diventano semplici 'delinquenti', mentre sugli Spada ancora non c'è nulla ma arrestano l'ex-Commissario di Ostia, Franco, perchè in sostanza avrebbe favorito gli Spada anche se in tre anni di PD e di 'inchieste' giornalistiche (!) nessuno si è accorto di nulla.
Mafia degli Affari e sequestrano il Porto di Ostia figlioccio del PD.
Mafia delle Spiagge e l'unica cacciata da Ostia è Libera (made in PD).
Mafia degli Incendi ma non si brucia nulla, tra affitti non pagati e pignoramenti vari di mezze tacche del PD.
Mafia delle Parole e commissariano Ostia quando viene scelto dal PD l'Assessore alla Legalità, Sabella.
Mafia degli Euro e la Corte dei Conti chiede i soldi a due uomini del PD, Marino (Metro C) e Sabella (torture del G8).
Ha scritto bene un poliziotto: "Ma ve prego... voi non avete idea di cosa sia la mafia... cambiate lavoro". E non rompeteci più i coglioni.
Mafia Criminale e i Fasciani con i Triassi diventano semplici 'delinquenti', mentre sugli Spada ancora non c'è nulla ma arrestano l'ex-Commissario di Ostia, Franco, perchè in sostanza avrebbe favorito gli Spada anche se in tre anni di PD e di 'inchieste' giornalistiche (!) nessuno si è accorto di nulla.
Mafia degli Affari e sequestrano il Porto di Ostia figlioccio del PD.
Mafia delle Spiagge e l'unica cacciata da Ostia è Libera (made in PD).
Mafia degli Incendi ma non si brucia nulla, tra affitti non pagati e pignoramenti vari di mezze tacche del PD.
Mafia delle Parole e commissariano Ostia quando viene scelto dal PD l'Assessore alla Legalità, Sabella.
Mafia degli Euro e la Corte dei Conti chiede i soldi a due uomini del PD, Marino (Metro C) e Sabella (torture del G8).
Ha scritto bene un poliziotto: "Ma ve prego... voi non avete idea di cosa sia la mafia... cambiate lavoro". E non rompeteci più i coglioni.
10 aprile 2016
OSTIA SI AFFIDA AL FALLIMENTO DELL'ANTIMAFIA: SABELLA E BINDI
Nessuno dice che Rosy Bindi (PD) occupa da oltre 5 mesi senza alcun titolo la presidenza della Commissione Antimafia e che Alfonso Sabella è un magistrato ancora a spasso e criticato dalla Unione delle Camere Penali (una associazione di penalisti cui aderiscono 131 Camere Penali territoriali a cui sono iscritti più di 8.000 avvocati penalisti). L'occasione per parlarne ce la offre Bruno Vespa.
Della puntata di mercoledì 6 aprile di Porta a Porta con l’intervista del figlio di Totò Riina, rimane impressa solo la frase dell’avvocato Luigi Li Gotti: “E' fallita l'antimafia, in Italia. E' fallita l'antimafia. Perché è diventata una professione. La professione dell'antimafia... e si fanno carriere sull'antimafia.”
Li Gotti è considerato il legale dei pentiti, quello che si faceva un vanto di concordare il processo coi PM, di offrirgli pentiti collaborativi e materiale per condanne da ergastolo. In una parola, mentre i difensori cercavano di sbugiardare i pentiti, Li Gotti era lì per legittimarli. Li Gotti conosce bene il mondo della magistratura, quello politico e quello criminale per potersi esprimere con chiarezza sul mondo dell’antimafia. A questo mondo dell’antimafia risponde più di tutti il magistrato Alfonso Sabella, auto definitosi un ‘mafia hunter’, che continua a interpretare per il solo PD il ruolo dell’antimafioso per eccellenza, forse anche per rifarsi una verginità dopo essere stato indagato per le torture dei Genova del G8.
Lo stesso giorno, alla stessa ora in cui parlava Li Gotti, non davanti a un milione di persone ma a circa 100 fedeli del PD mafioso di Ostia, dentro il Teatro del Lido (a Ostia), l'On.le Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, sosteneva che "l'antimafia è un mestiere". Ricordiamo che Rosy Bindi, presidente del PD dal 2009 al 2013, eletta nel ruolo attuale il 22 ottobre 2013, ha vissuto in prima persona la scelta imposta dal PD che ha portato il 22 aprile 2013 alla distruzione delle intercettazioni tra l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e Nicola Mancino, fulcro inquietante della trattativa Stato-Mafia. A ricevere i maggiori vantaggi di tale affermazione della Bindi ("l'antimafia è un mestiere"), sempre lui, Alfonso Sabella, che presso il Teatro del Lido stava presentando il suo ultimo libro, proponendosi come l'esperto dell'antimafia in Italia, ma cadendo in strafalcioni madornali come quello di aver scritto essere Nazzareno Fasciani il figlio di Carmine e non il fratello. A Ostia una simile sciocchezza non la scriverebbe neppure il collaboratore non pagato di un giornalino di quartiere. Neppure il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, lo ha corretto, lei, che disse appunto nel 2013 "di non capire nulla di mafia". Lei, Rosy Bindi, che secondo la legge 19 luglio 2013, n. 87 (articolo 2, comma 2) non potrebbe più essere dal 22 ottobre 2015 presidente della Commissione Antimafia. (1)
In realtà il problema più grande è rappresentato dalla figura di Alfonso Sabella, come ha anche rilevato l'Unione delle Camere Penali. Uno squilibrio tra politica e magistratura, che ha finito con il produrre l’insopportabile sovrapposizione e contaminazione fra i diversi poteri dello Stato. Una prassi degenerativa assai pericolosa per gli equilibri democratici ed istituzionali.
L’assunzione da parte della politica di magistrati antimafia (come si definisce Sabella) all’interno delle amministrazioni territoriali, addirittura approvata dal CSM e sospinta da un certo favore popolare, è al di fuori di ogni regolamentazione legislativa. Da un lato assistiamo a una magistratura che si insedia all'interno della politica legittimando se stessa come unica garante della legalità, e dall'altro a una politica che dimostra con tali scelte di voler delegittimare se stessa affermando la propria inadeguatezza e la propria incapacità di perseguire la legalità con i suoi propri strumenti e con le sue proprie forze. Di questo se ne fa principale interprete il PD e l’utilizzo di Alfonso Sabella è in queste senso eclatante. Un esempio su tutti.
Nel suo ultimo libro, parlando di Ostia come ‘territorio mafioso’ dove lui è stato inviato dal sindaco Marino per ripristinare la legalità dopo l’arresto per Mafia Capitale dell’ex-presidente del Municipio X, Andrea Tassone (PD), Sabella riferisce di un episodio avvenuto in un campo Rom, presso Acilia. Sabella racconta di esser stato accompagnato nel sopralluogo da Emanuela Droghei, moglie di Francesco D’Ausilio, entrambi del PD e, rispettivamente, (al tempo) Assessore alle Politiche Sociali della giunta municipale Tassone e capogruppo capitolino appunto del PD. Sabella scrive: "Ci siamo tutti insomma a verificare cos'è successo e a portare solidarietà a quei disgraziati, vivi per miracolo. Del resto sono in una giunta di sinistra. E' normale preoccuparsi dei più deboli, delle persone meno integrate nel contesto sociale".
Sabella, che è stato nominato Assessore alla Legalità per arginare lo scandalo del PD coinvolto in Mafia Capitale, che doveva affrontare profonde indagini all’interno delle cooperative sociali gestite da Buzzi e Carminati con i favori del PD romano, che doveva (da magistrato) guardarsi attorno per evitare di essere ‘contaminato’ da una politica corrotta (D’Ausilio si è dimesso non per l’inchiesta su Marino ma per le innumerevoli intercettazioni in cui si fa il suo nome dentro le indagini di Mafia Capitale), si prostra dopo 16 mesi dallo scandalo di Mafia Capitale ancora alla politica, ancora al PD. La Droghei e D’Ausilio non sono mai citati nel suo libro se non per l’episodio di cui sopra. Il fatto del campo Rom si riferisce al 27 dicembre 2014, appena 5 giorni dopo la sua nomina ad assessore comunale. Dopo 16 mesi, Sabella dimentica invece, scrivendo il suo libro, quanto emerso dalle indagini della Procura di Roma, cioè il coinvolgimento di Emanuela Droghei con le cooperative legate a Buzzi e quello di D’Ausilio con il porto di Ostia. Sabella, che rappresenta per il PD la legalità, non può insinuare il dubbio nel lettore che la coppia politica del PD più forte del Municipio X, seppur non indagata, sia stata parte del sistema visti i continui rapporti con personaggi come Mario Monge e Mauro Balini.
La domanda che segue nasce dunque spontanea: quale servizio offre alla lotta alle mafie un personaggio come Sabella che cura soltanto la comunicazione del PD nel tentativo di far dimenticare la responsabilità politica avuta in Mafia Capitale? Forse la risposta ce l’ha già data Luigi Li Gotti: l’antimafia è diventata una professione e, per la propria carriera, si fa di tutto. Lo conferma la sua 'compagna' Rosy Bindi: "l'antimafia è un mestiere". Buon lavoro, magistrato Sabella: il PD le sarà grato ma dica a Rosy Bindi che deve liberare la poltrona che occupa senza titolo.
(1) Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. (13G00130) (GU n.175 del 27-7-2013 )
note: Entrata in vigore del provvedimento: 28/07/2013 (lo stesso giorno dell'operazione Nuova Alba, che ha visto carcerare i Fasciani: coincidenza?)
articolo 2, comma 2 : "La Commissione e' rinnovata dopo il primo biennio dalla sua costituzione; i componenti possono essere confermati" ma la 'conferma' dal 22 ottobre 2015 non c'è mai stata.
Della puntata di mercoledì 6 aprile di Porta a Porta con l’intervista del figlio di Totò Riina, rimane impressa solo la frase dell’avvocato Luigi Li Gotti: “E' fallita l'antimafia, in Italia. E' fallita l'antimafia. Perché è diventata una professione. La professione dell'antimafia... e si fanno carriere sull'antimafia.”
Li Gotti è considerato il legale dei pentiti, quello che si faceva un vanto di concordare il processo coi PM, di offrirgli pentiti collaborativi e materiale per condanne da ergastolo. In una parola, mentre i difensori cercavano di sbugiardare i pentiti, Li Gotti era lì per legittimarli. Li Gotti conosce bene il mondo della magistratura, quello politico e quello criminale per potersi esprimere con chiarezza sul mondo dell’antimafia. A questo mondo dell’antimafia risponde più di tutti il magistrato Alfonso Sabella, auto definitosi un ‘mafia hunter’, che continua a interpretare per il solo PD il ruolo dell’antimafioso per eccellenza, forse anche per rifarsi una verginità dopo essere stato indagato per le torture dei Genova del G8.
Lo stesso giorno, alla stessa ora in cui parlava Li Gotti, non davanti a un milione di persone ma a circa 100 fedeli del PD mafioso di Ostia, dentro il Teatro del Lido (a Ostia), l'On.le Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, sosteneva che "l'antimafia è un mestiere". Ricordiamo che Rosy Bindi, presidente del PD dal 2009 al 2013, eletta nel ruolo attuale il 22 ottobre 2013, ha vissuto in prima persona la scelta imposta dal PD che ha portato il 22 aprile 2013 alla distruzione delle intercettazioni tra l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e Nicola Mancino, fulcro inquietante della trattativa Stato-Mafia. A ricevere i maggiori vantaggi di tale affermazione della Bindi ("l'antimafia è un mestiere"), sempre lui, Alfonso Sabella, che presso il Teatro del Lido stava presentando il suo ultimo libro, proponendosi come l'esperto dell'antimafia in Italia, ma cadendo in strafalcioni madornali come quello di aver scritto essere Nazzareno Fasciani il figlio di Carmine e non il fratello. A Ostia una simile sciocchezza non la scriverebbe neppure il collaboratore non pagato di un giornalino di quartiere. Neppure il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, lo ha corretto, lei, che disse appunto nel 2013 "di non capire nulla di mafia". Lei, Rosy Bindi, che secondo la legge 19 luglio 2013, n. 87 (articolo 2, comma 2) non potrebbe più essere dal 22 ottobre 2015 presidente della Commissione Antimafia. (1)
In realtà il problema più grande è rappresentato dalla figura di Alfonso Sabella, come ha anche rilevato l'Unione delle Camere Penali. Uno squilibrio tra politica e magistratura, che ha finito con il produrre l’insopportabile sovrapposizione e contaminazione fra i diversi poteri dello Stato. Una prassi degenerativa assai pericolosa per gli equilibri democratici ed istituzionali.
L’assunzione da parte della politica di magistrati antimafia (come si definisce Sabella) all’interno delle amministrazioni territoriali, addirittura approvata dal CSM e sospinta da un certo favore popolare, è al di fuori di ogni regolamentazione legislativa. Da un lato assistiamo a una magistratura che si insedia all'interno della politica legittimando se stessa come unica garante della legalità, e dall'altro a una politica che dimostra con tali scelte di voler delegittimare se stessa affermando la propria inadeguatezza e la propria incapacità di perseguire la legalità con i suoi propri strumenti e con le sue proprie forze. Di questo se ne fa principale interprete il PD e l’utilizzo di Alfonso Sabella è in queste senso eclatante. Un esempio su tutti.
Nel suo ultimo libro, parlando di Ostia come ‘territorio mafioso’ dove lui è stato inviato dal sindaco Marino per ripristinare la legalità dopo l’arresto per Mafia Capitale dell’ex-presidente del Municipio X, Andrea Tassone (PD), Sabella riferisce di un episodio avvenuto in un campo Rom, presso Acilia. Sabella racconta di esser stato accompagnato nel sopralluogo da Emanuela Droghei, moglie di Francesco D’Ausilio, entrambi del PD e, rispettivamente, (al tempo) Assessore alle Politiche Sociali della giunta municipale Tassone e capogruppo capitolino appunto del PD. Sabella scrive: "Ci siamo tutti insomma a verificare cos'è successo e a portare solidarietà a quei disgraziati, vivi per miracolo. Del resto sono in una giunta di sinistra. E' normale preoccuparsi dei più deboli, delle persone meno integrate nel contesto sociale".
Sabella, che è stato nominato Assessore alla Legalità per arginare lo scandalo del PD coinvolto in Mafia Capitale, che doveva affrontare profonde indagini all’interno delle cooperative sociali gestite da Buzzi e Carminati con i favori del PD romano, che doveva (da magistrato) guardarsi attorno per evitare di essere ‘contaminato’ da una politica corrotta (D’Ausilio si è dimesso non per l’inchiesta su Marino ma per le innumerevoli intercettazioni in cui si fa il suo nome dentro le indagini di Mafia Capitale), si prostra dopo 16 mesi dallo scandalo di Mafia Capitale ancora alla politica, ancora al PD. La Droghei e D’Ausilio non sono mai citati nel suo libro se non per l’episodio di cui sopra. Il fatto del campo Rom si riferisce al 27 dicembre 2014, appena 5 giorni dopo la sua nomina ad assessore comunale. Dopo 16 mesi, Sabella dimentica invece, scrivendo il suo libro, quanto emerso dalle indagini della Procura di Roma, cioè il coinvolgimento di Emanuela Droghei con le cooperative legate a Buzzi e quello di D’Ausilio con il porto di Ostia. Sabella, che rappresenta per il PD la legalità, non può insinuare il dubbio nel lettore che la coppia politica del PD più forte del Municipio X, seppur non indagata, sia stata parte del sistema visti i continui rapporti con personaggi come Mario Monge e Mauro Balini.
La domanda che segue nasce dunque spontanea: quale servizio offre alla lotta alle mafie un personaggio come Sabella che cura soltanto la comunicazione del PD nel tentativo di far dimenticare la responsabilità politica avuta in Mafia Capitale? Forse la risposta ce l’ha già data Luigi Li Gotti: l’antimafia è diventata una professione e, per la propria carriera, si fa di tutto. Lo conferma la sua 'compagna' Rosy Bindi: "l'antimafia è un mestiere". Buon lavoro, magistrato Sabella: il PD le sarà grato ma dica a Rosy Bindi che deve liberare la poltrona che occupa senza titolo.
(1) Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. (13G00130) (GU n.175 del 27-7-2013 )
note: Entrata in vigore del provvedimento: 28/07/2013 (lo stesso giorno dell'operazione Nuova Alba, che ha visto carcerare i Fasciani: coincidenza?)
articolo 2, comma 2 : "La Commissione e' rinnovata dopo il primo biennio dalla sua costituzione; i componenti possono essere confermati" ma la 'conferma' dal 22 ottobre 2015 non c'è mai stata.
15 marzo 2016
IL FINTO GIORNALISMO DI FEDERICA ANGELI
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| Il padre di Federica Angeli, 'megafono' della figlia |
LE FALSITA' DI FEDERICA ANGELI
Il Municipio X è stato commissariato per mafia nel 2015 a seguito di comportamenti criminali del suo ex-presidente, Andrea Tassone. Federica Angeli ha sostenuto per lungo tempo che Tassone rappresentasse "la miglior amministrazione mai vista", tanto da essere premiata da Tassone stesso come, a livello municipale (!) "donna dell'anno 2013". Negli ultimi 3 anni ha definito “mafioso”, sia sulle pagine di La Repubblica sia social network, chiunque rivelasse le malefatte dell'ex-presidente. Il primo ad esser definito tale è stato il sottoscritto, colpevole, secondo la tesi della Angeli, di aver scritto a Tassone più sms minacciosi ai fini di una “estorsione”. Così scriveva la giornalista di La Repubblica: <<Andrea Schiavone, con un sms dai toni decisamente inequivocabili - "O mi dai l'assessorato al turismo e cultura più due persone a me vicine o ti combino un casino" - aveva preso di mira il presidente del Municipio X, Andrea Tassone, eletto nel maggio 2013. E, manco a dirlo, inferno fu. Tassone, l'amministratore preso di mira, verrà diffamato e denigrato con insulti e intimidazioni gravissime, sparati attraverso i social network. La reazione del presidente del Municipio sarà però l'esatto contrario di ciò che i suoi detrattori si aspettavano: col messaggio ancora ben visibile sullo schermo del cellulare si reca dai Carabinieri, ignorando quanto gli era stato minacciosamente richiesto>>.
LA VERITA' DEGLI ATTI PROCESSUALI
Federica Angeli ha inventato tutto, diffamando gravemente il sottoscritto mentre difendeva le malefatte di Andrea Tassone. La verità la racconta addirittura il difensore di Tassone, l’avvocato Fabiana Liberati: "... in data 15 luglio 2013, Andrea Tassone, unitamente ai sigg. Emanuela Droghei e Andrea Storri (membri della giunta del Municipio X), sporgeva denuncia-querela presso la Legione Carabinieri Lazio - Stazione di Ostia, contro Andrea Schiavone, come singolo e nella veste di rappresentante di varie organizzazioni di carattere politico, sociale e culturale, per aver posto in essere condotte consistenti in attacchi personali ed affermazioni diffamatorie che, oltre ad offendere l'onore ed il decoro di Andrea Tassone, ne hanno leso l'immagine e la reputazione". Dunque, secondo lo stesso Tassone e il suo Avvocato, nessuna minaccia, nessuna estorsione, è stata posta in essere dal sottoscritto, a differenza di quanto sostenuto sempre da Federica Angeli. Tant’è che lo stesso PM, Luca Palamara, ha aperto le indagini nei miei confronti per "diffamazione" (art. 595 co.2 c.p.). Tale procedimento penale è stato poi riunito ad un'altra denuncia di Tassone nei miei confronti (sempre per diffamazione, in data 19 novembre 2013) dal PM Sergio Colaiocco, che ha chiesto l'archiviazione in data 29 gennaio 2015, a cui Tassone, Droghei e Storri, non si sono mai opposti. Neppure il testo del sms sopra citato è stato riportato con correttezza da Federica Angeli, che ne ha mischiati due, tra più di 20 sms scambiati tra me e Tassone, estrapolando pertanto solo ciò che le serviva per diffamarmi gravemente. Tassone ha avuto la correttezza, a differenza della Angeli, di riportare esattamente il nostro scambio via sms nella denuncia, che si presenta dunque identico a quello da me riportato nella denuncia da me fatta contro Tassone. Dunque, quanto asserito negli ultimi 3 anni da Federica Angeli è pura invenzione della stessa, con il chiaro intento di diffamarmi gravemente.
Premiata da Tassone (arrestato nell’inchiesta “mafia capitale” denominata “Mondo di mezzo”), consapevole frequentatrice per anni con la sua famiglia (per sua stessa ammissione) dello stabilimento balneare dei Fasciani (condannati per 416bis) con alcuni dei quali aveva rapporti di rispetto e stima (“la prima persona a cui Sabrina Fasciani ha scritto dal carcere, dopo l'arresto a luglio, sono stata io”) e a cui riconosceva un “codice d'onore vero”, indagata per stalking, molestie, calunnia e diffamazione dal 2014, viene sbugiardata dagli atti processuali che palesano così la sua violazione delle norme di legge e, ancora più grave per una giornalista, del codice deontologico, che obbliga ad attenersi alla verità dei fatti. Nonostante questo (o forse proprio per questo), è diventata lo strumento di quella parte del PD, capitanata dal Presidente del Partito Democratico, On. Matteo Orfini, e dal Sen. Stefano Esposito (Commissario del PD Municipio X), che vuole cancellare le tracce del PD nella mafia di Ostia.
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