28 gennaio 2017

OSTIA, MATTARELLA E LA MAFIA VISTA DA BOLZONI

Bernardo Mattarella e il figlio Sergio
Nel 2000 ha dato in pratica del mafioso a Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica. Di recente ha paragonato Ostia a Brancaccio, famigerato quartiere di Palermo. Scrive su Repubblica e si autodefinisce "esperto di mafia" forse perchè è il compagno di Gabriella Stramaccioni, responsabile di Libera. Si chiama Attilio Bolzoni e dovrebbe spiegare ai suoi lettori che quando scrive non ha sempre fonti attendibili.
Il caso di Bernardo Mattarella è inquietante. Il 25 ottobre del 2000, su Repubblica venne pubblicato un articolo di Bolzoni dal titolo poco mafioso “Caccia al boss innamorato” in cui si legge: “Era il 1957, il mese ottobre. Sbarcò a Roma con quel Giuseppe Bonanno meglio conosciuto come Joe Bananas, ricevuto all' aeroporto di Roma con tutti gli onori dal ministro Bernardo Mattarella che era anche lui di Castellammare”. Notizia scopiazzata dal libro “A Man of Honor" scritto dal boss di cosa nostra americana Joseph Bonanno (Mondadori, 1985) che così raccontò del presunto incontro avvenuto a Ciampino: «Tra coloro che ci accolsero c’era anche un ministro del governo italiano. L’ho riconosciuto immediatamente. Era Bernardo Mattarella, ed eravamo cresciuti insieme a Castellammare. Nel 1957 credo fosse ministro degli Affari Esteri». In realtà in quel periodo Bernardo Mattarella era ministro delle Poste e Telecomunicazioni e comunque di tale incontro non ci sono prove. Attilio Bolzoni non verrà denunciato da Sergio Mattarella per diffamazione come invece è accaduto ad Alfio Caruso per aver citato lo stesso episodio nel libro "Da cosa nasce cosa" (Longanesi, 2000). Il motivo è semplice: Bolzoni è l'esperto di mafia e non sbaglia mai.
Attilio Bolzoni però nello stesso articolo, pur citando il clan dei Buccellato di Castellamare del Golfo, non si interroga se la moglie di Bernardo Mattarella, Maria Buccellato, poteva essere la sorella di Antonino Buccellato, boss locale. Eppure poteva essere un corretto approfondimento, visto l'incontro di Ciampino e il fatto che, pochi mesi dopo, il dieci ottobre del 1957, si tenne all’Hotel delle Palme di Palermo il più grande summit tra le famiglie italiane di cosa nostra e quelle insediate oltre Oceano. Strano che l'esperto di mafia neppure abbia fatto cenno alle accuse rivolte a Bernardo Mattarella nel 1992 dall'ex ministro Claudio Martelli: "Bernardo Mattarella secondo gli atti della Commissione antimafia e secondo Pio La Torre (1976), fu il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal fascismo, dalla monarchia e dal separatismo, verso la Dc". Addirittura si legge, "in un’intervista pubblicata da Repubblica il 10 agosto 1982, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, non uno qualsiasi, anche lui morto sotto i colpi della mafia, collegò l’uccisione di Piersanti Mattarella, il presidente della Regione assassinato alle vicende paterne". Ma per Attilio Bolzoni, esperto di mafia e vicino alle vicende della famiglia Mattarella, l'uccisione di Piersanti (fratello del Presidente della Repubblica) segue una pista nera, legata a Giusva Fioravanti, riconosciuto da Irma Chiazzese, moglie di Piersanti. In fondo Piersanti Mattarella era l'uomo di Aldo Moro in Sicilia.
In tutte queste indagini giornalistiche di Bolzoni, che vedono il padre del Presidente della Repubblica vicino ai mafiosi e il fratello ucciso dalla mafia nera, è intervenuto di recente il Tribunale di Palermo dicendo che Sergio Mattarella non dovrà rispondere sull'ipotesi che lo zio fosse un boss. Intanto un altro pentito come il boss Di Carlo (marzo 2016) lancia nuove accuse di mafia contro Bernardo Mattarella. E che fa Bolzoni? Gira in lungo e in largo per Ostia per trovare somiglianze con Brancaccio in preda alla sindrome dell'esperto di mafia. Di Mattarella non si interessa più, di Ostia si perchè serve al PD.

16 gennaio 2017

OSTIA, MAFIA: BUFALE MEDIATICHE E DEPISTAGGI GIUDIZIARI DI REPUBBLICA

Proprio mentre va in onda ad Ostia lo scontro tra il PD locale e la Commissione Straordinaria, si assiste da parte di Repubblica a un goffo tentativo di giustificare la proroga del commissariamento per altri sei mesi. L'articolo è del 14 gennaio 2017 e riporta, spacciandoli per 'attuali' (1), dati dei 'beni confiscati nel Lazio', in realtà già noti e sviscerati dal 29 febbraio 2016 (2). I dati che vengono utilizzati da Repubblica comprendono però anche beni solo sequestrati come misura di prevenzione, dunque non ancora confiscati in maniera definitiva. Sarebbe come dare già del condannato a un imputato. Sono inoltre riportati da Repubblica totali complessivi a partire dall'avvio della legislazione in materia nel 1982 e non contestualizzati cronologicamente. Insomma, una gran confusione e una informazione falsa e tendenziosa in piena violazione del codice deontologico.

L'articolo neppure specifica che i "1270 beni immobili confiscati nel Lazio" (in gran parte solo sequestrati) non corrispondono a entità reali. Infatti per 'bene immobile confiscato' si intende la singola particella catastale e non l’intero bene (terreno, appartamento, etc.), che quasi sempre è costituito da più particelle. La notizia è anche falsa perchè attribuisce al Lazio e soprattutto a Roma un primato negativo e cioè quello di aver raggiunto, per beni confiscati, livelli criminali come le regioni tradizionali (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia). In realtà Piemonte e Lombardia hanno valori uguali se non superiori al Lazio, anche a fronte dei recenti procedimenti penali non conteggiati all'interno dei totali complessivi di un anno fa. Anche nel caso delle 'aziende confiscate nel Lazio' Repubblica fa un'enorme confusione. Ricordiamo che per ogni procedimento penale si parte da un sequestro, come misura di prevenzione, e si termina con una confisca definitiva che può arrivare anche dopo 10 anni. In questo spazio temporale, le banche dati conteggiano anche le aziende indicate come "uscite dalla gestione" che sono le aziende che, pur essendo state confiscate dalla magistratura, non è stato possibile destinare secondo le previsioni dell'art. 48 comma 8 del Codice Antimafia (affitto, vendita liquidazione). Tipicamente si tratta di aziende chiuse in autonomia per iniziativa del magistrato delegato o fallite nel corso dell'iter giudiziario. In pratica aziende fantasma che non esistono più.

Allora per fare chiarezza sulla questione, comunque allarmante per Roma ed il Lazio e non solo per Ostia, non basta scopiazzare senza capire ma si deve ricorrere agli unici dati attendibili che sono quelli dell' ANBSC (Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata) e quelli del SIPPI (Sistema Informativo Prefetture e Procure dell'Italia Meridionale). L'unico dato certo, non aggregato, sono le procedure di gestione in mano all'ANBSC aggiornate in tempo reale (3), vale a dire lo stato di avanzamento dei procedimenti penali e delle misure di prevenzione in corso in tema di confische. Allegando questo dato con quello degli enti sciolti per mafia dal 30 settembre 1991 al 3 novembre 2016 (4), si traggono spunti interessanti riportati in tabella.
In pratica non è il Lazio ma la Lombardia ed il Piemonte a destare preoccupazione, la prima per la grossa penetrazione nel tessuto economico della criminalità organizzata (indicatore: elevato numero di procedure di gestione), la seconda per il preoccupante segnale di infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione (p.es. i casi di Rivarolo Canavese e di Leini) e la presenza sempre più massiccia della 'ndrangheta, infilatasi nei grandi appalti della TAV.

Repubblica? Figlia di quel De Benedetti balzato alle cronache per 600 milioni di scoperto con il Monte Paschi di Siena fa solo giochi politici fatti senza alcuna deontologia ai danni dell'informazione. Purtroppo non è una novità. A Roma e nel Lazio c'è la mafia dei politici ma questa, per Repubblica, è un'altra questione da non trattare visto che interessa prevalentemente il PD



(1) "E' una fotografia allarmante quella che l'Osservatorio sulla legalità della regione offre sul numero di beni confiscati alle mafie a Roma e nel Lazio. Numeri che, fino a qualche anno fa si potevano immaginare solo al sud. E invece siamo nel centro Italia, dove il fenomeno mafioso per troppo tempo è stato ignorato e sottovalutato".
(2) http://www.governo.it/sites/governoNEW.it/files/PianoAzioneBeniConfiscati_20160310.pdf
http://www.regione.lazio.it/binary/rl_main/tbl_documenti/OSL_RPT_Mafie_nel_Lazio_07_07_2016_.pdf
(3) http://www.openregio.it/statistiche/visualizza/procedure/
(4) http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2016/09/Riepilogo-per-regione.pdf
http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2016/09/Elenco-1991-2-novembre-2016.pdf

12 gennaio 2017

OSTIA, LE 'PAZZE' SPESE ELETTORALI DI ANDREA TASSONE NEL 2013

L'imbroglio delle spese elettorali di Andrea Tassone (PD, ex presidente del X Municipio, finito agli arresti per Mafia Capitale) è uno scandalo che coinvolge tutto il PD di Ostia, compreso il successivo commissario PD, Stefano Esposito..
La normativa in materia è complessa ma chiara ed indica tassativamente cosa si può fare e cosa non si può fare. La legge del 6 luglio 2012 n. 96, all’art. 11, comma 3, facendo riferimento alla legge 515/93 art. 12, specifica che “il periodo della campagna elettorale si intende compreso fra la data di convocazione dei Comizi elettorali e il giorno precedente lo svolgimento della votazione". Eppure a Tassone risultano essere pervenuti, tra gli altri, almeno 7.600 euro di contributi elettorali dopo le elezioni, addirittura dopo il turno di ballottaggio.
Le votazioni si sono tenute il 26-27 maggio del 2013 ed il successivo ballottaggio nei giorni 9-10 giugno. Dai documenti, risulta che Tassone ha ricevuto (dei 59.650 euro) 23 mila euro dopo il 27 maggio e altri 7.600 euro dopo il 10 giugno. Dunque Tassone ha fatto una campagna elettorale (6 aprile - 27 maggio) con appena 29.050 euro. Poi, p.es., il 7 giugno il Gruppo Parnasi si sveglia e paga a Tassone 20 mila euro, così come poi (con importi minori) faranno anche altri.
Le società del Gruppo Parnasi sono 4: Parsec I srl, FinParco srl, Samar e Parsec 6 srl. Ricordiamo che una società può erogare finanziamenti ad un candidato a condizione che:

a) assuma preventivamente la relativa delibera di erogazione del finanziamento da parte degli organi competenti della Società erogante;
b) il finanziamento sia iscritto in bilancio;
c) sia data comunicazione del finanziamento entro il termine di tre mesi dalla ricezione del contributo al Presidente della Camera dei Deputati, anche mediante raccomandata A/R qualora il finanziamento sia pari o ecceda l’importo di € 5.000,00 (come nel caso in questione).

Tutto regolare? Perché ben 4 versamenti da 4 società, tutte il 7 giugno, a ridosso del ballottaggio?
Ma ciò che crea più imbarazzo sono i 'nominativi' che hanno pagato dopo il 10 giugno 2013:

Europa Edilizia srl lunedì 10 giugno 2013 (2.500,00)
Circolo PD Acilia martedì 11 giugno 2013 (2.500,00)
Ciotoli Giuseppe mercoledì 19 giugno 2013 (2.000,00)
Droghei Giuliano giovedì 4 luglio 2013 (600,00)

Giuseppe Ciotoli è il proprietario del Bar Sisto in Piazza Anco Marzio, un punto di riferimento per Tassone (in quota ad Enrico Gasbarra, PD), almeno fino allo scontro sulla pedonalizzazione del lungomare. Giuliano Droghei è il padre di Emanuela Droghei, assessore alle Politiche Sociali sotto Tassone, moglie di Francesco D'Ausilio, capogruppo PD Capitolino rinviato anche lui a giudizio per Mafia Capitale. Da notare che Giuliano Droghei è stato anche mandatario per la campagna elettorale di D'Ausilio. Il Circolo PD di Acilia fa riferimento a Giuliano Droghei (PD) e ad Andrea Storri (PD), quest'ultimo Assessore al Bilancio sotto Tassone e in precedenza coordinatore del Comitato Elettorale per Tassone Presidente, nonchè rappresentante per la Lista Civica Marino presso il seggio centrale di via dell'Arcadia (pur essendo in quota al PD) assieme a Paolo Solvi (arrestato e condannato per Mafia Capitale). Insomma un bell'intreccio soprattutto se consideriamo che la società Europa Edilizia srl è la proprietaria dei casali di via Salorno (Infernetto) ristrutturati per diventare un Centro Socio Assistenziale per i malati di Alzheimer ma di fatto trasformatosi i un centro di accoglienza per gli immigrati minorenni, balzato alla cronaca anche per la passerella elettorale fatta da Cecilie Kyenge (PD) e voluta da Emanuela Droghei e Tassone stesso. Tra le altre cose, un'altra società finanziatrice di Tassone appartiene al costruttore Pulcini, quello delle Terrazze del Presidente sulla via di Acilia.

Due sono le figure essenziali di tutte le spese per la campagna elettorale di Tassone: Francesco Viglioglia e Andrea Storri. Il primo ha ricoperto il ruolo di mandatario per Tassone e quello di tesoriere del Comitato elettorale di Tassone ed è poi diventato segretario 'particolare' di Tassone (il direttore del Municipio X, Claudio Saccotelli, a cui si domandò  per iscritto a che titolo Viglioglia avesse un ufficio dentro il Municipio, rispose che era 'un amico' di Tassone e che capitava lì 'per caso'). Viglioglia, nel resoconto delle spese elettorali, non fa riferimento a un conto corrente intestato a Tassone ma a un conto corrente intestato al Comitato. Se già questa cosa è illegale (il conto corrente doveva essere nominativo ed intestato a Tassone e non render conto delle spese del Comitato come i caffè o la cancelleria utilizzata dai ragazzi volontari) risulta ancor più strano che tra le voci di spesa non compaiano i cosiddetti servizi, nello specifico i costi per l'affitto della sede del Comitato in piazza Tor San Michele 20, di proprietà di Dario e Danilo Lorenzetti, titolari della famosa agenzia funebre di Ostia.
Seguendo poi la cronologia degli eventi che hanno portato Tassone ad essere eletto presidente del Municipio X, emerge un'altra anomalia:

28-mar-13 Il PD del XIII Municipio sceglie Tassone per le primarie del centrosinistra per la presidenza del Municipio X
05-apr-13 Al Teatro Nino Manfredi di Ostia, Tassone presenta il proprio programma
06-apr-13 Tassone vince le primarie del centrosinistra per la presidenza del Municipio X
23-apr-13 Inaugurazione della sede del Comitato Elettorale per "Andrea Tassone Presidente"
26-apr-13 Cena di finanziamento presso il Porto di Ostia (Yachting Club)

Dove sono finiti i soldi della cena di finanziamento? (continua)

30 dicembre 2016

OSTIA, MAFIA: QUALE PROPOSTA DI PROROGA DEL COMMISSARIAMENTO?

Filippo Bubbico (PD), Alla sua dx, Andrea Tassone (PD).
Alla sua sx, Gianpiero Cioffredi (PD)
Certi stupidi neppure con tre ore di normalità riuscirebbero a capire quello che un bambino di tre anni riesce a capire da solo. Eppure l'imbroglio del commissariamento di Ostia per mafia è chiaro a tutti. Lo ha ripetuto più volte Matteo Orfini (presidente del PD), parlando di una vera opera di depistaggio necessaria dopo gli arresti (del PD) di Mafia Capitale: bisognava commissariare Ostia (mafia criminale) perchè non si commissariasse Roma (mafia capitale). Ricordiamo che l'unico processo dove è ancora in piedi l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso è proprio quella di Mafia Capitale, che ha visto gli arresti dell'ex-presidente del Municipio X, Andrea Tassone (PD).
Ora, in data 29 dicembre 2016, è stato emesso un raffazzonato comunicato stampa del Consiglio dei Ministri (cioè del 'nuovo' Governo Gentiloni, PD), con tanto di errore grammaticale (segno della frettolosità e grossolanità con cui è stato redatto): proroga del commissariamento per altri 6 mesi "del X Municipio (Ostia) di Roma Capitale, anch’esso risultato condizionate da iniziative criminali".
Ostia, che è rimasta silenziosa dal 27 agosto 2015, data in cui il Presidente della Repubblica (Sergio Mattarella, PD) ne firmò il decreto di commissariamento, assiste con divertimento a quest'altra buffonata targata PD che, in tutti i modi, da 3 anni a questa parte, cerca di impedire il normale confronto democratico del voto. Si vieta ai cittadini del Municipio X di votare per Ostia ma si 'consente' che votino per Roma: ma i voti non sono sempre delle stesse persone? Il problema (per il PD) è che ormai il PD è ben consapevole di essere diventato un comitato elettorale dei poteri forti (comprese le banche, alla faccia del comunismo!) e di non avere più credibilità, tanto da esercitare azioni di Governo a copertura del mancato esercizio degli strumenti democratici. La domanda: è davvero tutto normale in questa proroga dai toni picareschi?

LA PROROGA DEL COMMISSARIAMENTO
Nessuno lo fa, ma per capire di cosa stiamo parlando si dovrebbe leggere il comma 10 dell'art.143 del Testo Unico Enti Locali (D.lgs. n. 267/2000), Parte I, Titolo VI, Capo II (Controllo sugli organi): "L’eventuale provvedimento di proroga della durata dello scioglimento è adottato non oltre il cinquantesimo giorno antecedente alla data di scadenza della durata dello scioglimento stesso, osservando le procedure e le modalità stabilite nel comma 4".
Il decreto è del 27 agosto 2015 dunque il commissariamento sarebbe terminato (18 mesi) il 27 febbraio 2017. Dal 29 dicembre 2016 al 27 febbraio 2017 ci sono 60 giorni, ma per avere effetto, la proposta del Consiglio dei Ministri deve essere confermata da un nuovo decreto del Presidente della Repubblica entro l'8 gennaio 2017 (il 50° giorno). Non ci risulta che ancora ad oggi ci sia stata la firma del Presidente della Repubblica, tra gli atti non normativi, di questo atto deliberato dal Consiglio dei Ministri (almeno alla pubblicazione di questo articolo, questo il link  per gli aggiornamenti). Dunque, anche se lo sarà (come avevamo già previsto in tempi non sospetti), Ostia non è stata ancora commissariata per altri 6 mesi. Certo sarebbe un problema se l'attuale Prefetto della commissione straordinaria di Ostia, Domenico Vulpiani, accettasse la candidatura a sindaco del comune di Manciano (elezioni a maggio 2017) in quota PD. In tal caso il Presidente Mattarella dovrebbe fare un nuovo decreto nei tempi giusti.

LA CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MININISTRI
Il Consiglio dei Ministri è stato convocato giovedì 29 dicembre 2016 alle ore 9,30 a Palazzo Chigi. All'ordine del giorno, risultavano i seguenti argomenti:

  • Nomina dei Sottosegretari di Stato;
  • DECRETO-LEGGE: Proroga di termini previsti da disposizioni legislative;
  • DECRETO LEGISLATIVO: Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige ;
  • LEGGI REGIONALI

Dal comunicato stampa invece si legge che il 29 dicembre 2016 il Consiglio dei ministri si è riunito alle ore 9.42 a Palazzo Chigi ed è terminato alle ore 11.07. Appena 85 minuti, in cui però si è discusso, fuori 'sacco', molto di più di quanto previsto e cioè i seguenti argomenti:

  • NOMINA DEI SOTTOSEGRETARI DI STATO
  • PROROGA DI TERMINI (decreto 'Milleproproghe)
  • ULTERIORI INTERVENTI PER REGIONI COLPITE DA STATI D’EMERGENZA
  • ATTUAZIONE DELLO STATUTO DEL TRENTINO-ALTO ADIGE
  • SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI MARANO E PROROGA DELLA GESTIONE STRAORDINARIA DEL X MUNICIPIO DI ROMA CAPITALE
  • NOMINE (Commissario straordinario discariche abusive; Commissario straordinario del Governo per l’asse ferroviario Torino - Lione)
  • REFERENDUM ABROGATIVI SUL JOBS ACT
  • LEGGI REGIONALI E CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE

In particolare si legge, tra i tre sottosegretari dell'Interno, il nome di Filippo Bubbico (PD), Viceministro dell'Interno sotto il Ministro Angelino Alfano sia nel Governo Letta che nel Governo Renzi. Filippo Bubbico il 7 novembre 2013 partecipò ad Ostia, a sostegno dell'operato di Andrea Tassone (poi arrestato per Mafia Capitale), a un discutibile Consiglio del X Municipio il cui ordine del giorno verteva 'sul contrasto alla criminalità organizzata'. Sentire oggi le dichiarazioni rilasciate dai vari esponenti, fa venire la pelle d'oca.

IL CASO DI FILIPPO BUBBICO (PD)
Bubbico quel 7 novembre del 2013 non era da solo. A dare sostegno a Tassone c'erano infatti (tutti legati al PD) anche il sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia Giuseppe Berretta, il presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio Giampiero Cioffredi, l’assessore alle periferie e lavori pubblici di Roma Capitale Paolo Masini, la delegata alla sicurezza di Roma Capitale Rossella Matarazzo (oggi primo dirigente del Commissariato di Ostia), l’avvocato generale di Roma Capitale Rodolfo Murra e il capogruppo del PD dell’aula Giulio Cesare di Roma Capitale, Francesco D'Ausilio (di recente, rinviato a giudizio sempre per mafia Capitale). Bubbico tornerà ad Ostia il 30 marzo 2015 subito dopo le dimissioni di Tassone (18 marzo 2015) sostenendo ancora una volta l'operato del PD e rilasciando queste dichiarazioni: "A Ostia non serve l'esercito, ma buona politica, meno parole e più fatti, buona amministrazione e impegno dell'imprenditoria onesta e legale per sconfiggere la penetrazione criminale in un settore economico particolarmente appetibile". Peccato che sempre il 18 marzo 2015 il Procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, avesse già firmato gli arresti in carcere di Tassone, poi divenuti 'domiciliari' il 4 giugno 2015. Davvero Bubbico non sapeva nulla?
Strano, perchè il 27 agosto 2015, cioè 5 mesi dopo, Alfano (di cui Bubbico era sottosegretario) sottopose al Presidente Mattarella la relazione con la richiesta di commissariamento per Ostia, citando fatti e circostanze che coinvolgevano anche Tassone. Addirittura quei fatti erano narrati dal Prefetto di Roma, Franco Gabrielli (dal 29 aprile 2016, Capo della Polizia) all'interno della relazione al Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, "sull'esito delle verifiche disposte su Roma Capitale", datata 8 luglio 2015 (Prot. n. 3341/2015/SDS).
Filippo Bubbico e non il neo-ministro dell'Interno, Marco Minniti, è dunque il vero artefice della proposta di proroga. Del resto la notizia della proroga era già nota dal 5 dicembre 2016, sia al PD che al M5S, compresa Alleanza Nazionale. Infatti prima della seduta del Consiglio dei Ministri n.143, in cui l'ex-Presidente Matteo Renzi annunciò di voler comunicare le proprie dimissioni dopo il disastroso esito referendario, si parlò già della proroga di Ostia, tutti convenendone l'opportunità.

MAFIA O NON MAFIA?
Il problema vero è che dopo 16 mesi a Ostia non si è scoperto proprio un bel nulla. La magistratura giudicante ha snellito di parecchio i teoremi della magistratura inquirente e non sono emersi appalti, infiltrazioni, connivenze politiche nuove a quelle già dettagliate nelle indagini di 3 anni fa. Il PD è scappato da Ostia lasciando nei punti strategici alcune sue pedine a presidiare un territorio su cui ha molti interessi. Ora, in particolare, si aprirà la stagione balneare e si dovranno fare i nuovi bandi per l'assegnazione delle spiagge libere attrezzate, così come arriveranno a sentenza i primi processi tra cui quello di Mafia Capitale. Il commissariamento non ha scalfito la struttura amministrativa se non appesantendola di ulteriori controlli 'antimafia'. Ben vengano questi, anche con la proroga del commissariamento, perchè se c'è una cosa che fa gola alle mafie sono gli appalti pubblici e chi aveva le mani dentro gli appalti pubblici ad Ostia era proprio il PD. Insomma, vuoi vedere che Bubbico ha lanciato un boomerang? Noi cittadini aspettiamo con divertimento. A Carnevale ogni scherzo vale.

25 novembre 2016

IL FINTO GIORNALISMO DI FEDERICA ANGELI

Ora è chiaro: non si tratta solo di Repubblica ma è proprio iniziativa di questa finta giornalista e dei suoi 'amici' a partire da un indecente presidente della FNSI (Giulietti). Il Teatro Fara Nume non è mai andato a fuoco e i Carabinieri hanno già escluso piste suggestive come la 'mafia'. Dopo 2 giorni questa finta giornalista riesce ancora a dire bugie per sostenere i suoi interessi. Su Rai1. Disgustoso. Era presente anche Enzo Iacopino, presidente dell'ordine nazionale dei giornalisti.
Se volete sapere la verità e non bugie, a questo link troverete tutto, dal racconto del cronista de Il Messaggero cui la Rai ha scippato le immagini al racconto della titolare del locale incendiato.

 
Il finto giornalismo di federica angeli from Andrea Schiavone on Vimeo.

12 novembre 2016

RENZI HA TOLTO LA BANDIERA EUROPEA VIOLANDO LA COSTITUZIONE

Renzi parla di 'casta' mentre fa
affari (politici) con Verdini
Matteo Renzi, togliendo nel suo video la bandiera europea (1), non ha violato un semplice regolamento (come la stampa ha fatto notare) ma ha violato la Costituzione, come spiegheremo di seguito. Per questo motivo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, deve intervenire sul comportamento del Presidente del Consiglio dei Ministri, che, con tale atto, ha anche commesso il reato di abuso di ufficio (previsto dall'art.323 del Codice Penale). Infatti Renzi, salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, nelle vesti di Presidente del Consiglio e nel pieno svolgimento delle sue funzioni, ha violato la Legge 5 febbraio 1998, n. 22 "Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea" (2), che è attuazione dell'articolo 12 della Costituzione e ha intenzionalmente procurato a sé un ingiusto vantaggio patrimoniale arrecando a tutti i cittadini italiani un danno nei confronti dell'Europa.
Procediamo con ordine.

La suddetta Legge n. 22 del 1998 ha introdotto il concetto fondamentale che la bandiera europea deve accompagnare quella italiana in tutte le sedi istituzionali. Solo nel 2000 è stato regolamentato l’uso delle bandiere della Repubblica italiana e dell’Unione europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici (3). Insomma, le due bandiere, in attuazione dell'articolo 12 della Costituzione e in conseguenza dell'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, devono sempre essere esposte insieme: questo dice la Legge che espande appunto l'articolo 12 della Costituzione nella sua forma attuativa. Le bandiere non sono di Renzi perchè la Costituzione non è di Renzi e perchè la bandiera Italiana non è un arredo delle sale istituzionali (Renzi rischia anche per tale azione il reato di vilipendio alla bandiera). Neppure la bandiera europea è di Renzi finchè l'Italia rimane in Europa. In altre parole, l'art.87 della Costituzione (articolo che elenca i poteri del Presidente della Repubblica) impone a Mattarella di intervenire su Renzi, perchè (comma 1) Mattarella "rappresenta l'unità nazionale" e non deve proteggere le guasconate di Renzi. Pensate voi se un preside di una scuola togliesse la bandiera europea cosa accadrebbe!

Quindi mentre Renzi fa con i nostri soldi propaganda referendaria per il suo partito (il PD), mentre gioca il doppio ruolo di Primo Ministro e Segretario del PD, mentre parla di modificare la Costituzione violandone sottobanco l'attuazione dell'articolo 12, mentre Renzi fa tutto questo riesce anche ad arrecare offesa alla bandiera italiana trasformandola in una sorta di dubbio scenario 'patriottico' per le sue beghe personali contro l'Europa. Ben 6 bandiere italiane, non una, come previsto da regolamento. Renzi non è l'Italia, Renzi (dovrebbe) rappresentare l'Italia, quella del SI e quella del NO, quella che vota PD ma anche quella che non vota PD. E' tutta farina di Renzi questa enorme 'cazzata' della bandiera scomparsa, come la ha definita il suo compagno di partito, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e candidato alla segreteria nazionale del PD?
Secondo Rossi dietro la sparizione della bandiera europea e la moltiplicazione di quella italiana c'è lo zampino di Jim Messina, 47enne americano, che ha curato la campagna elettorale prima di Obama Barack e ora di Hillary Clinton. Di certo Jim Messina ha stretto un contratto con Renzi di ben 400mila euro per cercare di far vincere il SI al quesito referendario, soldi che saranno scuciti dai gruppi di Camera e Senato del PD (cosa che sta creando non pochi attriti interni).

Insomma, il referendum costituzionale è di tale importanza che Renzi non vuole badare ne a spese ne
Renzi fa anche lo 'spiritoso'
vuole evitare comportamenti scorretti. Renzi sta dimostrando che per i suoi interessi personali è capace di violare la Legge e la Costituzione, di dileggiare la bandiera italiana come carta da parati, utilizzata per la sua immagine. Renzi, prima del video, già si era presentato in più di una conferenza stampa facendo togliere la bandiera europea. Ora Mattarella non può dire di non sapere: che farà? Consentirà a chiunque di poter togliere la bandiera europea dalle sedi istituzionali elencate nella legge e nel regolamento sopra citati? Consentirà a chiunque di apparire (nelle sedi istituzionali) con scenari tricolori creati ad arte? Mattarella difenderà la Costituzione e l'Italia difendendone l'emblema più semplice e cioè la bandiera, o meglio, le bandiere, oppure resterà a guardare cosa fa il pupillo di Napolitano, suo predecessore? Per avere una risposta, invierò questo scritto alla Presidenza della Repubblica, così, per gioco, proprio come sta facendo Renzi con la Costituzione.


(1) 9 novembre 2016, durante l'ultimo "episodio" della fiction #matteorisponde (la sua propaganda in video pubblicata sui social network)
(2) Legge 5 febbraio 1998, n. 22, "Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea" (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 1998)
Art. 1.
1. La presente legge detta, in attuazione dell'articolo 12 della Costituzione e in conseguenza dell'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, disposizioni generali in materia di uso ed esposizione della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea, fatte salve le disposizioni particolari sull'uso delle bandiere militari.
(3) Decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2000, n. 121
Regolamento del governo sull’uso delle bandiere della Repubblica italiana e dell’Unione europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici (Pubblicato nella Gazz. Uff. 16 maggio 2000, n. 112)
Capo III - Esposizione delle bandiere all'interno degli uffici pubblici, artt. 6 e 7

8 novembre 2016

OSTIA, MAFIA: ESPOSITO (PD) RINVIATO A GIUDIZIO PER DIFFAMAZIONE. IL RETROSCENA.

Stefano Esposito, un politico piccolo piccolo
Aveva dato del mafioso al consigliere regionale Davide Barillari (M5S) provando a nascondersi dietro l'immunità parlamentare. Oggi, 8 novembre 2016, Stefano Esposito (senatore PD di Moncalieri, feudo piemontese della 'ndrangheta) è stato rinviato a giudizio e dovrà affrontare un regolare processo. Pronte altre denunce da chi è stato insultato da Esposito durante il suo breve e inutile mandato di Commissario del PD di Ostia. Infatti nel periodo che va dal 22 febbraio 2015 al 25 settembre 2016, Esposito ha dato del 'mafioso' a imprenditori, associazioni, cittadini, accusando addirittura in TV il vice prefetto di Ostia, Rosalba Scialla, rea di proteggere gli abusi a Ostia: "io trovo sconcertante che uno dei tre prefetti tenti di bloccare l'azione della polizia giudiziaria nella verifica degli abusi" (minuto 2:39). Insinuazioni, chiacchiere, rumore e inutile caciara, come polvere sul comodino, da parte di questo senatTore della Repubblica Italiana
Un linguacciuto e ciarliero personaggetto della politica, voluto da Renzi per "ridare orgoglio al PD di Ostia", spalleggiato da Federica Angeli. giornalista  di Repubblica (lo definisce il "mio eroe" ed insulta quotidianamente, anche lei, il M5S), di cui abbiamo parlato già in precedenti occasioni:
  • firme false raccolte per Alessandra Mussolini (link)
  • condannato due volte per diffamazione contro i No-TAV  (link 1) (link 2)
  • coinvolto nei fatti di 'ndrangheta accaduti a Moncalieri (link)
  • molto 'interessato alle concessioni delle spiagge di Ostia (link)
  • difensore del circolo PD di nuova Ostia che non ha mai pagato il canone al Comune di Roma (link)
e tanto altro ancora (ha bestemmiato pubblicamente in Aula Giulio Cesare, ha cantato per radio "Roma Merda", etc.).
Ora attendiamo con serenità il giudizio anche se riteniamo che sarà un po' difficile che Esposito riuscirà a provare in Tribunale che Barillari e il M5S sono collusi con la mafia anche perché dalle ultime sentenze ad Ostia la mafia non c'è, ma solo associazioni a delinquere di tipo criminale. Ritengo personalmente che il M5S debba costituirsi parte civile al processo e ristabilire una verità fino in fondo su Ostia ricordando, in questo difficile momento della vita politica del paese, cosa scrisse Renzi di Esposito: la "disponibilità di un 'duro' come il senatore Stefano Esposito ... è una opportunità di riscatto non solo per il Partito democratico, ma che il Partito democratico offre, a testa alta e a viso aperto, a tutta l'Italia".