23 agosto 2026

Droni a fibra ottica, la nuova eredità della guerra: milioni di chilometri di cavi da bonificare


Immuni ai jammer e capaci di operare per decine di chilometri, i droni FPV guidati attraverso fibra ottica stanno modificando profondamente il conflitto in Ucraina. Ma alla loro efficacia militare si accompagna un problema ambientale nuovo: ogni missione può lasciare sul terreno chilometri di sottilissimo cavo in vetro e materiale plastico. Una “ragnatela” destinata a sommarsi a mine, ordigni inesplosi e macerie, rendendo la futura bonifica del territorio ancora più complessa e costosa
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Il drone che non teme i jammer

Il principio dei droni FPV a fibra ottica è relativamente semplice. Il velivolo porta una bobina che si svolge mentre avanza. Video e comandi non viaggiano attraverso frequenze radio, ma lungo il filo.

Questo rende inefficaci molte delle tradizionali contromisure elettroniche: il jammer può disturbare un collegamento radio, ma non il segnale che corre fisicamente nella fibra.

Nel materiale raccolto sono riportate bobine che possono raggiungere decine di chilometri e, per alcuni sistemi sperimentali o militari, anche distanze nell'ordine dei 40-50 km. Il filo viene progressivamente depositato su terreno, alberi, strade ed edifici e, dopo la distruzione o l'abbandono del drone, rimane sul posto.

Ed è proprio questo il problema.

Una ragnatela artificiale sopra il campo di battaglia

Le zone di combattimento più intensamente interessate dai droni stanno accumulando una quantità crescente di fibra.

Il materiale allegato descrive campi e foreste attraversati da filamenti che restano impigliati nella vegetazione, nelle ruote e negli organi meccanici dei mezzi. Gli stessi cavi possono diventare un ostacolo per la futura attività agricola e per le operazioni di sminamento.

CEOBS, l'organizzazione specializzata nell'analisi delle conseguenze ambientali dei conflitti, conferma che l'impiego crescente di questi droni sta producendo una nuova forma di inquinamento plastico del campo di battaglia. I rischi indicati comprendono degrado in microplastiche, possibile presenza di sostanze persistenti nei rivestimenti, intrappolamento della fauna e interferenza con le operazioni di mine action. (Ceobs)

Non sappiamo ancora quanto dureranno effettivamente questi materiali nell'ambiente. Ma proprio questa incertezza dovrebbe indurre ad affrontare il problema prima che diventi ingestibile.

Il 30% dell'Ucraina: un dato corretto, ma storico

Uno dei numeri più impressionanti riguarda l'estensione del territorio ucraino interessato da mine e residuati bellici.

Il 30% del territorio nazionale, circa 174.000 km², è stato effettivamente indicato negli anni iniziali della guerra come superficie potenzialmente contaminata. UNDP precisa però che si trattava di una stima iniziale: grazie soprattutto alle indagini non tecniche, l'estensione è stata progressivamente ridotta. (UNDP)

Nel luglio 2026 il dato ufficiale è di circa 133.300 km², pari al 21,5% dell'Ucraina, che richiedono ancora indagini ed eventuale bonifica. Più di 40.000 km² sono già stati restituiti all'uso. (UNDP)

È importante chiarire un punto: questi 133.300 km² non sono tutti ricoperti di fibra ottica. Sono invece territori potenzialmente contaminati da mine e ordigni. La fibra si concentra soprattutto lungo le aree di combattimento nelle quali l'impiego dei droni FPV è più intenso.

Ed è proprio la sovrapposizione tra fibra e campi minati a rendere il fenomeno particolarmente problematico.

Quanta fibra è stata dispersa?

Qui non esiste ancora un censimento ufficiale.

Il materiale allegato parla genericamente di “milioni di chilometri” e descrive singole bobine lunghe fino a diverse decine di chilometri.

Possiamo però fare una stima di ordine di grandezza.

CEOBS riferiva già nel 2025 che l'Ucraina produceva circa 4 milioni di droni all'anno e che i modelli a fibra avrebbero potuto rappresentare nell'ordine del 10% della produzione. (Ceobs)

Se ipotizziamo, solo come esercizio di scenario:

  • 400.000 droni a fibra in un anno;

  • una lunghezza media effettivamente svolta di 10-15 km per missione;

si ottengono 4-6 milioni di chilometri di fibra in un solo anno sul lato ucraino.

Aggiungendo la produzione e l'impiego russo, non quantificabili con la stessa precisione, un ordine di grandezza complessivo di diversi milioni di chilometri all'anno appare quindi plausibile.

Una forchetta indicativa cumulativa di 10-20 milioni di chilometri di fibra dispersa dall'introduzione su larga scala di questi sistemi non appare irrealistica, ma deve essere presentata per quello che è: una stima, non un dato ufficiale.

Dieci milioni di chilometri equivalgono a circa 250 volte la circonferenza terrestre.

E in peso?

La fibra usata dai droni è estremamente sottile. Il materiale allegato parla di diametri dell'ordine di pochi decimi di millimetro più la guaina protettiva.

Assumendo prudenzialmente una massa media complessiva del cavo nell'ordine di 1 grammo per metro, avremmo:

10 milioni di km = circa 10.000 tonnellate

20 milioni di km = circa 20.000 tonnellate

Si tratta anche in questo caso di una stima di scenario: il peso varia molto con diametro, rivestimento e caratteristiche della bobina.

Ma rende immediatamente percepibile la scala del problema.

Il vero ostacolo: fibra più mine

La fibra non è semplicemente “spazzatura da raccogliere”.

Il materiale allegato evidenzia un rischio molto più serio: prima di rimuovere i fili occorre sapere cosa si trova sotto di essi. Tirare manualmente un cavo in un'area contaminata può interferire con mine, ordigni inesplosi o trappole.

Inoltre i filamenti possono avvolgersi attorno a cingoli, ruote, assi e macchinari utilizzati per il diserbo e lo sminamento, costringendo a modificare i mezzi con sistemi di taglio e protezione.

Per questo la bonifica dovrebbe avvenire almeno in quattro fasi:

mappatura della fibra, individuazione delle mine e degli ordigni, messa in sicurezza dell'area e solo successivamente raccolta e trattamento del materiale.

Quanto costerà la bonifica?

Per l'intera gestione degli ordigni esplosivi, il quadro economico è già enorme.

La quinta valutazione dei danni e delle necessità di ricostruzione dell'Ucraina, predisposta con Banca Mondiale, Governo ucraino, Commissione europea e Nazioni Unite, stima in 27,6 miliardi di dollari il fabbisogno per la gestione dei rischi esplosivi nel periodo 2026-2035. (World Bank)

Non significa naturalmente che 27,6 miliardi siano il costo della fibra: quella cifra riguarda principalmente mine, residuati esplosivi e attività di bonifica collegate.

Per la sola fibra non esiste ancora una valutazione internazionale ufficiale.

Possiamo però formulare uno scenario.

Se il materiale realmente da recuperare fosse nell'ordine di 10.000-20.000 tonnellate, e se il costo di raccolta, trasporto e trattamento variasse tra 2.000 e 5.000 euro per tonnellata, il trattamento industriale potrebbe collocarsi indicativamente fra:

20 milioni e 100 milioni di euro.

Ma è probabilmente la stima meno importante.

Il costo maggiore sarà infatti arrivare in sicurezza fino alla fibra, operando tra campi minati, boschi, macerie, edifici distrutti e territori ancora militarmente inaccessibili.

Quanto tempo servirà?

Anche qui occorre evitare numeri sensazionalistici.

Il PDF allegato riporta stime che arrivano perfino a centinaia di anni per una bonifica totale. Queste previsioni non possono tuttavia essere considerate un dato ufficiale ONU.

Il programma internazionale sta seguendo una logica diversa: non bonificare indiscriminatamente ogni centimetro quadrato, ma prima individuare le aree realmente contaminate, eliminando dal perimetro quelle che le indagini dimostrano essere sicure.

È proprio grazie a questa metodologia che l'area potenzialmente contaminata è già scesa da 174.000 a 133.300 km². (UNDP)

Non esiste quindi oggi una data credibile per dichiarare “completamente bonificata” l'Ucraina.

La bonifica durerà decenni, con priorità assegnata a città, infrastrutture, strade e soprattutto terreni agricoli.

I progetti ONU

Le Nazioni Unite sono già direttamente coinvolte attraverso UNDP e altri organismi.

Nel 2026 UNDP ha organizzato la UTTC Technology Week, dedicata proprio allo sviluppo di nuove tecnologie per lo sminamento umanitario. Tra le attività vi è anche l'utilizzo di droni per individuare mine e ordigni da distanza di sicurezza. (UNDP)

UNDP lavora inoltre con il Governo ucraino per coordinare la mine action, sviluppare capacità nazionali, mobilitare finanziamenti internazionali e restituire progressivamente i terreni contaminati alla popolazione. (UNDP)

È però necessario evitare un'affermazione presente nel materiale allegato: non ho trovato conferma ufficiale che l'ONU abbia già classificato la fibra dei droni come una specifica categoria di “residuo bellico esplosivo non convenzionale”.

Al momento il problema della fibra appare piuttosto come una nuova componente ambientale che si sovrappone alle operazioni di sminamento.

Le contromisure contro i droni

Poiché il collegamento non passa attraverso onde radio, il tradizionale jammer perde gran parte della sua efficacia.

Le contromisure diventano quindi essenzialmente fisiche:

reti sopra strade e postazioni, protezioni metalliche sui mezzi, intercettori, mimetizzazione, cortine fumogene e sistemi di rilevamento acustico.

Il materiale allegato cita anche fucili a pallettoni, reti anti-drone e droni intercettori.

È una regressione paradossale: contro un'arma tecnologicamente sofisticata si ritorna in parte a reti, barriere e protezioni meccaniche.

Una nuova categoria di inquinamento bellico

La guerra dei droni sta producendo qualcosa che non esisteva nei precedenti conflitti su questa scala.

Un drone può funzionare per venti minuti.

Il cavo che lascia dietro di sé può rimanere nell'ambiente per anni.

E quando milioni di missioni depositano milioni di chilometri di filo, ciò che era soltanto un componente tecnico diventa parte del territorio.

La questione non riguarda quindi soltanto quante mine resteranno sotto terra.

Riguarda anche quanti milioni di chilometri di “ragnatela di vetro” resteranno sopra di esse.

Se le stime di ordine di grandezza saranno confermate dalle future campagne di rilevamento, la bonifica postbellica dell'Ucraina dovrà affrontare contemporaneamente ordigni, macerie, contaminazione chimica e una nuova forma di rifiuto tecnologico diffuso.

Una conseguenza della guerra moderna destinata, ancora una volta, a durare molto più a lungo della guerra stessa.

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